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CINEMA
2 Marzo 2026 - 17:16

DIARIO VISIVO (When nature strikes back 8)

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Denti assassini; Tremors; Aracnofobia; Mosquito; Skeeter; Ticks
DIARIO VISIVO (When nature strikes back 8)

C’era bisogno di un seguito a Il cibo degli dei? La risposta è scontata, negativa, ma i misteri della produzione cinematografica sono infiniti e Damian Lee (uno che, a vedere le valutazioni dei suoi numerosi film su Imdb, pare non ne abbia azzeccato uno…) ci propina il suo Denti assassini (1989) che è il titolo del sequel (o meglio secondo episodio) con cui è stato distribuito in Italia e con il primo ha a che fare per i topi giganti e per l’intento folle di ingigantire il bestiame per sconfiggere la fame nel mondo. Per il resto qui siamo all’interno di un campus universitario e non in mezzo alla campagna e non esiste un vero “cibo degli dei” ma una sostanza così chiamata inventata da uno scienziato del campus stesso, con le migliori intenzioni, per la crescita accelerata dei vegetali. Alla trama partecipano un gruppo di animalisti (che verranno sterminati dai denti assassini dei topi giganti in una specie di nemesi), uno scienziato collega del protagonista (il quale per tutto il film cercherà di ovviare al proprio errore essendo a tutti gli effetti “l’eroe”) completamente accecato dalle smanie di fama e ricchezza, un direttore del campus che, per paura di perdere le rette scolastiche, fa finta di non accorgersi del pericolo rappresentato dai toponi e sarà causa dello sterminio finale. Il film si trascina nello scontato e un po’ noioso andamento standard di questo tipo di film e trova un’impennata nel delirio finale nella piscina del campus dove arrivano in massa i toponi a far strage. Altra curiosità la presenza di un bambino gigante che darebbe il là per un terzo capitolo per fortuna mai girato… Vi è però una scena cult nel film. Ad un certo punto il protagonista sogna di iniettarsi lui stesso la sostanza e di diventare gigantesco mentre copula con una studentessa dentro il laboratorio… con conseguenze purtroppo lasciate all’immaginazione… (voto 5) Martini, Chevrolet, Nec, Nikon nel product placement. Come in Blood beach anche in Tremors (1990) vediamo persone morire risucchiate dal terreno ma, al contrario del B-movie di Bloom con la sua pianta carnivora deludente nella sua breve apparizione, qui vi sono animaloni ben più verosimili (anche se irrealistici) che non solo si vedono spesso ma sono le vere star del film, alla faccia di Kevin Bacon e Fred Ward… Sono grossi vermi senza occhi ma con tenaglie viventi a forma di serpente che escono dalle loro bocche e “corrono” sotto il terreno come trivelle velocissime per papparsi i malcapitati. Sono decisamente parenti degli esseri alieni di Dune come aspetto e non si capisce bene se siano grossi animali preistorici ritornati alla vita o mutazioni strane. Fatto sta che nella cittadina del Nevada dove si manifestano (sono in quattro) seminano il terrore, terrore aggravato dal fatto che il paesino è totalmente isolato dal mondo. I due cowboy interpretati da Bacon e Ward, una bella scienziata (ovvio), due sposi poco rassicuranti, esaltati per le armi (hanno in casa un vero arsenale) e una famiglia più “tradizionale” si ritrovano (dopo che il paese è stato decimato dei vermoni e le varie abitazioni distrutte) isolati su un promontorio roccioso per cercare il modo per sconfiggere i mostri… Naturalmente ce la faranno e Kevin conquisterà la scienziata (Finn Carter). Tutto piuttosto scontato ma i mostroni faranno epoca (sei sequel e una serie tv con loro protagonisti!) e il registro ironico scelto dal regista e sceneggiatore Ron Underwood trasforma questo film in un horror d’azione grand public. Totalmente esaltato dal risultato il nostro John Gentile su Scary Monsters Magazine 29th issue: “Gli anni novanta iniziano con un botto. TREMORS è uno dei più grandiosi monster movies mai fatti. Gli effetti sono convincenti, la recitazione è grandiosa (sebbene tenda un po’ alla caricatura), la regia è svelta e la sceneggiatura è intelligente. Le lumache giganti, che attaccano una piccola (popolazione 12 persone) città del deserto, sono meravigliose