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CINEMA
3 Aprile 2017 - 21:02

DIARIO VISIVO (Stuart Gordon)

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Stuck (Stuart Gordon, USA, 2007)
DIARIO VISIVO (Stuart Gordon)

Con Stuck si conclude una specie di triologia iniziata da Gordon con King of the ants e proseguita con Edmond. La trilogia ha come comune denominatore la discesa all’inferno della violenza e dell’orrore da parte di tranquilli lavoratori, uomini e donne comuni.

Dopo l’imbianchino Sean di Chris McKenna che diventa un assassino a pagamento, dopo Edmond di William H.Macy che abbandona il suo lavoro impiegatizio per cambiare vita e in un crescendo di follia diventa assassino di una prostituta, ecco la versione femminile in Stuck, Mena Suvari è l’infermiera Brandi, ottima lavoratrice in procinto di far carriera che dopo una notte di alcol e droga investe Stephen Rea che finisce incastrato nel parabrezza della sua auto e viene rinchiuso, ancora in bilico tra cofano e interno auto, in garage. Infatti la bella Brandi prende tempo, indecisa se chiamare soccorsi e rischiare la sua posizione sociale in via di miglioramento o sbarazzarsi dell’uomo ferito ma che non ha nessuna intenzione di morire autonomamente…

La situazione (presentata come realmente accaduta) diventa un susseguirsi di avvenimenti rocamboleschi con il personaggio di Rea che tenta di liberarsi, Brandi che chiama in aiuto il fidanzato spacciatore per incaricarlo dell’omicidio dell’uomo, una famiglia di immigrati che si avvede della situazione ma ha troppa paura di essere cacciata dalla nazione per chiamare la polizia, un cane che rosicchia l’osso della gamba rotta della potenziale vittima, un’amica infermiera troppo chiacchierona, un’amante del fidanzato cacciata nuda nel corridoio di casa… e, naturalmente, un finale horror con una matita che finisce dolorosamente infilzato a forza in un occhio e un fuoco purificatore finale.

Gordon con la consueta perizia analizza l’ipocrisia, la disperazione e l’aridità umana della classe operaia americana per cui ciò che conta è solamente sopravvivere e ottenere il possibile per elevarsi, a discapito degli altri. Brandi non è “naturalmente” cattiva ma lo diventa quando vede il rischio di perdere tutte le sue sicurezze sociali e cerca di giustificare i suoi atti continuando a ripetere a se stessa che la colpa di tutto non è sua ma dell’uomo investito (anche lui tra l’altro un disperato che ha perso casa e lavoro e si stava trasformando in uno dei tanti barboni non assistiti dall’inefficiente welfare statunitense).

Gordon quando ha abbandonato il fantastico per contaminare il genere con critiche sociali e indagini pessimistiche dell’animo umano ha dimostrato di essere un autore più interessante di un normale intrattenitore. In questo suo ultimo film (dopo questo come regista solo un episodio di una serie televisiva) il regista è aiutato da due splendide interpretazioni della Suvari e di Rea che si confermano professionisti adatti a qualsiasi ruolo.

Come al solito nei film di Gordon il product placement è tutt’altro che abbondante e si tratta più che altro di location placement. Vediamo alcuni locali canadesi (dove è girato il film) come Elixir Hotel, 88 German, Silver Cedars (complesso abitativo che non saprei dire se reale o fittizio), il negozio The Highow e l’emittente radio WJFS.

STEFANO BARBACINI

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