L’INFERNO DI PIGALLE – Leo Joannon (1959)
Film visionato per integrare l’omaggio a Annie Girardot che affrontiamo speranzosi di trovarci davanti ad un buon noir.
Gli elementi ci sono tutti, c’è Pigalle in quegli anni ancora centro della malavita e non quartiere ad uso di turisti in cerca di brividi sessuali, c’è la Girardot, puttana per scelta, ghiotta di lumache all’aglio e prezzemolo (‘col fiato che ho dopo averle mangiate mi sono resa conto che dovevo scegliere nella mia vita, o un uomo fisso o le lumache…’) e dal cuore buono, c’è Lèo Joannon (in vesti di attore) boss marpione ma cattivissimo ormai sulla via della decadenza fisica e di credibilità, ci sono profittatori, ricattatori, picchiatori.
Una donna muore per i pestaggio ordinati da Maurice/Joannon con l’accusa di aver parlato ai danni del proprio uomo. Da qui prende il via una rivolta da parte del prete di Pigalle che lotta contro i metodi di Maurice e cerca di convertire le prostitute del quartiere a cambiare vita, difendendole e nascondendole.
Purtroppo Pierre Trabaud non riesce mai ad assurgersi a eroe del bene nei panni del prete ma, con l’aiuto di Joannon (come regista si candida ad essere uno dei più bigotti che mai la Francia abbia avuto, vedere anche “Lo spretato” e tutti i melensi film seguenti), resta un personaggio unidimensionale e il film da noir crepuscolare si trasforma in un moralistico spot di come la chiesa e i suoi coraggiosi rappresentanti possano essere capaci solo con la fede e il coraggio a cambiare il cattivo animo umano. Con un finale insopportabile in cui una processione di biancovestiti credenti invade la “ripulita” Pigalle.
Quello che a noi più interessa è che questo “L’inferno di Pigalle” sia da considerarsi soprattutto un film CINZANO. Infatti la maggior parte dell’azione si svolge all’interno del bar-ristorante “CHEZ MINOUCHE” dove ha base la banda di Maurice e nell’HOTEL OASIS a fianco. Bene, il locale è costruito come un vero e proprio product placement per la brand italiana, infatti troviamo CINZANO sulle due porte, CINZANO sui muri, CINZANO sui posacenere. Ovunque si giri la macchina da presa non può che incontrare la scritta. Un minimo spazio in realtà è lasciato anche per la PERRIER e per una birra non famosa come le precedenti bevande.
Stefano Barbacini