E’ divertente girare per internet, ma anche leggere riviste specializzate, e qui confrontare le recensioni di alcuni film. Divertente perché sulla stessa opera (in questo caso il Babylon di Chazelle) si trova tutto e il contrario di tutto; non sto parlando di gusto (un film può piacere o meno, ricordo ancora una stroncatura di un giovane critico alcuni anni fa che se la prendeva addirittura con Roma città aperta…) e so che è difficile, purtroppo, trovare un sistema critico per giudicare un film “oggettivamente”. Ma ciò che è divertente è proprio la clamorosa contrapposizione di vedute sulla parte “tecnica”. Si legge: straordinari pregi di Chazelle come regista, per come gestisce il ritmo e collega mondi grazie alla musica; ma si legge pure: Chazelle ha realizzato un film di totale incompetenza e di una rara bruttezza visiva.
Poi ultimamente, ahimé, ci sono anche le prese di posizioni “morali” nel senso di moralistiche (niente a che fare con il pur criticabile Bazin); quelle che giudicano il film negativo perché si creano la loro aspettativa e se è diverso non va bene; le posizioni dei cinefili esaltati per qualsiasi cosa titilli la loro cinefilia (e il poter far sapere che loro hanno capito tutte le citazioni del regista) e dall’altra parte quelle dei cinefili “traditi” dal fatto che trovano non ci sia abbastanza amore per il cinema o addirittura un tradimento della cinefilia stessa. Poi ci sono quelli che trovano gli attori bravissimi ma i caratteri deboli e quelli che… viceversa.
Ma andiamo con ordine, di cosa stiamo parlando? Babylon di Chazelle (sul cui amore per il cinema da spettatore-sognatore non mi sembra ci siano dubbi dopo La La Land) è un omaggio fisico, sfrenato, eccessivo e… biologico di oltre tre ore al cinema degli albori, in particolare del passaggio traumatico tra muto e sonoro (già affrontato in innumerevoli film tra cui il Cantando sotto la pioggia di Kelly/Donen, qui omaggiato e riomaggiato ed evidente “film de chevet” del regista). L’inizio da un certo punto di vista è scioccante perché in un film costato quel che deve essere costato, e quindi destinato ad un vasto pubblico per poter portare a casa i dollari che servono, in pochi minuti ci riversa sullo schermo litri di merda partendo dalla soggettiva dell’ano di un elefante, piscio di una ragazzina addosso al grasso corpo di un vizioso e, per finire la trilogia delle sostanze biologiche espulse da corpi, grandi spruzzi di sperma da un’enorme pene cavalcato da un nano…
La prima irrefrenabile, esagerata e “sovra-carrellata” mezz’ora di film, incipit prima del titolo a tutto schermo, è infatti la rappresentazione viziosa, esagerata e carnale di una megafesta hollywoodiana in una megavilla in cui tra tirate di cocaina, corpi nudi, copulazioni, musica e sangue ci vengono presentati i personaggi principali del film. Manuel Torres (Manny please…), interpretato da Diego Calva, è un cameriere tuttofare il cui sogno è poter arrivare su un set cinematografico anche solo per portare i caffè; Nelly Laroy di una strepitosa Margot Robbie è una scatenata e inarrestabile ragazza piena di vita e sicura di sé, sedicente star perché è nata star e pronta a lottare per diventarla realmente sullo schermo; il già affermato divo del cinema muto Jack Conrad di un Brad Pitt che fa ciò ci aspetteremmo da Brad Pitt; il jazzista nero che vorrebbe diventare qualcosa di più di un accompagnamento per il divertimento dei bianchi; la fascinosa cantante sinoamericana, lesbica e carismatica costretta a scrivere didascalie perché altro non trova nel panorama razzista ed esclusivista di Hollywood. In mezzo a ciò si trova di tutto, personaggi realmente esistiti (Hearst, Thalberg, Marion Davies…), innumerevoli richiamati nelle figure create da Chazelle (Arbuckle, Louella Parsons, Dorothy Arzner, Anna May Wong solo per citarne alcuni) e, inutile dirlo, citazioni e materiali d’archivio per tantissimi film della vecchia, gloriosa e viziosa Hollywood. Una Hollywood Babylonia di angeriana memoria.