creazioni, sebbene la loro origine è da indovinare.” Sarà che tutto ciò è stato scritto 25 anni fa, rivisto oggi starei sotto di un paio di ottave… “Nella prima parte si alternano con sagacia la suspense e il colore locale, l’incubo con la gaiezza e gli effetti speciali sono eccellenti. Poi la corda si sfilaccia e subentra il già visto” (Morandini). “Piacevole recupero della fantascienza horror degli anni Cinquanta: la sceneggiatura di Brent Maddock e S.S. Wilson (anche se non spiega da dove vengano questi strani mostri) è piena di colpi di scena, il cast è in parte, la musica appropriata e gli effetti speciali niente male. Un gioiellino” (Mereghetti) (Voto 6+) Pepsi cola dominatrice del product placement (oltre a qualche targa vintage le lattine spuntano ovunque e riesce a mettere un buon piazzamento anche per Crush), ma un buon numero di altre marche presenti: Marlboro, fucili Browning e pallottole Holland&Holland, Ford, Mazda, patatine Lays. Uno dei dialoghi finali poi recita: “Finiremo su People magazine! Macché, sul National Geographic!” Tremors è comunque più brillante dell’altro successo dello stesso anno, Aracnofobia (1990). Con questi due film le pellicole sugli animali assassini vengono confezionate non più per fan ma per il grande pubblico con i difetti e i pregi del caso. Se da una parte gli effetti sono praticamente perfetti, viene eliminati il gore, il piacere dell’eccessivo, le iperboli narrative. L’horror e il fantastico lasciano il posto al thriller, all’avventura e all’ironia. E’ vero che si guarda ai film degli anni cinquanta ma la realizzazione è decisamente ancorata a quelli del post-anni ottanta, ovvero più annacquati e più “professionalmente” noiosetti (vedere come le citazioni di capolavori come AlienLo squalo e Psycho vengono ridotte a simulacri innocui). Aracnofobia, che è prodotto da Spielberg e dalla Disney, narra di uno studioso (Julian Sands) di insetti molto hard nel suo lavoro, sempre alla ricerca di nuove specie, anche se per fare ciò deve addentrarsi in luoghi impervi, sterminare insetti e perdere qualcuno dei suoi collaboratori. A causa sua un ragno velenosissimo arriva in America dentro alla bara di uno di questi collaboratori defunti. Qui prolifera e comincia ad uccidere con il suo morso gli abitanti di una cittadina in cui è appena arrivato a lavorare un giovane medico (Jeff Daniels) assieme alla bella moglie (Harley Jane Kozak, un’attrice per lo più impiegata in televisione e in film per famiglie). Sarà lui, dopo molta ritrosia da parte delle istituzioni del paese, ovvero il precedente medico e il poliziotto entrambi scettici e diffidenti, a scoprire l’esistenza dei ragni letali e a combatterli. Vi è anche una parte lasciata tutta alla prestazione attoriale di John Goodman, spassoso disinfestatore di insetti. “E’ stato presentato come una “thrillomedy” ed è costato più di tutti gli altri film di tarantole e ragni prodotti da sempre messi assieme (31 milioni di dollari)” (Psychotronic Encyclopedia). “Film a programma pauroso che non supera regole e limiti del suo genere, ma fatto benissimo con un calcolato dispendio di mezzi ed effetti speciali, divertenti personaggi di contorno.” (Morandini) (voto 6-) A parte un paio di lattine di Coca Cola e scatole con una dicitura che non mi dice nulla, non vi è altro product placement rilevante.“In questo momento sono lì fuori… Osservano… in attesa del momento giusto per colpire. Ogni anno a quelle piccole bastarde prende la febbre… La febbre del sangue. Non possono farci nulla… lo desiderano! Ogni secondo delle loro inutili vite è speso per succhiare il nostro sangue. A volte, quando dormi… ti pizzicano! Una volta soddisfatte se ne vanno senza neanche ringraziare. Devono essere fermate! Sparire dalla faccia della Terra!” così dichiara un ranger ossessionato dalle zanzare, senza sapere che proprio in quelle ore un meteorite giunto dallo spazio le ha rese radioattive e… gigantesche! E’ strano che proprio gli insetti più odiati da tutti, più fastidiosi ed inutili, incubi degli abitanti padani come di tutte le zone umide, solo nel 1993-94 sono entrati a far parte della schiera di insetti giganti assassini al cinema con un paio di film. Uno dei colpevoli è Gary Jones che esordisce al cinema proprio