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CINEMA
4 Marzo 2021 - 21:49

DIARIO VISIVO (Judd Apatow)

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ANCHORMAN (Adam McKay, USA, 2004)
DIARIO VISIVO (Judd Apatow)

Produzione di Judd Apatow. I ragazzi terribili del frat pack sotto la sorveglianza vigilata di Apatow si scatenano e danno vita ad un rinnovamento (o almeno al tentativo di…) del cinema demenziale nel decennio 2000-2010, genere che era rimasto fermo ai fratelli Farrelly (naturalmente intendiamo commedia demenziale di qualità). A prendere coraggio e la patata bollente in mano ci pensa il comico Adam McKay nato al Saturday Night Show come gli amici del gruppo ed ora votato alla regia (che poi diventerà più sofisticata e politica nei suoi film recenti e seri La grande scommessa e Vice) per convogliare nel progetto il talento comico di Will Ferrell, Paul Rudd e Steve Carell.

Il progetto è Anchorman di cui star indiscussa è Ron Burgundy (Ferrell), popolare conduttore di News che negli anni ’70 a San Diego spopola ed è in testa a tutti i sondaggi. Con lui lavorano i collaboratori amici Brian Fantana (Rudd) donnaiolo e vacuo, Brick Tamland (Carell) stralunato personaggio surreale sempre fuori dalla realtà e Champ Kind (David Koechner) razzista, maschilista, volgare e inconsciamente omosessuale.

Quando in mezzo a questa truppa di incompetenti, ignoranti e grezzi personaggi di successo viene lanciata, seguendo le indicazioni dei tempi che cambiano, al loro fianco una donna Veronica Corningstone (Christina Applegate) colta, competente, arrivista e con il più bel culo del circondario il fatto scatena il panico fra i ragazzacci mal cresciuti. Prima la lotta per imporre la mascolinità con i rozzi tentativi di conquistarla (ci riuscirà Ron dopo varie figuracce e non si sa quanto la cosa non fosse premeditata dalla donna a beneficio della sua carriera…), poi la lotta senza esclusione di colpi bassi che porterà al licenziamento di Ron sconfitto e alla gloria Veronica vincitrice. Fino al finale conciliante in cui i due troveranno la quadra sia professionale che sentimentale.

Nonostante il successo clamoroso del film e l’oggetto di culto che è diventato in America, è in verità opera riuscita solo a metà. Lo stile preferito di McKay è chiaramente lo slapstick surreale alla Fratelli Marx ma spesso è trattenuto e scivola in infantilismi piuttosto ridicoli più che divertenti (mai come in Fratellastri a 40 anni  comunque, film decisamente malriuscito) e in deviazioni che vorrebbero essere spiazzanti ma risultano solo insensate (come il ricorrere al cartone animato o al musical improvvisato). Il film è sicuramente divertente nelle battute e nelle scene più riuscite che non sono poche ma non si riesce a non pensare come ad un’occasione persa. Ad esempio anche la parte concettuale (è evidente che il film mira a bacchettare la nuova televisione-spettacolo che soppianta l’informazione seria da una parte e il maschilismo del mondo dello spettacolo dall’altra) risulta annacquata nella sua costruzione e nel finale da commedia sentimentale.

Da ricordare lo spettacolo dato da Ferrell all’interno di un cabaret esibendosi con il suo clarinetto-jazz in una sfrenata parodia distruttiva con cui conquista (incomprensibilmente…) Veronica e l’incontro tra gang, in verità crew di giornalisti televisivi di canali rivali che scimmiotta film come The Warriors o The Wanderers, interpretati con cameo di comici del frat pack e amici hollywoodiani (Jack Black, Luke Wilson, Ben Stiller, Vince Vaughn).

Stranamente parco il product placement dove troviamo il fake Channel 4 della KVMN in cui lavorano Ron e Veronica a San Diego (in internet si vendono gadget e adesivi del falso network), la citazione del Glenlivet e soprattutto Budweiser con le sue insegne luminose e ben visibili all’interno di alcuni locali.

 

Stefano barbacini

Anchorman: The Legend of Ron Burgundy

Regia: Adam McKay
Data di uscita: 01/01/2004
Cast:
Will Ferrer
Brand:
Bud

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