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CINEMA
2 Giugno 2026 - 12:37

DIARIO VISIVO (Film recenti recuperati dal web)

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Sentimental value; La derniere vie de Simon; The innocents; Vergine giurata
DIARIO VISIVO (Film recenti recuperati dal web)

Anni dopo le riflessioni bergmaniane, dal Nordeuropa arriva un’opera che, come piaceva al maestro soprattutto nelle ultime opere, tratta dell’inestricabile groviglio tra teatro, cinema e vita per un regista cinematografico e per la figlia attrice. Sentimental value (2025) dell’ormai affermato regista norvegese Joachim Trier ci descrive gli avvenimenti di una famiglia che vive in una villa in stile norvegese ad Oslo; con flashback e salti temporali ci racconta della nonna torturata dai nazisti e poi suicida, del figlio Gustav Borg (Stellan Skarsgard) diventato famoso regista e padre di due figlie lasciate sole da ragazzine con la madre emigrando, lui, in Svezia, delle nipoti Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) e Nora (Renate Reinsve), quest’ultima nevrotica attrice di teatro con tendenze suicide. Nora non ha mai perdonato il padre per averla lasciata e quando questo torna in Norvegia per il funerale della ex-moglie cerca di evitarlo. Gustav però vorrebbe un riavvicinamento magari attraverso l’arte, linguaggio che entrambi conoscono, e propone alla figlia il ruolo di protagonista nel suo nuovo film. Lei rifiuta dicendo che non sarà mai possibile lavorare assieme. Allora il regista affida il ruolo ad un’attrice hollywoodiana di fama, Rachel Kemp (Elle Fanning), sua ammiratrice. Quando però Agnes legge il copione rifiutato da Nora, capisce che lì dentro c’è tutto l’amore del padre per le figlie e una capacità di comprensione che la sua lontananza e apparente indifferenza per loro non faceva presumere… Film che utilizzando lo strumento metateatrale e metacinematografico (spesso le scene di film e teatro si sovrappongono alla vita vera), raggiunge livelli notevoli nella raffigurazione di personaggi (persone?) autodistruttivi e segnati dal passato con un’eleganza formale e un’intensità che solo il cinema, quello fatto bene, riesce a raggiungere. (voto 7+) Toyota e Ikea citate, Netflix imperversante nel product placement del film.

C’è una voglia di fantastico tra i giovani autori francese che spesso è frustrata dalle montagne di euro che ci vorrebbero per realizzare le loro idee. Allora alcuni di essi partono da protagonisti con “superpoteri” per poi inserirli in trame esistenziali o d’amore, senza battaglie per salvare il mondo o cattivi da combattere (come ad esempio Vincent n’a pas d’ecailles di Thomas Salvador o Vincent deve morire di Stephan Castang). Un po’ come ha fatto Salvatores, in Italia, con il suo Il ragazzo invisibile. Nel 2019 esce un piccolo film per “grandi e piccini”, un po’ Tim Burton, un po’ Spielberg ma molto intimo che si intitola La derniere vie de Simon (2019) in cui il protagonista, Simon, è un bambino mutaforma che può diventare chiunque abbia toccato. Simon è un orfano e viene preso in simpatia da due amichetti fratello e sorella, Thomas e Madeleine, quest’ultima una ragazzina malata di cuore che difficilmente potrà vivere oltre l’adolescenza. I genitori dei ragazzini prendono Simon in casa loro per un periodo di vacanza. Succede che Thomas, durante un’escursione nel bosco, finisca in una fenditura del terreno e muoia. Allora Simon si ripresenta a casa ma… trasformato in Thomas. Anni dopo ritroviamo Simon/Thomas e Madeleine adolescenti e tra loro inizia una strana storia d’amore… non racconto altro ma il film è abbastanza intrigante e non delude chi si aspetta di aprire i fazzoletti. Pone anche temi interessanti come il bisogno di un affetto genitoriale che manca, il falso a fin di bene e lo svelamento della verità come problema che rischia di far danni, l’amore che non guarda all’aspetto esteriore, il dolore dei genitori di fronte alla morte e alla malattia. (voto 6) Product placement per Vespa e Volkswagen.

