WARRIOR – Gavin O’Connor (2011)
Warrior è un film che parte bene, con buone intenzioni.
La sceneggiatura contiene spunti interessanti con ambizioni di affrontare temi importanti per gli Stati Uniti d’oggi.
Una famiglia sbrindellata a causa di un padre beone (l’inossidabile Nick Nolte) si sfalda perché l’uomo preso dai suoi deliri alcolici e violenti viene lasciato dalla moglie e da uno dei figli.
La cosa si fa intricata dal momento che tra i due fratelli vi è una malcelata rivalità e rancori. Infatti il padre fa ad entrambi da allenatore di MMA (mixed martial arts) e sul figlio più giovane (quello che se ne va) ha ambizioni autentiche perché diventi un campione assoluto mentre sull’altro non vi sono grandi speranze.
Inoltre dopo che madre e figlio se ne sono andati di casa, la donna si ammala e muore abbandonata in ristrettezze economiche.
Ritroviamo i tre alcuni anni dopo con cicatrici vistose nell’anima (nel frattempo anche l’altro figlio si è allontanato dal padre e si è costruito una famiglia propria) e problemi al portafogli. Infatti siamo in piena crisi economica e i soldi non bastano per portare avanti una famiglia. Sullo sfondo si profila un torneo mondiale a 16 ad eliminazione diretta (SPARTA) di MMA con un ricchissimo premio di 5 milioni di dollari per il vincitore. Questo rappresenterà l’occasione per fratelli e padre di rincontrarsi, non senza conflitti, alla ricerca di un riscatto ad una vita difficile e dolorosa.
Un America che non riesce più a tenere insieme l’istituto famigliare, puntello imprescindibile del sogno americano, lacerato da rivalità e bisogno di dimostrare di essere duri e vincenti, la crisi economica che costringe i protagonisti ad usare il proprio corpo per fare spettacolo di fronte ad un pubblico frustrato e bisognoso di godere della violenze e del dolore altrui, l’esercito e lo spirito patriottico infangati e resi non più credibili da guerre assurde come l’intervento in Iraq, sono i temi affrontati da O’Connor in fase di scrittura, peccato che poi il regista, abituato a frequentare il genere fratelli tormentati tutti “Pride and Glory”, enfatizzando la competizione come vittoria su se stessi, sputtani tutto allungando il brodo con la solita spettacolarizzazione americana che da Rocky e Van Damme arriva agli innumerevoli precedenti dei tornei di combattimento.
Dall’inizio del torneo più nulla ci viene risparmiato in termini di esasperazione di sentimenti e emozioni “guerresche” raggiungendo i limiti del ridicolo (superato ampiamente quando la moglie e il preside del fratello più anziano, quello più debole, dopo essersi mostrati disperati per la paura che il loro “uomo” potesse essere addirittura ucciso dai più forti avversari, si ritrovano ad esultare pacchianamente neanche stessero vedendo la finale mondiale di badminton…).
Peccato perché il ritmo del film è adatto al tormento delle anime, gli attori sono “giusti” (a parte la classe di Nolte sono in parte sia il bravo Joel Eldgerton che il brutale Tom Hardy, già indimenticabile Bronson per Winding Refn) e la storia accattivante. Purtroppo tutta la parte “sportiva” adatta ad attrarre i fanatici del MMA che consumano le gesta dei loro eroi tramite YOUTUBE, è senza idee, un affastellamento di situazioni sfruttate (c’è addirittura un animalesco ed imbattibile “russo” pronto a “spiezzarti in due”) e scontate. Gli incontri sono tutti uguali, senza suspence (solo un ingenuo al suo primo film può aspettarsi una finale con due combattenti diversi) e ripetitivi (il telecronista che commenta dice sempre le stesse cose, Eldgerton parte sempre battuto perché più debole poi con una mossa tecnica riesce costantemente a ribaltare la situazione, Hardy abbatte sempre il proprio avversario al primo colpo…). Mi chiedo: ma non ci siamo ancora stufati di tutto ciò?
Product placement: ci si aspettano marche di attrezzatura sportiva (box e affini) ma questa resta marginale, sullo sfondo. In assoluta evidenza invece l’Under Armour che sta investendo sempre più spesso nel cinema ed è presente con le sue (bellissime) maglie sportive addosso a quasi tutti i protagonisti del film. Tra i media a seguire gli eventi, oltre al già citato YOUTUBE, ESPN la fa da padrona. Tecnologia: computer DELL, schermi tv LG e telefonino NOKIA (importante quando comunica la vittoria alla moglie di Hardy in apprensione per lui).