CINEMA
2 Luglio 2011 - 18:56
BARBA E DINTORNI
Bunuel e la pubblicità (5)
UNA DONNA SENZA AMORE – Luis Bunuel (1952)
Una mujer sin amor è film “gemello” del precedente, La figlia dell’inganno. Anche qui una donna ha un rapporto extraconiugale da cui nasce un figlio e deve subire le conseguenze di una società bigotta e maschilista.
L’inizio è emblematico. Il burbero Don Carlos Montero (Julio Villareal, anch’egli spagnolo emigrato in Messico dove ha interpretato un centinaio di film e già visto in Gran Casino) ha una disputa con il piccolo figlio Carlito e lo rimprovera per un furto che non ha commesso rifilandogli un ceffone più per averlo contraddetto che non per il furto in sé (“Devi imparare a comportarti come un figlio mio!”). Uomo d’altri tempi, mica i permissivi genitori d’oggi…
Il personaggio del padre anziano e burbero di vecchio stampo è praticamente sempre presente nei film girati da Bunuel fino ad ora, e troverà il suo completamento in “El”.
Il rimprovero al figlio diventa subito però un accusa alla moglie ed è questo ciò che interessa Bunuel. Infatti la protagonista del film è lei, Rosario (Rosario Granados, già interprete di El gran calavera, era una delle regine del melodramma nel periodo d’oro del cinema messicano) ben più giovane del marito costretta probabilmente al matrimonio per motivi economici.
A seguito della fuga, conseguente alla sfuriata del padre, di Carlito avverrà l’incontro della “donna senza amore” con il baldanzoso Julio (interpretato dal “macho” Tito Junco, amatore degli schermi ai cui piedi caddero divine messicane come Maria Felix e Dolore Del Rio) che riporta il piccolo fuggitivo alla casa natìa.
E qui Don Carlos si dimostra non solo ottuso col figlio ma è talmente pieno di sé che spinge a sua insaputa Julio nelle braccia della moglie. Infatti è proprio lui a convincere l’intruso a restare a cena per ringraziarlo. Giochi di sguardi e incontri nella penombra fanno scoppiare l’amore.
Poi Don Carlos fa l’unica cosa giusta da questo inizio film, cade immobile a letto a seguito di un infarto, e sempre inconsapevolmente salva il proprio matrimonio perché Rosario, a causa di ciò, non se la sente di seguire in Brasile l’amato.
Passano vent’anni e ritroviamo la famiglia formata dai due genitori ormai entrambi anziani e i figli giovani uomini speranzosi di successo. Come i figli? E quel secondo figlio da dove arriva? Lo si capisce nel momento in cui giungono notizie dal Brasile di un’eredità lasciata dal defunto Julio al più giovane dei due figli che neppure aveva conosciuto in vita. Tutti si fanno domande tranne Don Carlos che morirà presto senza rendersi conto di quel che succede attorno a lui, cecità di un uomo troppo sicuro di se stesso e delle proprie convinzioni di casta ma anche cecità di una società, quella borghese.
Iniziano qui le invidie e i contrasti tra i due fratelli che sono il fulcro del racconto di Guy de Maupassant da cui è tratto il film (remake di una precedente pellicola di Cayatte del 1943 tratta dallo stesso testo, Pierre et Jeanne) ma ancora una volta ciò che interessa Bunuel è il trattamento di cui è vittima Rosario da parte di Carlos, il figlio maggiore, adeguatosi oramai alla morale comune insegnatagli dal padre.
Finale sbrigativo in un volemose bene tutt’altro che bunueliano.
Film “tirato via”, girato in una ventina di giorni con pochi soldi in cui il regista mette poco di suo.
Alcuni piani lunghi e alcune sequenze quasi sperimentali (passaggio veloce da un personaggio all’altro da una parte all’altra della stanza) sono dovuti più alla necessità (non venivano girate le scene “di sicurezza” che servivano a tamponare buchi di montaggio e quindi Bunuel girava lunghe sequenze per non rischiare difetti di logica narrativa) che non alla volontà di sperimentare.
Il regista definirà questo il suo peggior film.
Product placement: c’è? Mah! Don Carlos è grande appassionato e conoscitore di vini e ne mostra parecchi, difficile dire se gli spettatori dell’epoca erano in grado di riconoscerne le etichette che nel dvd a mia disposizione non si riescono a leggere. Probabile che in Messico e su grande schermo ciò fosse possibile.
E quell’agenzia di viaggi VIAJES RAMIREZ in cui Juan compre i biglietti per il Brasile per la fuga, poi saltata, con Rosario sarà esistita veramente?
Stefano Barbacini
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