Con La gaia scienza Godard si allontana completamente dal cinema commerciale, è proprio sua decisione manifesta abbandonare la forma film come è conosciuta fino ad allora; infatti in precedenza, e con lo zenith rappresentato da Weekend, il suo lavoro è stato quello di distruggere la narrazione facendo esplodere i limiti del film di genere ma restandone comunque ancorato in maniera cinefila.
Dopo Weekend, dopo le insurrezioni dei registi contro la rimozione di Langlois dalla Cinemateque, nel mentre gli studenti e gli operai entravano nel pieno del ’68 e mentre si dava il via alla contestazione e al blocco del Festival di Cannes, Godard decide che il cinema si deve fare politico, che nulla deve essere fatto per accontentare produttori o spettatori che preferiscono il cinema commerciale a quello d’arte.
Emblematica la storia di La gaia scienza, prima commissione televisiva del nostro andata a buon fine. JLG dovrebbe fare un film per la tv su Rousseau, ma da questo parte (un uomo e una donna si danno l’incarico di capire il mondo andando a guardare quello che succede per le strade e ad intervistare la gente) per poi annullare qualsiasi concessione ad una qualsiasi narrazione.
Godard gira semplicemente Jean-Pierre Leaud e Juliet Berto (che sostituisce la moglie Wiazemsky impegnata su un altro set) su un fondo completamente nero che dialogano di politica, sesso e rivoluzione. Per il resto sono interviste, materiale d’archivio, pannelli con scritte dello stesso Godard e spot pubblicitari rimontati in un montaggio che anticipa le opere in video a cui il regista si dedicherà trent’anni dopo. Dietro a tutto il solito commento esterno della voce di JLG.
Non si tratta però di lucida analisi del fenomeno sessantottino come fu invece la Cinese. Sono motti, prese di posizione, provocazioni che alla fine riascoltate oggi sentono il peso degli anni. L’ingenuità e la superficialità di quei tempi.
Alla fine il film fu rifiutato da tutti, televisione e sale cinematografiche, restando praticamente invisibile. Le poche proiezioni che si sono avute del film, dopo più di un anno dalla realizzazione, sono dovute sottostare ad una censura in cui le frasi più irriguardose e offensive (contro televisione, politici, capitalismo) sono state occultate da un bip che a volte è talmente prolungato da diventare quasi un graffio sperimentale sulla colonna sonora, se fosse voluto. La censura toglie così gran parte del potenziale eversivo dell’opera.
Resta invece una frase ai danni degli…spettatori italiani che, secondo Godard, andrebbero puniti per la loro consuetudine di guardare film solo doppiati (gli italiani non hanno mai sentito il sonoro reale del cinema).
Al solito sono molte le citazioni di giornali e riviste (FRANCE-DIMANCHE, MARIE-CLAIRE, HUMANITE' DIMANCHE, LE FIGARO) tra cui spicca l'omaggio ai CAHIERS DU CINEMA che in un racconto del protagonista diventano anche strumento di salvezza fermando una pallottola che poteva essere mortale.
Tra le brand "capitalistiche" e i canali televisivi oggetto delle accuse dell'arrabbiatissimo regista di questi tempi vi sono BBC, RAI, FIAT, MARTINI (appaiono in due flash d'archivio), AJAX (detersivo "prediletto" da JLG come abbiamo già visto in passato), AGFACOLOR e la sempre presente ESSO. Infine da citare che la protagonista femminile "era delegata del Terzo Mondo negli stabilimenti CITROEN". Tutti questi accanimenti citando e facendo apparire le marche non sono comunque meno utili alle aziende che si vedono utilizzate in un product placement gratuito (anche se nel caso de La gaia scienza senza molti spettatori a vederle)