con Mosquito e quando ritorna al cinema (più che altro negli anni ‘90 si guadagna da vivere come regista di serie tv) è recidivo con Spiders (2000) e Crocodile 2 (2002) mischiando fantascienza e animali mostruosi. Il film in questione è il tipico B-movie low budget molto camp in cui un piccolo gruppetto di sopravvissuti agli attacchi delle zanzarone (che sterminano un intero camping tra cui una nudissima Margaret Gomoll poi mitica rocker leader delle Demolition Doll Rods) resiste, prima su un camper poi all’interno di una fattoria, agli attacchi dei mostri. Tra loro Gunnar Hanson di Non aprite quella porta (1974) che naturalmente ad un certo punto si arma di motosega esclamando: “so come usarla!”, e Ron Asheton (nella parte di un imbranato ranger) degli Stooges, la band storica di Iggy Pop. Effetti speciali tromeschi piuttosto divertenti nella loro ingenuità (ma le zanzarone non sono male) e tanta voglia di divertimento trash. (voto 6 se lo si prende per quello che è…). Product placement a base di birra Budweiser le cui lattine si sprecano (bevuta in quantità probabilmente anche da chi ha concepito il film…), Jeep e Goodyear. Ma il più curioso è il frigorifero Norge che sarà la salvezza da morte sicura di uno dei protagonisti. Nello stesso periodo un secondo film sulle zanzare aumentate e assassine è stato progettato ed addirittura è uscito prima di Mosquito, si tratta di Skeeter (1993) di tal Clark Brandon (attore televisivo tra i ’70 e gli ’80 per poi passare alla regia con scarsa fortuna). A differenza del precedente qui il divertimento è decisamente minore. Più che altro il regista si attarda a dare un’atmosfera western al film ambientato in Kansas, a raccontarci di una storia d’amore tra un poliziotto e una rossa vecchia fiamma che se ne è andata da tempo ed è ritornata per il funerale della madre, per raccontarci di uno speculatore senza scrupoli che inquina le acque creando le famose zanzarone (molto meno “belle” di quelle in Mosquito) che uccidono bestiame e persone. Prima di giungere ad un po’ di azione il film (che a me non è sembrato comunque così brutto da meritarsi un voto inferiore a 4 su Imdb) ci mette troppo, è lento, troppo lento e la storia dei due amanti protagonisti troppo stiracchiata. Vi sono anche tentativi, non riuscitissimi, di rappresentare una possibile soggettiva dello sguardo delle zanzare… Interessante la presenza di alcuni grandi caratteristi del cinema di serie B e exploitation e non, attori dalle innumerevoli interpretazioni quasi sempre di secondo piano, come Charles Napier (in passato attore feticcio di Russ Meyer), Jay Robinson, William Sanderson (lo si è visto in una parte anche in Blade Runner) e Michael J. Pollard. (voto 5) Un casco Lazer possibile product placement. Altro tipo di insetti non certo simpaticissimo è quello delle zecche a cui rende “omaggio” Tony Randel con Ticks larve di sangue (1993) che ha effetti speciali piuttosto ben fatti nel rappresentare grosse zecche alterate da una sostanza chimica piena di ormoni utilizzata per far crescere a dismisura piantine di… marjuana! Soprattutto è abbastanza impressionante la super-zecca che esce dal corpo di un cadavere dilaniandolo nel finale del film. Quello che però è ai limiti del sopportabile è la costruzione dei caratteri e dei dialoghi, banali e a tratti inascoltabili. Un manipolo di ragazzi “disadattati” viene portato in un bosco in vacanza nella natura per far gruppo e, accompagnati da una coppia di adulti, per ritrovare serenità. Peccato per quelle simpatiche zecche e per due trafficanti di marjuana (grotteschi involontari) che vogliono sterminare tutti per non far trapelare il loro segreto di produttori illegali. Finirà come tanti altri film del genere (da La notte dei morti viventi in avanti…) con i nostri asserragliati all’interno di una casa di legno a cercare di tener fuori gli insetti mortiferi. “Doug Beswick è il creatore (meccanica e stop-motion) degli effetti speciali degli insetti e Brian Yuzna il produttore esecutivo. E’ stato pensato per il cinema ma (saggiamente) fu distribuito direttamente in video.” (Psychotronic Video Guide) (voto 5,5) Una dodge e una Bmw uniche marche presenti.

Stefano Barbacini

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