La graziosa Mia Sara ha appena perso la madre ed ha intenzione di ritrovare il padre romeno mai conosciuto; per questo parte per Bucarest (anche se in realtà il film è girato a Budapest in Ungheria). Unica traccia per ritrovare il genitore sono alcuni sogni che la ossessionano e la portano a seguire una specie di monaco nero incappucciato in luoghi tetri e misteriosi. Giunta in loco farà conoscenza con quattro uomini, un taxista dal grosso naso, un musicista tombeur de femme, un giovane impiegato dell’ambasciata americana e… Anthony Perkins, che qui interpreta un vetraio con tanto di fucina e lui che contorniato dal fuoco soffia il vetro.
Tutti gli incontri non avvengono per caso, infatti si scoprirà ad esempio che il playboy rumeno abitualmente conquista giovani donne per poi succhiare loro il sangue, è infatti un vampiro ma non di quelli con i dentoni, ha invece la lingua che si apre in due e diventa in pratica una piccola bocca con dentini. Anthony Perkins invece si rivelerà essere proprio il padre dato morto in un incidente stradale e diventato il principe dei vampiri. In pratica abbiamo un covo di vampiri in cui l’autorità del principe Perkins perde potere quando gli altri succhiasangue scoprono l’esistenza della figlia di sangue misto, umano-vampiro, cosa ritenuta prima impossibile. Il sangue della giovane può avere grande importanza per la congrega che la fa prigioniera per usarla verso l’immortalità contro il volere del padre. Perkins non ci sta e la libera ma lei, invece di tornarsene in America, quando scopre che il padre subirà ritorsioni, si lascia traviare dall’amore filiale e riuscirà a sconfiggere i vampiri grazie all’aiuto del giovane dell’ambasciata e nonostante il doppio gioco del taxista.
Dopo il fallimento di Robojox, Gordon torna ai suoi amati racconti gotici e gira per la tv questa coproduzione magiaro-americana dando un minimo di originalità alle vicende delle sette di vampiri facendosi forte delle ambientazioni naturalmente dark dei sobborghi della ormai cadente Europa socialista.
Mia Sara ci conquista con il suo grazioso, leggero prognatismo mentre Perkins è al solito inquietante anche se in questo caso è un “cattivo buono”. Gli attori romeni sono in parte. L’unico a lasciare a desiderare è il belloccio del film, Jack Coleman qui ancora alle prime apparizioni prima di diventare un abitué delle serie televisive americane.
Praticamente nullo il product placement, riusciamo a scorgere solo la marca delle scarpe da ginnastica della protagonista, RYKA.