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CINEMA
1 Novembre 2022 - 08:57

LE LUCKY STRIKE SALVANO LA VITA

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Nido di vipere (Young-boon Kim, ROK, 2020)
LE LUCKY STRIKE SALVANO LA VITA

C'è il pollo che ha organizzato il colpo e che ha meditato di scappare coi soldi. C'è il poliziotto della dogana corrotto che sa il piano e chiede ad un suo lontanissimo parente che dirige un bar malfamato di aiutarlo a fottere il pollo.
C'è la tenutaria di un bordello che ha fregato il poliziotto della dogana sparendo con  dei soldi che dovevano restituire al super mafioso che gestisce il mercato del pesce al porto.
C'è la guardia del corpo del boss mafioso, una sorta di squalo di James Bond, che ama mangiare interiora crude sia animali che umane. C'è una delle ragazze del bordello, con un marito violento e c'è il ragazzo balordo che si innamora di lei.
Ci sono poi un povero impiegato di una sauna con madre terribile che gli manda la moglie all'ospedale ed un poliziotto di Seul invadente come il tenente Colombo ma non altrettanto intelligente.
Tutto scatta per colpa del pollo che noi non vedremo mai ma che ha una parte involontaria e fondamentale. Da lì in poi scattano una serie di cose concatenate devastanti che non lasciano scampo a nessuno.
Costruito come un film di Tarantino, con capitoli ad incastro, questo film ha dimostrato per l'ennesima volta che fra i migliori film che sono comparsi negli ultimi anni al Far East Film Festival di Udine c'è sempre sicuramente un coreano.
Certo di film del genere ormai se ne sono visti parecchi, ma se riescono ad essere fracassoni, girati bene e con sceneggiature ben costruite meritano comunque una visione, e questo è sicuramente uno di questi casi.
Non solo la sceneggiatura fra twist ed incastri è ben congeniata, ma è anche ben studiata per un paio di product placement. Il primo è quello della borsa di Louis Vuitton che la cinepresa insegue sui titoli di testa e che contiene i soldi (non del pollo, quelli non si saprà mai che fine hanno fatto) e che sono il fattore scatenante per tutto quello che succede nel film. Il secondo sarebbe al limite ma è ben studiato come nel caso di molte BRAND di tabacco dal 2000 in poi.
Il poliziotto della dogana ha un debito con le Lucky Strike. Per essere andato a comprarle (nonostante avesse a disposizione un'altra marca in macchina) era sopravvissuto ad un incidente stradale che aveva ucciso il suo collega. Da quel momento (come del resto dice la marca) le Lucky erano diventate le sue sigarette portafortuna. Ovviamente anche in questo caso il dettaglio sarà fondamentale e darà un senso alla presenza del brand.

Gerardo Corti

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