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CINEMA
5 Maggio 2021 - 20:38

DIARIO VISIVO (Jeff Lau)

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Operation pink squad II aka Thunder cops (Jeff Lau, HK, 1989)
DIARIO VISIVO (Jeff Lau)

Continuiamo a scorrere la filmografia di Jeff Lau ancora nella fase comedy-horror del suo primo periodo negli ultimi anni ’80. Dopo i praticamente inguardabili The haunted cop shop II e Operation pink squad, con la seconda parte di quest’ultimo, Operation pink squad II conosciuto anche come Thunder cops Lau ritorna ad una commedia più simile al suo esordio (The haunted cop shop) mischiando umorismo basico, riproposizione cinefila e demenzialità. Con in più un tocco di battute e scenette di carattere “sessuale”.

La squadra femminile della polizia di Hong Kong questa volta deve fingersi, con tutte le sue componenti, un gruppo di prostitute giapponesi per smascherare un malvivente. Questo è il pretesto per imbastire una commedia che guarda al cinema di fantasmi orientale (sia di Hong Kong che a quello Tailandese) in cui una porta che apre alla classica altra dimensione permette l’arrivo di uno spirito ectoplasmatico (ma poi neanche tanto...) di una bella e famelica ghost female. Verrà chiamato anche il solito monaco esorcista e il plot esploderà quando tutti si renderanno conto della presenza di questa e cominceranno a “combatterla”. Il clou si raggiunge quando alla bella demoniaca viene staccata la testa che diventa una Flying Head e verrà combattuta con... droni giocattolo telecomandati che lanciano razzi veri (che il cinema di Andy Sidaris sia preso di mira da Lau?). Tutta questa parte, la più divertente, si rifà alla slapstick comica del cinema muto e comunque americano di prima della seconda guerra mondiale, che ricordiamo era anche riferimento per il primo film della coppia Kar-wai/Lau. Ma non finisce qui perchè sconfitta la nostra un’orda di zombie-fantasma assalta i nostri e potrà essere sconfitta (ecco il lato demenziale) solo da un vergine o da un castrato... e dato che di vergini non ce ne sono qualcuno deve farsi evirare...

Dicevamo anche del lato pecoreccio, assieme ad allusioni e simulazioni di fellatio, gare di pisciata più lunga e altre amenità del tipo, vede il suo clou nella richiesta del tutto immotivata da parte della fantasma di farsi succhiare un piede nudo!

Rivedendo questi film e scorrendo nei miei archivi sono riuscito a recuperare un numero della “piccola” ma gustosa fanzine Asian Cult Cinema, purtroppo chiusa nel 2009. Nel numero 35 del 2002 vi è una citazione del film di cui stiamo parlando entusiastica (direi pure troppo...). Fa parte di un Dossier sul cinema di possessione di Hong Kong da parte di Graham R. Lewis (professore di inglese alla E. Illinois University e fan di cinema asiatico) che definisce Operation pink squad 2 come “il film più stravagante” di questo genere contenente scene “incredibilmente over-the-top per cui non si può fare a meno di amare questo film” e così descrive il delirante finale “La parte finale di questo film è decisamente un finale “vedere per credere”(...) viene evocata un’affascinante spadaccina che chiama a sè gli “Antichi Protettori” per aiutarla a combattere gli altri demoni/fantasmi. Gli “Antichi Protettori” sono, attenzione, una band di musicisti che ricacciano le creature del male all’inferno con i loro strumenti musicali! L’assoluta demenza di queste scene rende questo film irrinunciabile per tutti i fan del cinema di Hong Kong”.

In realtà buona parte della pellicola non è altrettanto divertente ma piena di un umorismo sciocco ai limiti dell’infantile, ma in effetti sia le capacità registiche di Lau che si intravvedono per come rielabora topoi di vari generi sia, appunto, il delirio di alcune scene lo rendono potabile.

Lato product placement va sicuramente citata la scena della lattina di Coca Cola che esplode in una grezza metafora di un orgasmo maschile, la maglietta Melton Club indossata da uno dei protagonisti dall’inizio alla fine del film e dei cosmetici Ponds.

Stefano barbacini

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