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CINEMA
3 Agosto 2011 - 01:56

ENTER THE VOID

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"Melodramma psichedelico"
ENTER THE VOID

ENTER THE VOID – Gaspar Noé (2009) Nonostante il clamore di Irreversible (probabilmente arrivato in Italia solo grazie allo “scandalo” della sodomia di Monica Bellucci) il nuovo film di Gaspar Noé non è ancora edito in Italia. Non val la pena di ricordare quanto sia difficile nel nostro paese ottenere distribuzione per film fuori formato (dura 2 ore e 35’) e fuori standard hollywoodiano. Invece consiglio a chiunque ami il cinema non omologato di procurarsi questa opera come sempre estrema, sperimentale, sadica, esagerata e egotistica in perfetto stile Noé. L’eccesso di visionarietà e la ridondanza narrativa la rendono opera anche difficile da fruire per uno spettatore normale ma gli stessi difetti li si possono tranquillamente riscontrare nell’oscar “Tree of life” a cui non è stata impedita distribuzione e incassi. Anzi, lo stile dell’ultimo film di Malick è decisamente avvicinabile a quello del regista francese di nascita argentina. Movimenti di macchina continui e fluttuanti, immagini oblique e aeree, svolazzanti. Inoltre Noé anticipa gli inserti “scientifico-visionari” dell’ultimo film del regista americano. La storia, di importanza decisamente secondaria rispetto all’esercizio di stile e alla sperimentazione, narra di un giovane “addicted” americano, Oscar, trasferitosi a Tokyo con la sorella dopo la morte dei genitori in un incidente automobilistico. Il loro rapporto puzza d’incesto e le loro vite sono sregolate. Lui è un pusher drogato, lei una spogliarellista dai costumi assai facili. La storia ha subito un drammatico epilogo con la morte del giovane ucciso in una retata della polizia giapponese. A questo punto la narrazione alterna passato e presente (anche se non gioca sul tempo nei modi estremi di Irreversible) seguendo la soggettiva del protagonista che, nonostante il trapasso, continua a vegliare sulla sorella sottoforma di spirito. Il film è girato come se fosse un unico piano sequenza (anche se naturalmente è ben lungi da essere veramente così, anzi è pieno di inserti digitali, modellini, movimenti di gru, ma gli stacchi sono camuffati da spostamenti attraverso muri o spazi neri) in soggettiva del protagonista che si vede, fin tanto che è in vita, solo perché riflesso dallo specchio come ne “La donna del lago”. Non ha niente a che spartire, però, con la moda odierna del POV dato che qui il protagonista non ha alcuna macchina da presa in mano, ma è quella del regista che si pone come sostituzione del suo sguardo. Addirittura quando la soggettiva resta quella di Oscar ma sotto forma di spirito, quindi diventa a tutti gli effetti quella del regista, il giochino non ha più un gran senso teorico. Siamo più dalle parti di un ammodernamento degli esperimenti hitchcockiani di “Nodo alla gola”. Musica ossessiva e continui movimenti di macchina, anche azzardati, creano un senso quasi di malessere nello spettatore assieme a un’esaltazione dei sensi che trova il suo apice nelle sequenze in cui vengono mostrati inserti psichedelici atti a mostrare gli effetti della droga su Oscar. Noé spazza via la concorrenza dei precedenti tentativi degli ormai mitici “Chappaqua” di Conrad Rooks e “Il serpente di fuoco” di Roger Corman grazie ad un utilizzo avanzato del digitale per cercare di renderci partecipi delle reali visioni da lui avute con l’utilizzo di droga. Stavolta il regista limita la violenza lasciando che il suo bisogno di mostrare l’estremo si sfoghi nel girare una assai realistica scena di aborto (a cui bisogna dire Paz de la Huerta si presta senza alcun imbarazzo accettando l’ennesima parte in cui il suo corpo è messo a nudo senza pudore), in alcune scene di sesso hardcore e in un ultima, eccessiva ed azzardata, ai limiti del kitsch, sequenza in cui abbiamo una soggettiva dall’interno della vagina di una penetrazione con il conseguente “viaggio” spermatozoico attraverso l’utero. Critichiamo pure gli eccessi dei Malick, dei Von Trier, dei Noé, dei Dumont, dei Miike, dei Sono (per fortuna ce n’è più di uno in giro di sperimentatori dell’eccesso…) però riconosciamo anche che senza di loro non usciremmo più dal piattume generale del cinema odierno. Non vi è product placement esibito nel film, è però vero che quando si gira per le strade di una metropoli, in questo caso Tokyo, è praticamente impossibile non imbattersi in una pubblicità COCA-COLA o in un’insegna MC DONALD’S e quindi non sapremmo dire se di vero piazzamento o di caso si tratti.

Stefano Barbacini

Enter the void

Regia: Gaspar Noe
Produzione: Wild Bunch
Data di uscita: 01/01/2011

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