Proprio su questi eccessi che costelleranno le vite dei protagonisti destinati a ascendere il colle del Cinema per poi precipitarvi proprio quando non riusciranno ad adattarsi alle nuove tecnologie, ho letto critiche di supposto tradimento al sogno del cinema che il cinefilo Chazelle avrebbe fatto. Rappresentare vizio ed esagerazioni, droga e sesso, ovvero il lato oscuro del cinema, invece di una mera esaltazione della magia dello schermo è realmente un tradimento alle aspettative del pubblico (o solo della critica?). Von Stroheim non sarebbe d’accordo! Quel che non viene considerato a mio parere è che Babylon è sì un sentito omaggio alla settima arte ma è soprattutto un omaggio e una nostalgia per un mondo intero che non esiste più. Gli eccessi della festa e gli eccessi dei rapporti tra attori e registi erano comportamenti inscindibili dalla magia dell’industria cinematografica degli anni ’20. Anche le loro vite erano irreali e magiche nei loro eccessi “immorali” tanto è vero che la rappresentazione delle feste degli anni trenta, quando una campagna moralizzatrice riporta quel mondo ad altre vie più subdole e meno appariscenti (ma non meno viziose e discutibili), viene demolita dalle ondate di vomito profuse dallo stomaco disgustato di Margot Robbie (ancora deiezioni corporali sul pubblico…). E se ciò non bastasse a contraltare di questa “babilonia” desiderata e in qualche modo fittizia e iconica viene rappresentata la scena infernale dei sottofondi del locale in cui il boss mafioso vede compiersi le stesse cose (orge, droga e sangue) ma in modo ben più “reale” e ripugnante. Ovvero ciò che è permesso al cinema ha poi da fare i conti con una realtà del tutto altra e per nulla magica. E comunque come dice la Elinor St. John di Jean Smart dopo aver distrutto la carriera di Conrad: di tutto ciò, delle aberrazioni, delle vostre cadute e rovine non resterà nulla, quello che resterà ai posteri sarà la vostra immagine che resterà nei secoli e rinnoverà sempre e comunque i sogni degli spettatori.
Per raccontare le tre ore di film di Babylon così dense e per alcuni insopportabili ci vorrebbe uno spazio eccessivo (mi limito ad aggiungere un finale apprezzabile “godardiano” che ripercorre la storia del cinema in brevi frame d’archivio), pertanto andiamo a concludere. E’ quindi questo un film “bello” o “brutto” se questi termini così manichei hanno un senso?
Quando si danno giudizi di un film bisogna sempre cercare di non esagerare, vedo ad esempio che in riviste o siti dove si danno i voti, i soloni della critica ma anche i giovani rampanti, tendono a giudicare Babylon con voti massimi o voti minimi come se vi fosse poco di meglio da una parte e di peggio dall’altra. Mi spiegherò, per far capire quanto tutto ciò sia scorretto facendo qualche comparazione. Se prendiamo come paragone i capolavori di Kazan, Fellini, Godard, Truffaut ma anche Taviani e Tarantino, per citare i primi registi che mi vengono in mente tra quelli che si sono cimentati nell’omaggio al cinema dell’Hollywood classica, il buon Chazelle ci esce bene ma non benissimo, certo non a quei livelli. Quello che però mi fa specie è che gli stessi che hanno disprezzato totalmente il film in questione hanno poi trovato piacere nell’omaggio al cinema classico di un bollito Eastwood nell’inguardabile Cry Macho e che un film come Ghiaccio di Moro-Leonardis, un film che deturpa ignobilmente il cinema classico sul pugilato a colpi di retorica, buonismo e scrittura puerile, è stato quasi unanimemente accolto con favore dagli stessi critici, mi viene da dire che si sta un po’ perdendo di vista quello che il cinema ha rappresentato da sempre ovvero sogni espressi con l’immagine, con i movimenti di macchina, con il montaggio, con la colonna sonora; con gli eccessi e con la visionarietà che qualsiasi buon regista deve riuscire ad esprimere nelle sue opere più o meno riuscite. Babylon è comunque un film che contiene tutto questo.