Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
3 Gennaio 2024 - 11:35

MUNGIU IN TRANSILVANIA TRA GLI ORSI

 Print Mail
Animali selvatici (Cristian Mungiu, Romania, 2022)
MUNGIU IN TRANSILVANIA TRA GLI ORSI

I registi del giovane cinema romeno ci hanno abituati a film minimalisti che partono da un evento apparentemente di secondaria importanza per poi arrivare a parlare dei problemi sociali con riflessi sull'individuo. Il più importante tra loro, Cristian Mungiu, con il suo bellissimo R.M.N. o Animali selvatici fa il contrario, mette assieme le problematiche della società attuale europea (in particolare le fa esplodere durante un lungo piano sequenza di 17 minuti in un'assemblea di paese), ovvero intolleranza (l'arrivo di lavoratori cingalesi in un villaggio di confine crea malumore e razzismo da parte degli abitanti), emigrazione e immigrazione (romeni che cercano lavoro in Germania vengono discriminati ma allo stesso tempo in Romania si discriminano zingari e stranieri del terzo mondo), difficoltà di convivenza nello stesso territorio di due nazionalità diverse (il fuoco è acceso sotto la cenere tra ungheresi e romeni che condividono lo stesso territorio), ecologia e lavoro (gli occidentali hanno cacciato gli orsi dai loro territori per costruire autostrade e ora vengono a preservare i nostri che ci causano problemi per coltivare e allevare), influenza dell'occidente (rappresentata da un francese "tollerante" ma supponente e professorino), sottomissione storica (siamo stati per centinaia di anni ai confini di vari imperi e poi alla fine ci hanno venduto ai russi), sfruttamento operaio (la padrona del panificio che assume e difende i lavoratori cingalesi li mantiene però sottopagati e a precedenti lavoratori non ha pagato gli straordinari) per poi arrivare al ritratto di un uomo con le sue piccolezze, le difficoltà del vivere, dell'amare, del guardare dentro se stessio.

Questo uomo è Matthias, un emigrato che è dovuto tornare al proprio paese dopo aver dato una testata ad un capetto che lo ha apostrofato come sporco zingaro. Qui cerca di riprendere in mano la propria vita, di ritrovare un qualche tipo di rapporto con la moglie e i suoceri, di riuscire a essere presente per educare il figlio (in modo decisamente goffo tra maschilismo e violenza trattenuta), di avere un po' d'amore dall'amante (in questo senso è paradigmatica la scena di lui che, mentre all'assemblea tutti tentano di decidere sul futuro della comunità prendendo decisioni anche censurabili, cerca, indifferente, l'affetto della donna chiedendole di tenergli la mano in maniera patetica ma rappresentativa della fragilità umana). La figura di Matthias è quella dell'uomo in generale, quello appparentemente forte all'esterno ma sempre pronto a rompersi internamente che qui è triplicato nelle sue tre fasi infanzia, maturità e vecchiaia, con la figura del figlio terrorizzato dal futuro, dalla crescita e dalla morte e con quella del padre anziano che alla morte invece va incontro perchè il suo essere uomo non è più possibile. 

Animali selvatici come quegli orsi che nel finale irrompono a minacciare gli uomini, quegli animali terribilmente dannosi e pericolosi quanto deboli presi nella loro intimità. (Voto 7,5)

Qualche Mac presente nel film dove non si trova altro product placement. Facebook citato come propagatore d'odio.

STEFANO BARBACINI

© www.dysnews.eu