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CINEMA
2 Giugno 2012 - 18:11

COSMOPOLIS

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Aranciata San Pellegrino in Limousine
COSMOPOLIS

COSMOPOLIS – David Cronenberg (2012)

La fine ingloriosa della New Economy sfociata nell’attuale crisi mondiale a causa di una finanza criminale che ha giocato sporco in Borsa. Ha giocato con le vite di tutti noi.

Cronenberg con l’aiuto della prosa particolare del grande De Lillo sposta in un futuro (poco) prossimo il suo sguardo su un protagonista di questo default monetario, quando ormai tutto è andato in malora.

Giovane, bello, ricco, insensibile. Cronenberg affida la parte del miliardario Erik Packer al pallido, vampirico Robert Pattison di Twilight-iana gloria. Simbolo di una generazione di succhia-denari arraffatori di capitali senza produrre nulla. Ma anche allegoria della Hollywood dei grandi incassi con film vuoti e iperpubblicizzati fagocitatori dei pochi spazi e dei pochi denari concessi ad un cinema diverso, di rottura. Politico, perché no. (Cosmopolis è prodotto dal meritorio Paulo Branco, alfiere del cinema d'essai).

 La prima parte del film ci inquadra perfettamente la fredda, calcolatrice e isolata vita del nostro.

Packer vive tutta la giornata segregato all’interno dell’abitacolo della sua lussuosa Limousine. Qui cerca ancora di dare un senso alla sua esistenza. Controlla l’andamento dello Yuan, cerca senza particolare interesse di guadagnare ancora e ancora, ma ormai il successo e il potere non gli danno più emozioni. Segue distaccato le lezioni di retorica di Samantha Morton, si lascia penetrare dalle dita del suo dottore personale nel check-up quotidiano (ed apprende con curiosità di avere la prostata asimmetrica), fa sesso senza particolare coinvolgimento con Juliette Binoche, rimbrotta un proprio collaboratore. Ha contatti con l’esterno solo attraverso il video, e anche quando esce, sempre guardato a vista dalla guardia del corpo che è protettore e carceriere, per cercare contatti umani con la moglie (sposata solo come contratto finanziario), la bellissima ed irraggiungibile, anche per lui, Sarah Gadon, o per contatti sessuali con un’altra delle sue bodyguard, la selvaggia Patricia McKenzie, si trasferisce sempre in luoghi chiusi, puliti, asettici, siano questi stanze d’albergo, ristoranti di lusso o bar trendy.

E’ totalmente impermeabile all’esterno, non entra mai in contatto con la vera vita, con le rivolte, la disperazione, i cortei di protesta che sventolano enormi ratti e colpiscono violentemente la bianca Limo. Percepisce vagamente ciò che capita, anestetizzato al casino mondiale che ha contribuito a causare. Questa assurda mancata interconnessione tra “dentro” e “fuori” è meravigliosamente rappresentata dal lussuoso interno dell’auto e, in contrasto, dall’ammaccamento totale della carrozzeria esterna.

A lui, Packer/Pattinson, l'unica cosa che interessa, che gli darebbe piacere, è potersi recare a Hell’s Kitchen a farsi aggiustare il taglio di capelli. L’uomo che può comprare tutto, che può avere tutto solo chiedendolo, non può recarsi per motivi di sicurezza dal proprio barbiere…

Cronenberg ha chiuso probabilmente il suo discorso volto alla ricerca sia visiva che psicologica dei misteri della carne, della violenza, della follia, con l’incontro tra Freud e Jung, ed è arrivato ormai all’apice della sua visionarietà e dell’espressione della violenza che ci ha portato alle ultime opere, sottotono dal punto di vista sperimentale al di là della loro qualità sempre altissima, e sembra che ora voglia rimettersi in gioco, tornare all’algida cerebralità dei suoi primi film (Stereo, Crimes of the future). In Cosmopolis si parla continuamente, fiumi di discorsi anche noiosi, pure nella seconda parte, quando Packer, liberatosi della proprio ombra, del proprio guardaspalle, decide di mischiarsi alla gente, di uscire dal proprio guscio per darsi in pasto al proprio aguzzino.

L’incontro, lungo, estenuante, pieno anche questo di parole, con la sua lurida nemesi, incarnata da Paul Giamatti, non cambia di molto la fredda, glaciale, implacabile narrazione se non esteticamente. Cronenberg non lascia mai spazio ad una parte ludica, shockante, di piacere underground come in quasi tutti i suoi film, almeno fino a 'eXistenz', ma decide di non andare incontro al pubblico.

Finalmente il grande regista torna a fare ciò che più di lui ci piaceva, torna a colpirci con un calcio nelle palle. Nell’attesa che anche gli annoiati, disinteressati, criminali finanzieri del mondo decidano anche loro, per un fremito di vita o per espiare i propri peccati, di darsi in pasto ai loro carnefici. Siamo qui, e Cronenberg con noi, ad aspettarli.

Product placement concentrato nella prima parte: da un frigo-bar all’interno della limousine un costernato giovane collaboratore di Packer particolarmente nervoso estrae, invece di un alcolico come ci si aspetterebbe un… aranciata SAN PELLEGRINO, poco dopo al ristorante Pattinson beve una PERRIER. Ancora bevande con birra CARLSBERG e per il resto vediamo dai finestrini dell’auto scorrere vari negozi come ROCK VARIETY, MONEY MART, HCB Bank e una pubblicità su di un taxi BOB’S PIZZA.

Curiosità, è uno dei pochi film dove vediamo accostati, fianco a fianco, due frigoriferi uno che pubblicizza PEPSI e uno COCA COLA…

Stefano Barbacini

Cosmopolis

Regia: David Cronemberg
Data di uscita: 25/05/2012
Brand:
Coca-Cola

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