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CINEMA
5 Aprile 2026 - 22:26

DIARIO VISIVO (Recupero di film recenti)

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Hungry hearts; Leggere Lolita a Teheran; Saltburn
DIARIO VISIVO (Recupero di film recenti)

La capacità di Saverio Costanzo è quella di riuscire, con un’ottima padronanza del linguaggio cinematografico e intuizioni non ovvie, a trasformare il letterario in cinema, l’ordinario in articolato, il leggero in intenso. E’ successo con La solitudine dei numeri primi e così anche con Hungry hearts (2014) (e si replicherà anche con la serie televisiva L’amica geniale, per questo vedere la differenza dalle stagioni dirette da lui e le altre). Qui la storia di un rapporto sentimentale che nasce in toni di commedia tra il newyorchese Jude (Adam Driver) e l’italiana Mina (Alba Rohrwacher) si guasta quando nasce un figlio tra i due. Lei oltranzista salutista e vegana, nonché ossessionata dall’inquinamento esterno che a suo parere avvelena il piccolo, rifiuta dottori, medicine e cibi non naturali e si comporta in modo da mettere seriamente in pericolo la vita del bambino. Il padre preoccupato sia per la deriva psicologica della moglie, sia per la mancata crescita con rischio di malattie serie del bambino, decide di “rapire” il piccolo per portarlo a casa della madre scatenando un finale quasi horror. Quello che eleva dallo standard di una storia alla fine piuttosto lineare nell’esporre una problematica, è proprio la regia che riesce sempre a dare intensità con le inquadrature arrivando ad oltrepassare le buone regole della tecnica inquadrando la famiglia nella casa, nel momento del massimo smarrimento dei due giovani coniugi, con grandangoli deformanti. Insomma un regista che riesce a rendere cinematografico anche quello che rischia di essere televisivo e meramente narrativo. Plauso ad una Rohrwacher che non interpreta, è! (voto 6,5) Scarno il product placement per cui possiamo segnalare un pc Apple e i Raisin Bran della Kellogg’s.

Che un regista israeliano, Erin Riklis, giri un film atto di accusa contro la dittatura religiosa iraniana ai danni delle donne, può essere mal interpretato in questi giorni di tensione ed ora di guerra Usa-Israele contro l’Iran (anche se c’è molto più di un sospetto che questa non sia una guerra che guardi ai diritti delle donne ma a quelli di conquista territoriale e del petrolio). Ma non vi è certo speculazione da parte di un regista che ha ampiamente dimostrato di creare opere per la pace e per il diritto all’eguaglianza tra uomini e donne di tutte le etnie. Inoltre la comunione d’intenti con la scrittrice Azar Nafisi (il film è tratto dalla sua autobiografia) è totale tanto che entrambi hanno parlato contro questa guerra definendola una copertura per nascondere i problemi interni di entrambi i paesi, Israele e Iran (e aggiungiamo pure quelli americani…). Già autore di film poetici, delicati e potenti per quello che raccontavano (partendo da situazioni piccole per parlare di argomenti universali), ovvero le ingiustizie subite da gente comune per l’assurda incapacità di accettare chi appartiene a popolazioni differenti da parte della nostra società, come La sposa siriana e Il giardino di limoni, il nostro ritrova il suo tocco (dopo alcune parentesi meno riuscite in cui si è dato alla “spettacolarità”) proprio con questo Leggere Lolita a Teheran (2024,) assecondando il racconto della Nafisi che è sì diretto contro le assurdità del “nuovo” regime (lei era fuggita negli Stati Uniti per lasciare un paese sotto la dittatura dello Scià ed era tornata dopo la rivoluzione con prospettive ben diverse che non trovarsi in una teocrazia ancora più illiberale), ma intelligentemente lo filtra attraverso la letteratura come arma rivoluzionaria della cultura contro il dogma e l’ignoranza settaria. Il tutto perfezionato dalla solita, impeccabile prestazione interpretativa di Golshifteh Farahani, una delle attrici più efficaci del panorama mondiale. (voto 6/7) Nessun product placement a parte una Opel.

Prima di Cime tempestose, che ha dato fama in questi giorni alla regista Emerald Fennell, la nostra aveva incuriosito non poco con il suo Saltburn (2023) che si trova attualmente su Prime. Quando la rivolta sociale è un gioco costruito con un teorema (imprescindibile Pasolini…) costruito su bugie, attrazioni, giochi dialettici, sesso, diventa qualcosa di subdolo e violento perché va a lacerare le certezze e i veli di ipocrisia di una società costruita sul denaro e sul potere che questo dà. Oliver Quick (Barry Keoghan), giovanotto bisessuale, proveniente da una famiglia povera e disastrata, si infatua della bellezza sia esteriore che economica del compagno di studi Felix Catton (Jacob Elordi, poi bellone anche del film successivo) e riesce a farsi ben volere da lui fino ad essere ospitato nel castello di proprietà della famiglia Catton, Saltburn appunto. Qui comincia a tessere una trama di seduzione e sesso sui famigliari di Felix, prima soddisfa sessualmente la sorella (Alison Oliver in un’interpretazione da sottomessa poi esaltata nel film successivo), poi il cugino e comincia a diventare importante anche per la madre e il padre. Il giochino si rompe quando Felix scopre qualcosa di incoerente nel passato di Oliver. La situazione sembra sfuggire di mano a Oliver che vede il suo piano di elevazione sociale crollare, ma ha altre frecce nel suo arco, frecce di indifferenza e glacialità programmatica… Anche in Saltburn la regia della Fennell mantiene gli eccessi visivi che caratterizzeranno Cime tempestose e non va certo per il sottile nella rappresentazione della sessualità (un cunnilingus… vampiresco, un rapporto sessuale con… la terra che copre una bara), ribaltando il voyeurismo tipicamente maschile ed esaltando in contrasto il corpo maschile e il fascino dei due attori dai fisici notevoli. (voto 6/7) Poco product placement, solo Panasonic e Ray-ban in evidenza.

STEFANO BARBACINI

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