ALPHAVILLE – Jean Luc Godard (1965)
Con Alphaville JLG torna a rimestare i generi non facendosi troppe fisime nel pescare tra gli eroi popolari. Alphaville è un film di fantascienza ma è anche una nuova avventura di Lemmy Caution, agente segreto nato dai libri di Peter Cheyney e portato a gloria sullo schermo da Pierre Chevalier e Bernard Borderie (quello della saga di Angelica) ma soprattutto dal suo interprete, il butterato Eddie Constantine, faccia hard boiled per eccellenza (già impiegato dal regista nell’episodio dei “Vizi capitali”).
La nuova avventura tutta farina del sacco godardiano si svolge su di un indefinito pianeta in cui si trova la città di Alphaville, in un futuro molto prossimo (tanto è vero che le riprese vengono effettuate nella Parigi di metà anni ’60 con solo giochi di luce a dare un che di “alieno” alle immagini) in una società dominata da un supercomputer, Alpha 60. In questa società (naturalmente il rischio prossimo della nostra secondo il pensiero di JLG) è proibito pronunciare la parola amore, agire in modo non logico, piangere… Insomma una società disumanizzata a favore delle macchine (e questo ben prima che il nostro sapesse dell’esistenza di globalizzazione, sms, tablet pc, facebook strumenti di comunicazione impersonale e controllo planetario…).
Contro questo stato delle cose si scatena Lemmy sotto le mentite spoglie di un giornalista del FIGARO-PAVDA che arriva in città a bordo di una FORD-GALASSIA per sconfiggere la dittatura…
Sulla sua strada incontra la figlia dello scienziato Nosferatu (utilizzo di nomi presi da film come, ad esempio, Dick Tracy e riferimenti a opere letterarie come, ad esempio, “La capitale de la douleur” di Paul Eluard al solito si sprecano durante lo scorrere della pellicola) interpretata da Anna Karina il cui caso di persona “rieducata” Lemmy si prende a cuore riuscendo nel finale sia a sconfiggere Alpha che a far pronunciare la frase “ti amo” all’attrice dalla bellezza finalmente compiuta (in un primissimo piano finale di cui si ha il sospetto che per Godard rappresenti il fine sotterraneo del film, infatti avendo appena divorziato dalla Karina, probabilmente il regista anelava registrare su pellicola ancora una volta il bel volto di Anna che dice ti amo allo spettatore/Jean Luc).
Il film ebbe grande successo di critica e pubblico, girato coerentemente con il modus operandi godardiano (molte cose già erano state proposte nell’episodio fantascientifico di RO.GO.PA.G. come ad esempio la scena molto “pop” delle giustiziere in bikini con coltello alla cintola) con i dialoghi sempre in bilico tra il letterario, il politico e il sentimentale (non manca naturalmente il duetto “in una stanza” tra i due amanti/non ancora amanti a disquisire di rapporti d’amore).
In verità a mio parere quest’opera acclamata (come per altro il capolavoro di Truffaut “Fahrenheit 451”, operazione speculare di fantascienza d’autore) non regge totalmente al passare del tempo presentando tratti di grossolanità ed ingenuità non presenti in altre opere meno conosciute (come ad esempio “Bande à part”) che mantengono tuttora la freschezza della libertà anarchica.
Innegabile comunque quanto Godard sia ormai autore capace di qualsiasi cosa…
Il film vuole essere in ultima analisi un’accusa alle grandi multinazionali come IBM e OLIVETTI di voler imporre il modo di vivere alle popolazioni e pertanto in questo caso la citazione di queste brand può difficilmente essere considerato product placement (anche se ad esempio Kubrick era stato meno diretto seppur altrettanto efficace in “2001 odissea nello spazio”) ma difficile non pensarlo per la presenza di altri prodotti come VAT69, KELLOGG’S SMACKS…
Divertente piazzamento dello ZIPPO contro cui si spara…