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CINEMA
5 Aprile 2017 - 22:52

DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

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Eldorado (Marcel L'Herbier, Fra, 1921)
DIARIO VISIVO (CINEMA FRANCESE ANNI VENTI)

“Che bel film è El Dorado! Questo archetipo del film impressionista francese d’avanguardia fa intervenire, oltre Eve Francis, Marcell Pradot e Jacques Guerin-Castelain (Jaque Catelain ndr). (…) Questo film, girato in Andalusia nello stile pittorico spagnolo, è la sua opera (di Marcel L’Herbier ndr) più completa (…) Un film pieno di ricerche: atmosfera e psicologia. E’ un’opera ricca di paesaggi denudati, di silhouettes progressivamente flou o deformate e di ombre cinesi (immagini di Georges Lucas), allo scopo di rendere gli stati d’animo e la febbrilità dei suoi personaggi (…)”

Queste considerazioni tratte da Louis Delluc 1890-1924 di Gilles Delluc (Edizioni Pilote 24) pubblicazione che, oltre ad essere una biografia del critico-regista, dà una panoramica esauriente del cinema nel periodo del muto, sottolineano quello che El Dorado in effetti è, cioè l’opera più completa e che meglio interpreta le teorie del cinema della prima avanguardia francese e del cosiddetto impressionismo cinematografico. Teorie sostenute proprio da Delluc che durante il film è presente sia perché amico di L’Herbier sia perché marito di Eve Francis e che dopo la sua uscita recensirà con parole entusiastiche su Paris-Midi: “Questo è cinema! Non penso ci possa essere elogio più puro da fare ad un regista francese. (…) El Dorado è cinema. E è cinema francese. Un bell’affresco. Un grande coro. E – un cuore.”

L’Herbier è per quest’opera circondato dagli stessi professionisti che parteciperanno a L’inhumaine (ma in questo secondo caso portando agli estremi le ricerche sperimentate in El Dorado con il risultato di esagerare) e che danno tutti il meglio di sé. Eve Francis non sarà mai così perfetta (splendida maschera da tragedia greca e affascinante danzatrice triste), Catelain non eccede nel mostrare la sua bellezza androgina, Philippe Heriat oltre ad interpretare un gitano violentatore si adopera per dipingere le pareti della casa del protagonista maschile anticipando il gusto dadaista, Cavalcanti si occupa di arredi e vestiti (in particolare di quelli bellissimi e perfettamente “fotogenici” per il bianco e nero di Eve), Georges Lucas fotografa Granada e l’Alhambra con partecipazione e innova tecnicamente creando sfuocamenti, decomposizioni e cornici all’immagine quasi dipingesse con la pellicola.

El Dorado è anche un film che prende le parti della donna e solo perché è un melodramma e quindi non un film di denuncia non è riconosciuto come film femminista (che la critica riconoscerà invece a La souriante Madame Beudet di Germaine Dulac). Le storie di due donne oppresse dallo stesso uomo si incrociano a Granada, all’ombra dell’Alhambra. Una è Sibilla, gitana sedotta e abbandonata dal ricco Estiria dodici anni prima, che l’ha lasciata in povertà con un figlio malato e bisognoso di cure. La donna cerca di guadagnarsi il denaro per il dottore ballando al locale El Dorado di cui è la star ma non basta ed è rigettata con disprezzo dall’uomo quando si umilia chiedendogli aiuto. L’altra è Iliana, figlia di Estiria promessa sposa ad un uomo che non ama e che cerca la fuga nelle braccia del bel Hedwick, uno svedese che vive sui monti della Sierra Nevada con la madre. I tre si ritroveranno per cercare di contrastare Estiria e Sibilla aiuterà i due giovani amanti nella fuga lasciando loro anche il figlioletto che a casa della madre di Hedwick potrà avere le cure che gli mancano. Rinuncerà così con dolore al figlio e dopo un’ultima “danza gitana sempre più triste come la sua anima” si suiciderà.

Tra le tante immagini di questo capolavoro resterà quella del bianco muro esterno dell’Alhambra con la tragica figura nera di Sibilla che vi cammina a fianco. Immagine simbolo dell’affanno delle donne schiacciate da poteri più grandi di loro.

Niente product placement in questo film solo alcune insegne (Cafè de Paris, Yoyeria Dalmas, Bazar de la campana) probabilmente riprese con casualità durante le ripresi della processione per le strade della città.

STEFANO BARBACINI

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