MULBERRY ST. (09) – Abel Ferrara
Documentario
Abel Ferrara aveva voglia di immergersi con la sua cinepresa nel quartiere in cui ha iniziato la propria carriera e mostrare la comunità italiana del luogo, “la vera e unica Little Italy, senza noi italiani di Little Italy l'America non sarebbe quella che è”.
Coglie l'occasione della festa di San Gennaro che da tempo immemore si ripete tutti gli anni in Mulberry Street per coinvolgerci “nella sorprendente umanità che si aggira per la festa” e per mostrarci il Lower East Side di New York e le radici degli italoamericani della Grande Mela (anche se Ferrara è originario del Bronx).
Quindi ecco sotto i nostri occhi tutti i locali del circondario (insegne di pizzerie, ristoranti, bar ci vengono fatte scorrere davanti) con gli storici proprietari e tante personalità italoamericane dello spettacolo. Sì, perchè il documentario è anche un'occasione per parlare di cinema, delle difficoltà di fare film e della genesi di alcune opere del regista. Ecco che incontriamo Danny Aiello (di cui si coglie l'occasione per pubblicizzare il disco “Danny Aiello live in Atlantic City”) in veste di cantante, Mattew Modine, Steve Van Zandt, Frank Aquilino, il produttore di Ferrara, Frankie Cee (che si lamenta perchè Abel firma documenti senza il suo consenso e si fa fregare come quando ha svenduto i diritti di “Il cattivo tenente” per soli 20.000 dollari), la fidanzata ed attrice Shanyn Leigh (vista in Go Go Tales insieme alle nostre Stefania Rocca e Asia Argento)...
E poi vi sono le vere star del documentario ovvero il proprietario del “Cha Cha” John Ciarcia, il ristoratore Frank Vincent e gli altri abitanti del quartiere tra cui ad esempio la vecchia checca in cerca di “black dicks” o Marty Richards di cui l'incredibile storia va raccontata.
Infatti il nostro era già stato dato per morto d'infarto all'ospedale, i parenti erano già stati chiamati al suo capezzale ma un ultimo tentativo in sala operatoria lo aveva riportato miracolosamente in vita. Ora, davanti alla camera di Ferrara, racconta questo e si lamenta, ironicamente, perchè Frank continua a fargli mangiare cose pesanti e che non fanno bene per il loro cuore come ad esempio le cotenne di maiale ripiene (!) che ha appena gustato: “finirà che ci tornerà l'infarto”. E... dopo cinque giorni dall'intervista, uno dopo la fine della festa, il povero Marty è morto veramente!
Abbiamo detto dei vari locali menzionati (e pubblicizzati) durante il documentario, possiamo aggiungere la richiesta di una cliente (sbeffeggiata per ciò) di una BUD LIGHT, una maglietta della CORONA, un fuoristrada HUMMER (“chissà quanto inquina quell'affare”), che non so quanto volontariamente o meno siano stati inseriti.
Ma so che succede questo: ad un certo punto Frankie Cee prende in mano una bottiglia di SAN PELLEGRINO dicendo al cameramen “fai un primo piano di questa, fai vedere chi foraggia Abel”... apprezzabile autoironia.