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CINEMA
2 Aprile 2017 - 10:37

DIARIO VISIVO

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Amityville Horror (Stuart Rosenberg, USA, 1979)
DIARIO VISIVO

Sabato sera in casa: perchè non guardarsi un bell'horror d'antan? La scelta cade su Amityville Horror di Stuart Rosenberg.

Entrare in quella casa in cui una delle facciate ricorda una volto terrificante con le finestre superiori a forma di occhi, la canna fumaria a far da naso e le finestre di basso a rappresentare una ridanciana bocca (il tutto sembra una di quelle scolpite nelle zucche per Halloween) non è raccomandabile, no.

Soprattutto quando si sa che dentro quella casa un componente della famiglia che vi abitava precedentemente ha sterminato tutti i suoi cari!

I coniugi Lutz (James Broline e Margot Kidder) decidono ugualmente per l’acquisto perché le finanze questo permettono e la casa è grande, spaziosa, anche più grande di quello che sembra… Sì perché in tempi passati sotto la cantina sono stati murati i cadaveri di pellerossa massacrati da uno stregone. La casa è una dimora diabolica!

La trama (per altro non priva di buchi di senso) del film è presa da una storia vera, cioè quella dei veri coniugi Lutz, raccontata in un libro di Jay Anson che ha romanzato la loro testimonianza (consiglio di leggere “Welcome to Amityville” articolo contenuto nel dossier “Casa dolce casa” su Nocturno n. 104 che spiega bene la genesi del film).

Amityville Horror è del 1979 a conclusione di un decennio seminale per il rinnovamento del cinema di genere orrorifico. Partendo dai numerosi film del tipo Old dark house e Haunted house del passato, Rosenberg modernizza il genere prendendo dalle innovazioni di Friedkin (L’esorcista) e Argento (Suspiria) per creare dei veri topoi del genere poi utilizzati innumerevoli volte nel futuro. La famiglia che va a vivere in un luogo dove è stato consumato un omicidio, il prete che percepisce la presenza demoniaca ma non è creduto, la bambina con l’amico immaginario (che invece è uno spirito), il patrigno che perde la bussola causa influenze malefiche, la madre che scopre i segreti scartabellando in biblioteca. In seguito arriveranno gli effetti truculenti e digitali ma in questo decennio c’è ancora chi la paura la fa con ronzanti mosche, luci inquietanti, il vento che scompiglia i capelli, i rumori sommessi e paurosi, il malessere fisico, muri che strasudano sangue, gabinetti e pozzi pieni di pece nero infernale… Unica concessione all’effettaccio un maiale che appare da una finestra con occhi di fuoco…

Rosenberg come Friedkin non è uno specialista del genere, pertanto è più interessato a raccontare una storia e a creare un’atmosfera che non a colpire lo spettatore alle parti basse; è più interessato a rappresentare il nucleo famigliare borghese che scoppia e si lacera che non a voler far credere ai fantasmi e ai demoni (se non quelli mentali).

Il film ha quella deliziosa aria seventies e quel ritmo pacato senza accelerazioni se non ‘in progress’ del cinema che fu.

Il product placement è inserito per la maggior parte utilizzando gli scatoloni che raccolgono gli oggetti della famiglia servite per il trasloco. Abbiamo scatoloni di birra LITE, di casse ALTEC, di brandy KORBEL, di JACK DANIELS, e altre. Il protagonista usa un furgone CHEVROLET e una moto YAMAHA. La caldaia di casa è una HONEYWELL e all’interno del pub della cittadina vi sono pubblicità di birre MC SORLEY’S ALE e MILLER.

STEFANO BARBACINI

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