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CINEMA
2 Giugno 2024 - 00:35

DIARIO VISIVO

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Carogne si nasce; Una notte per 5 rapine; Cin cin... cianuro. Tre film di genere dagli anni sessanta.
DIARIO VISIVO

 “Dinamitarda, carogna, spia… amore”, così viene definita la protagonista assoluta del film Cin cin… cianuro (1968), un film sceneggiato e, stavolta, anche diretto da Ernesto Gastaldi in cui il nostro inventa un personaggio calibrato sulla verve e sull’ostentata femminilità della moglie Mara Marilli in arte Mara Maryl. L’attrice è spumeggiante e spudorata il giusto (ricorda la briosità impudica di Michele Mercier) nel ruolo di collaboratrice della polizia (lei stessa si definisce “bounty killer”, disposta a tutto per catturare ladri per poi riscuoterne la “taglia”) e poi di ingegnosa ladra (sarà lei ad organizzare un complicato colpo alla Intercontinental Bank), che deve vedersela con due ex-gladiatori americani, Gordon Mitchell e Brad Harris, qui disposti a calarsi nei panni di due ladri in modo umoristico e autoironico, e un commissario di polizia piuttosto facile da ingannare. Il film è un heist movie con l’andamento sbarazzino tipico degli spionistici italiani. Quindi doppi giochi, passaggio della refurtiva di mano in mano, personaggi che scompaiono e riappaiono. Il tutto abbastanza divertente se non fosse che Gastaldi esagera nell’umorismo abbassando il livello ad esempio con la presenza di poliziotti caricaturali che sembrano più appartenere ad un film di Buttiglione che non ad uno 007 italiano. (voto 5,5) TWA e Mochi craft nel poco product placement del film.

Recupero, stimolato da un articolo apparso sui Cahiers du Cinema, dicembre 2013, di Philippe Roger, uno dei primi film di Alain Cavalier, il raro Una notte per 5 rapine (Mise à sac, 1967). Bisogna dimenticarsi per un attimo il Cavalier che conosciamo nel suo periodo “maturo”, un Cavalier ultraindipendente, contrario ai grandi capitali, poetico e quasi ascetico (quello degli anni ’80) se non addirittura quello documentaristico-sperimentale degli ultimi anni. I suoi primi film degli anni Sessanta del Novecento erano film di genere come questo che è il racconto di un hold-up su grande scala girato come un noir tra Melville e Bresson. Tutto parte da Edgar (Daniel Ivernel), un misterioso personaggio che raduna alcuni noti personaggi della mala (l’inizio è prettamente Melvilliano) proponendo loro una rapina che coinvolga tutte le attività di un intero paese disperso tra i monti. Nel paese vi sono due banche, un supermercato e altre attività da rapinare durante la notte. Una banda di 12 personaggi tra cui Michel Constantin (attore presente anche ne Il buco di Becker, altro riferimento del nostro) e Franco Interlenghi (nel ruolo di un “romantico” non molto furbo…), si occupa chi di immobilizzare i pochi poliziotti del paese, chi di isolare il centralino telefonico (appunto Interlenghi che si invaghisce di una telefonista interpretata dalla moglie di Cavalier, Irene Tunc), chi di effettuare le rapine. Tutto rischia di andare a monte quando si scopre che Edgar non era tanto interessato al denaro quanto di vendicarsi di un ricco del paese che ha a che fare con il suo passato. Philippe Roger nell’articolo citato cerca in tutti i modi di vedere nel film l’autore “rivoluzionario” e poetico che sarà scrivendo: “Lo shock estetico è grande, in un’opera maggiore che mancava alla storia del cinema. Schock poetico: Cavalier è un cineasta essenziale perché è un poeta, ovvero uno spirito libero dal tono singolare, che inventa il suo linguaggio a partire dalla lingua più bella” e “con Week-end che gli è strettamente contemporaneo (un mese separa le uscite dei due film), Mise à sac è l’altro grande film politico del 1967: è attraversato da un forte sentimento di rivolta, contro un padronato schiavista (il paese si chiama Servage), e il breve saccheggio del supermercato è esemplare”. In effetti un giudizio morale viene dato dal regista nel finale quando permette di salvarsi solo a coloro che non si interessano ai soldi ma alla libertà, per il resto (tra l’altro senza tener conto che dietro vi è anche un testo, il romanzo The score di Donald E. Westlake/Richard Stark) mi sembra che le considerazioni siano un po’ forzate, anche se in effetti quella di Roger è un’interpretazione legittima; io penso che il film in definitiva sia un buon noir figlio del suo tempo (voto 7). La telefonista quando Interlenghi le chiede da bere gli dà una Coca Cola, possibile e unico product placement del film.

Carogne si nasce (1968) è uno spaghetti western con una trama “classica” e mette in scena la lotta tra allevatori e contadini, con il solito cattivo locale che vuole dettar legge con mezzi leciti ed illeciti e due eroi al costo di uno, Glenn Saxon (interpreta un vice-procuratore distrettuale che arriva al paese per riportare la legge ma sembra invece appoggiare i cattivi perché dietro di lui potrebbe esserci un ricco demiurgo che agisce nell’ombra) e Gordon Mitchell (un pistolero tutto vestito di nero come la morte che arriva con fama di ammazzatutti e viene assoldato a suon di denaro dai cattivi). Entrambi non sono quello che sembrano essere, il primo è un giusto che si è fatto passare per un altro e il secondo uno sceriffo federale sotto mentite spoglie. Alla fine castigheranno gli allevatori e i loro soprusi contro i poveri contadini vessati. Questa è una delle tipiche trame ad esempio di alcuni dei tanti film di Tim Holt e infatti il film di Alfonso Brescia rincorre quel tipo di cinema, western veloce con sparatorie, giustizia che trionfa e una bella ragazza a rischio che verrà impalmata dall’eroe (interpretata dalla poco conosciuta Mavì). Il difetto del film è che la regia di Brescia è molto piatta e non fa certo buon servizio al genere. (voto 5)

STEFANO BARBACINI

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