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CINEMA
2 Aprile 2012 - 16:17

BARBA E DINTORNI

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Godard e la pubblicità (5)
BARBA E DINTORNI

LE PETIT SOLDAT – Jean Luc Godard (1961-1963)

Dopo il successo del primo lungometraggio sia di critica (con le dovute eccezioni) che di pubblico, Jean Luc Godard ha l’opportunità di girare subito un secondo film.

La preoccupazione del giovane regista è quella di smitizzare l’adagio per cui i registi della nouvelle vague imbastiscano solamente storie di letto e non si interessino alla situazione politico/sociale in cui vivono.

L’approccio alla questione è decisamente… godardiano. Infatti l’argomento scelto è quello “tabù” per eccellenza nella Francia dei primi anni sessanta, la lotta di liberazione dell’Algeria.

Argomento scottante provocatoriamente affrontato da JLG senza prendere posizione mostrando un confuso protagonista, Bruno Forestier (interpretato da Michel Subor) costretto ad andarsene dalla Francia e trovare rifugio in Svizzera per le sue intemperanze politiche, assoldato qui dall’Intelligence francese per eliminare un simpatizzante del FNL (Fronte per la Liberazione dell’Algeria) e in difficoltà a realizzare il compito.

Bruno si innamora di Veronica Dreyer (la semi-esordiente Anna Karina che diventerà musa e moglie del regista stesso) complicazione in più perché questa è invece legata al FNL.

L’interesse di Godard è quello di riproporre la sua idea di cinema (in pratica il film è una sorta di remake di ‘Fino all’ultimo respiro’ con un protagonista tanto sottotono quanto era overacting Belmondo ma comunque un personaggio inconcludente con poche certezze costretto dagli avvenimenti in vicende più grosse di lui il quale si innamora di una ragazza con cui non riesce ad avere affinità totali e con un finale tragico, anche se a morire nel primo era il protagonista stesso, nel secondo la ragazza) con citazioni “colte” (Klee, Camus, Giraudeau, Aragon, Renoir, Cocteau, Modigliani…), dialoghi sul cinema e sull’amore detti all’interno di una stanza in cui si consumano i rapporti sessuali della coppia, bizzarrie registiche.

E poi la provocazione. Come se non bastasse l’argomento pungente già di per se, il nostro non prende posizione ma butta pietre da entrambe le parti della contesa accusandole di miopia e di violenza insensata esplicitando ciò con riferimenti ai metodi di interrogatorio che prevedono l’uso della tortura.

Sia lo stato francese (che vieterà il film per un paio di anni), sia l’FLN (che arriverà a minacciare fisicamente il regista) la prenderanno piuttosto male e Godard lascia freddo anche il mondo cinefilo, per lo più schierato a favore della decolonizzazione, quando ad esempio cita l’innominabile Drew La Rochelle.

Solita carrellata di testate giornalistiche, da EPOCA a GENTE, LE FIGARO, L’EXPRESS ecc., di auto (VOLKSWAGEN, PONTIAC, RENAULT), stazioni di servizio (TOTAL, ESSO, BP, FIRESTONE) e particolare product placement per l’AGFA le cui pellicole vengono definite “le più sensibili” del mercato.

Stefano Barbacini

Le petit soldat

Regia: Jean-Luc Godard
Produzione: Societe Nouvelle de Cinematographie (SNC)
Data di uscita: 01/01/1963
Location: Parigi
Cast:
Anna Karina

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