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CINEMA
4 Ottobre 2011 - 18:56

A DANGEROUS METHOD

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Cronenberg e la psicanalisi sadomaso
A DANGEROUS METHOD

A DANGEROUS METHOD – David Cronenberg (2011)

Prima o poi doveva accadere. Cronenberg realizza un film sui padri della psicoanalisi dopo una carriera in cui, con le sue opere, ha cercato di mostrarci i comportamenti estremi umani e i riflessi psicologici del subconscio.

L’indagine contrappone (partendo da un testo di John Kerr e da un lavoro teatrale di Christopher Hampton, sceneggiatore del film) il pensiero di Freud, tutto incentrato sulle pulsioni sessuali come risposta a qualsiasi problema psicologico, a quello del più giovane Jung impegnato a cercare di trovare altre vie tra cui un esplorazione del metafisico e del religioso (“dev’esserci per forza più di un cardine nell’universo…”).

Non abbiamo dubbi che il primo Cronenberg tutto carne, sesso e sangue fosse estremamente “freudiano” ma, probabilmente invecchiando, nelle sue opere è possibile si stia avvicinando ad un’esplorazione nel senso junghiano.

Uno Jung continuamente “distratto” da sollecitazioni carnali come il Fassbender del film attratto inesorabilmente dalla bellezza della perversione e della dominazione rappresentata dal personaggio di una Keira Kneightley che non si risparmia nel rappresentare Sabina Spielrein, psicologa ebra russa con più problemi dei suoi pazienti, e le sue pulsioni masochiste concedendosi (anzi, supplicando) al supplizio/piacere di Jung.

Così il nuovo Cronenberg, decisamente più mainstream di quello che fino ad una decina di anni fa ci ha deliziato con deviazioni e deliri, non riesce ad essere mai troppo standardizzato ed anche in un racconto come questo, a forte rischio di un manierismo spocchioso, non lesina di sporcarsi con deviazioni sessuali, fango (ad esempio la scena della Keira che esce dall’acqua sporca ed invasata quasi provenisse da un horror demonico), sangue virginale, cibo spiaccicato, follia…

E’ chiaro che il dibattito interessa il regista così come la dicotomia amore/famiglia/morale vs. sesso/piacere/immoralità.

Seguire le orme della ricca, piacevole ai limiti della perfezione, moglie Emma (Sarah Gadon) esemplare portatrice di sicurezza coniugale o le indicazioni libertarie e portate all’eccesso dell’irrefrenabile e pericoloso Otto Gross (Vincent Cassel) sostenitore di una vivifica poligamia (“non passare mai davanti all’oasi senza fermarsi a bere”)?

Il lasciarsi andare al volere degli istinti naturali, portati all’eccessivo e al godimento (“perché tanti sforzi per reprimere gli istinti naturali?”), può essere la soluzione per evitare le nevrosi, le depressioni ma fino a quanto si possono superare i limiti?

In Cronenberg da sempre il dilemma è analizzato raggiungendo la summa teorica rappresentata dalle lamiere e dalla carnalità del capolavoro (non da tutti apprezzato come meritava) ‘Crash’.

In ultima analisi il Cronenberg degli ultimi film pare più “normalizzato” ma nonostante ciò le sue sono sempre opere che evitano la banalità e soprattutto sono sempre di interesse superiore alla media. Pertanto accontentiamoci.

Nonostante lo spazio ci fosse (pensate alle medicine) è questo un film storico e senza product placement.

Stefano Barbacini

A Dangerous Method

Regia: David Cronemberg
Data di uscita: 01/11/2011

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