Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
6 Gennaio 2025 - 05:00

DIARIO VISIVO (Make and remake)

 Print Mail
The blob 1958-1988
DIARIO VISIVO (Make and remake)

Cominciamo dall’inizio come si dovrebbe fare. E l’inizio di The blob il fluido mortale (1958) è quella divertentissima canzoncina surf scritta da un giovane Burt Bacharach che è diventata un classico dei motivetti di Halloween (It creeps, and leaps, and glides, and slides across the floor…). Questa dà il tono al film (vedremo come nel suo remake il soundrack iniziale è più cupo e “adulto”). Un film del “terrore” ma che è uno scherzone divertente da vedere in compagnia mangiando popcorn. Che è un po’ quello che fanno gli avventori del cinema quando l’informe cosa gelatinosa giunta dallo spazio comincia a fagocitare proiezionista e spettatori facendoli scappare urlando di terrore, una delle scene che hanno fatto diventare un piccolo film per teenager, un cult senza tempo. Rivisto oggi il divertimento si rinnova, tra l’altro girano versioni con i colori ancora molto belli, e Steve McQueen, al suo primo ruolo da protagonista, è veramente ottimo. Un meteorite che giunge sulla terra e rilascia una strana sostanza che ingloba la mano di un curioso vagabondo, comincia ad espandersi in una cittadina della Pennsylvania inglobando e, di conseguenza, uccidendo persone innocenti. Solo l’eroico Steve McQueen coadiuvato dalla ragazza (con cui sperava di far sesso ad inizio film…) Aneta Corsaut riusciranno a fermare la minaccia, dopo esser finalmente riusciti a far capire quanto questa fosse reale agli increduli poliziotti del paese e aver capito che l’unico modo di fermare il blob è il freddo. Ghiacciato e portato nell’Artico, nel finale, vi è Queen che ammonisce: “fintanto che l’Artico resterà freddo…”. Che tra i problemi climatici e il rischio della sparizione dei ghiacciai, tra le altre cose, non ci sia anche la possibilità del ritorno del blob a distruggere il mondo? (voto 6,5) Durante l’attacco del blob in un supermercato vediamo inquadrata una “piramide” di scatole di Ritz mentre la protagonista terrorizzate cade su una pila di scatole di caffè Luzianne, tutto qui il product placement.

Quello che sembra essere uno scherzo, ovvero la preoccupazione che il polo nord resti ghiacciato, e quindi i problemi di clima e i disastri dell’intervento umano, vengono presi sul serio da Chuck Russell e Frank Darabont nel remake del 1988, The blob il fluido che uccide. Infatti il meteorite che giunge dallo spazio qui diventa un esperimento su un virus voluto da scienziati americani senza scrupoli per creare un’arma batteriologica. Per fare questo hanno inviato il virus nello spazio dove questo si è moltiplicato per mille e tornato sulla terra si dimostra una sostanza viva e corrosiva. Ambientato in un ottobre caldissimo (ormai non ci sono più gli inverni di una volta  si dice, più o meno, nel film) è pellicola che deve molto alle opere di Carpenter e, pur mantenendo le scene cardine (il blob che assale il vagabondo, l’omicidio del dottore che lo deve curare, il blob che arretra nella cella frigorifera, l’assalto al cinema, dove invece di un vecchio film in bianco e nero si proietta Venerdì 13) amplia i suoi significati sociali e politici. Se il primo si limitava a mettere un contrasto generazionale all’acqua di rose tra giovani irrequieti e poliziotti e genitori ottusi, qui l’eroe addirittura è un reietto, un giovane uscito dal riformatorio e i cattivi sono gli scienziati insospettabili. Quello che invece era il corrispettivo dello Steve McQueen del primo film, ovvero un bravo giovane che è al primo appuntamento con una bella ragazza, viene qui a sorpresa subito inglobato e ucciso dal blob. Stessa fine faranno il poliziotto “buono” e una bella barista con cui stava iniziando una storia. Ovvero tre dei possibili protagonisti del film, sicuramente graditi dal pubblico, vengono spazzati via. Scelta coraggiosa e che vuol far dimenticare che stiamo guardando un filmetto solo per il divertimento. Leggendo le impressioni di tal Robert Freese su un vecchio numero di Scary Monsters che ricorda quando bambino guardò in tv il film del 1958 e nelle scene horror chiudeva gli occhi e un amico più grande gli raccontava che succedevano cose sanguinose e truculente (che nel film di Yearworth non erano così esplicite) e poi le ha ritrovate in effetti nel remake di Russell, potrebbe essere la genesi stessa dell’idea di Russell e Darabont quando hanno deciso di imbarcarsi nel remake. Ovvero adeguarlo ai tempi con scene di corpi corrosi, lacerati, inglobati in un orrorifico miscuglio di carne e gelatina (anticipando Society) ma riuscendoci solo parzialmente, infatti se alcuni effetti speciali sono ben riusciti, altri, siamo agli albori del digitale, risultano terribilmente cheap (sovraimpressioni decisamente mal riuscite che sembrano uscite da uno Z-movie tipo Attack of the giant Moussaka.) (voto 6+) Decisamente più abbondante il product placement in questo secondo film, da Reebok a Johnson e Johnson, una divertente gag prevede l’acquisto dei preservativi Trojan, la Coca Cola è presente in più scene, della madre del protagonista (ah non ho scritto che è Kevin Dillon…) si dice che ha come amante Johnny Walker e l’eroina del film gira con una vecchia Volkswagen.

Poche parole invece per il delirante (con nessuna connotazione positiva) seguito voluto da “JR” Larry Hangman, Beware! The blob (1972), unica sua regia cinematografica. Più che un seguito della pellicola del 1958 ne è una specie di remake voltato a commedia. Vi ritroviamo una coppia di fidanzati che non vengono creduti da nessuno, i poliziotti duri di comprendonio, gli amici giovani e stupidotti, la scena della sala cinematografica diventa una parallela scena all’interno di una sala bowling e la trappola finale in cui finiscono i due giovani con il proprietario del locale non è più una tavola calda ma una pista di pattinaggio. Per il resto il film è riempito di personaggi grotteschi e caricaturali che dovrebbero fare scenette comiche (a me non è partito neppure un sorriso…) e un sacco di omicidi del gelatinoso mostro (qui di un rosso molto chiaro), per lo più fatti di gelatina che riempie parte dello schermo e urla del morto per non dover fare troppi effetti speciali complicati. Insomma la versione B-movie di un B-movie! Uniche cose carine, l’inside joke dell’altrimenti insopportabile coppia in cui lui in televisione sta guardando il… Blob originario e la scena finale, quasi astratta con i protagonisti che camminano in mezzo alle dune ghiacciate che prima erano il Blob. (voto 5-) Da serie superiore invece è l’invadenza di product placement, birra Miller su tutto (decine di lattine bevute dalla seconda vittima, e altre decine schiacciate dalla Blazer-Chevrolet della protagonista), una busta Springfield, logo della Coca Cola ben visibile sul frigorifero che contribuirà all’annientamento del blob, grossa pub del tabacco Skoal e anche Sony e Mexicana fanno parte delle numerose brand bene in vista.

Stefano Barbacini

© www.dysnews.eu