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CINEMA
5 Febbraio 2017 - 09:11

DIARIO VISIVO (Omaggio a Bernadette Lafont)

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Donne facili (Claude Chabrol, Fra, 1960)
DIARIO VISIVO (Omaggio a Bernadette Lafont)

Tutto è leggermente più grande del normale sul volto di Bernadette. La bocca, gli occhi, il il naso. Seppur non esagerati sono tutti pronunciati e messi in cornice da una capigliatura disordinata danno alla bellezza dell’attrice un che di selvaggio, di difficilmente contenibile.

Stiamo parlando di Bernadette Lafont, musa della nouvelle vague che ormai ci ha lasciato da quattro anni dopo una lunga carriera.

La sua particolare fisionomia non le permetteva forse (almeno da giovane) di essere credibile in qualsiasi ruolo (e forse per questo ha avuto meno successo di altre sue colleghe) ma per i registi intelligenti come Chabrol non era difficile capirne il potenziale e sfruttarlo.

La nostra in Donne Facili è la più scatenata delle quattro commesse del negozio di elettrodomestici Maison Belin (il cui proprietario è un anziano bavoso) che cercano di dare corpo ai loro sogni per fuggire dalla mediocre vita che conducono apparentemente senza sbocchi. Chiuso il negozio dalla implacabile cassiera (Ave Ninchi che tiene nella borsetta un fazzoletto imbibito di sangue…), le nostre cercano amore, sesso e divertimento frequentando la notte parigina che Chabrol riprende con evidente piacere, quella dei nightclub di Pigalle, dei varietà, delle insegne al neon, della musica jazz. E dei maschi predatori. Stephane Audran, conduce una vita “segreta” come cantante di jazz, Clotilde Joano insegue l’amore di un baffuto motociclista, Lucile Saint-Simon ha sempre al seguito un fidanzato piuttosto pedante e in quanto a Bernadette, perenne cicca in bocca e sfrontatezza, si concede a due sconosciuti (che poi torneranno a trovarla in una piscina pubblica dove creeranno il panico a causa di scherzi idioti).

Sembra di assistere alla versione aggiornata delle storie di ragazze degli anni ’50 di Zampa ed Emmer ma poi vi è la zampata chabroliana che fa calare sul film tutta la sua cupa visione pessimistica con una delle protagoniste che troverà il lupo cattivo nel bosco…

Opera che non ha la compiutezza di quelle più mature del regista ma che sicuramente non lascia indifferenti.

“Un film volutamente sgradevole che con taglio oggettivo e naturalisstico descrive quattro casi di alienazione femminile in una società irrimediabilmente volgare e violenta, nella quale ogni ideale è destinato a soccombere”(dal Mereghetti che gli dà due asterischi su cinque).

“La Jane di Donne facili fu il più bello dei quattro ruoli che Chabrol offrì a Bernadette Lafont all’inizio della sua carriera (…) In questa Francia grigiastra, dove la dominazione maschile cominciava ad essere scossa, Lafont fu una strega e una femmina-mostro ma soprattutto e di già una femmina libera” (Stephane du Mesnildot sullo speciale Bernadette Lafont, sous la protection du diabel, Cahiers du cinema septembre 2013).

Quando le ragazze si soffermano a guardare in una vetrina le cucine KREFFT capiamo perché: è, oltre al primo e uno dei più importanti product placement del film, una deformazione professionale dato che come detto lavorano presso la Maison Belin, rivendita di elettrodomestici tra cui spiccano le marche MOULINEX, NORGE, CADILLAC, FADEN. Ma non è tutto all’interno del negozio perché in giro per la Parigi illuminata spiccano altre marche come la pubblicità del ROLEX e vari location placement come il Restaurant du Roy Gourmet, la Sanitaire Beaumarché e altre.

Stefano Barbacini

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