Sulla scia di questi ecco anche il film The innocents (2021) del norvegese Eskil Vogt, favola nera in cui ad avere poteri soprannaturali è un bambino, Ben, che ha il potere di telecinesi ma anche quello di far fare ciò che vuole alle altre persone. Il film si svolge nei palazzoni di un quartiere in un sobborgo multirazziale di Oslo durante la stagione estiva, mentre la maggior parte della gente è in vacanza. Ben assieme a Ida, bionda e paffutella coetanea, giocano lasciati liberi dai genitori. Mentre Ben, stimolato dalla curiosa ed annoiata Ida, acquisisce consapevolezza dei suoi poteri, il gioco comincia a prendergli la mano fino a diventare una crudele sfida contro altre due bambine con problemi, Aisha che ha una malattia della pelle, e Ann, la sorella di Ida, autistica all’ultimo stadio. La forza mentale di Aisha e Ann cerca di contrastare quella di Ben che si fa sempre più cattivo fino all’omicidio. Questa “battaglia” si svolge inconsapevolmente dagli adulti che nel frattempo hanno i loro bei guai da affrontare quali solitudine, abbandono, povertà… Un film a tratti decisamente inquietante che entra nella psiche “innocente” dei bambini che può diventare dramma e violenza se non ben instradata da genitori consapevoli. Eskil Vogt, cosceneggiatore storico dei film di Joachim Trier, acuisce l’inquietudine che aleggia tra i bambini, tra paure e azioni senza controllo e consapevolezza, con inquadrature algide, glaciali fino ad oscurare la luce del sole in incubi ad occhi aperti. Non crea personaggi evidentemente “diabolici” come ad esempio quelli del classico Il villaggio dei dannati, ma scava dietro alla normalità dell’infanzia per trasformarla in terrore: “Volevo che lo spettatore s’identificasse e che creasse legami con questi bambini, anche con i più pericolosi. Non bisognava che fossero dei mostri o dei piccoli adulti, ma degli esseri umani, con la loro propria logica, che scoprono il mondo a loro modo” dichiara il regista a François Cau in un’intervista poi pubblicata su MadMovies. (voto 6/7) Adidas e banane Dole il product placement rilevato.

Lassù, tra i monti dell’Albania, ancora in tempi moderni resiste il codice consuetudinario del Kanun che per i rapporti uomo-donna recita: “per la donna non è bene bere prima che l’uomo beva; non è bene fumare; non è bene toccare un fucile; non è bene parlare prima che un uomo parli; né andare sola nei boschi senza un uomo; non è bene scegliere il marito; non è bene svolgere i lavori degli uomini; non è bene guardare un uomo pensando che non abbia ragione; non è bene scegliere prima che un uomo scelga”, e quando una donna si sposa il proprio stesso padre dona una pallottola al marito imposto perché se la figlia non si comporta da brava moglie potrà usarla per colpirla. Dentro a queste coordinate patriarcali che al giorno d’oggi, per fortuna, resistono in zone limitatissime, crea il suo interessante esordio registico Laura Bisturi, trasponendo sullo schermo un romanzo della scrittrice italo-albanese Elvira Dones. In Vergine giurata (2015) due cugine, praticamente sorelle, in qualche modo si ribellano alle leggi ataviche con due decisioni diverse ma ugualmente d’opposizione. La prima al momento in cui il padre la vuole maritare ad un uomo che non ama, decide di scappare in Italia con il suo amante; la seconda invece sfrutta un’altra tradizione peculiare: decide di diventare una vergine giurata. In pratica, viene permesso a donne che vogliono evitare di venir “maritate” e che vogliono lavorare come gli uomini e andare a caccia usando il fucile di dichiararsi uomo e di fare voto di castità per sempre. Così Hana diventa Mark e il padre mantiene l’onore acquisendo anche un figlio “maschio” che non aveva. Hana è Alba Rohrwacher e la sua interpretazione di donna-uomo, che parla per altro in albanese, è decisamente impegnativa e solo la sua grande capacità attoriale la fa uscire vincente. Hana/Mark alla morte del padre se ne va in Italia e raggiunge la cugina/sorella che ha, con l’amante ora diventato marito, una figlia adolescente (l’unica che nel film parla italiano). Qui comincerà a riscoprire la sua natura di donna e a scoprire la sessualità. Andando alla piscina, dove la nipote acquisita fa nuoto artistico, vede materialmente attorno a sé la “liberazione del corpo” che la bisturi restituisce con dettagli di corpi giovani e meno giovani, grassi, magri, di adolescenti e di bambini, tatuati e mostrati in costumi da bagno ridotti. Tutto ciò che in Albania veniva castrato alla visione, ciò che lì era cupo e scuro qui è solare e libero. (voto 6+)

STEFANO BARBACINI

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