LABBRA ROSSE – Giuseppe Bennati (1960)
Una casuale dimenticanza di un “beauty” sul sedile di un treno da parte di una ragazza e il contemporaneo interessamento di un giovane ficcanaso che lo riporta a casa della donna permettono all’avvocato Paolo Martini (Gabriele Ferzetti) di scoprire il mancato arrivo a destinazione della figlia Baby sulla riviera ligure dove era diretta.
Il genitore allarmato, ma anche attento a non dar troppa pubblicità alla scomparsa della figlia per non causare scandali, si mette ad indagare sul destino della sedicenne Baby.
L’inizio di un giallo o di un noir?
No, “Labbra rosse” è un film che indaga la sessualità delle nuove generazioni (siamo alla fine degli anni ’50) e la rispettiva inadeguatezza delle “vecchie” verso un’emancipazione destinata ad esplodere nei successivi 5 o 6 anni.
Infatti indagando tra gli amici della figlia, Martini, scoprirà una, per lui, sordida relazione di Baby con il maturo Sig. Carrei (Giorgio Albertazzi) praticamente coetaneo di Ferzetti.
Rabbia e costernazione vengono gettati addosso all’Albertazzi accusato di essere un animale e che non viene preso a pugni dal genitore alterato solo “per evitare ogni scandalo” (ancora…).
On ther road per rintracciare la figlia, l’avvocato si ritrova al seguito l’ambigua Irene, amica della figlia ed anch’essa sedicenne, pare bene informata su cosa è successo a Baby.
Il viaggio verso Baby sarà anche un percorso che sgretola le certezze borghesi del Sig. Martini, tipico professionista dell’Italia del boom tutto famiglia, chiesa e… amante (“ma quella è un’altra storia, ha 25 anni ed è divorziata!”).
Capita che la giovane Irene circuisca il maturo compagno di viaggio fino ad arrivare a baciarlo e, quasi, a convincerlo ad un rapporto con lei in un Motel fuori Livorno.
Ecco che il moralismo bacchettone dell’uomo si riversa su se stesso e ciò di cui accusava Albertazzi succede anche a lui…
Nel frattempo Baby non corre alcun rischio sotto le coperte di un comodo letto tra le braccia consolatorie di un giovane prestante…
Insomma, il film di Bennati (piacevole, ben girato e ben interpretato) ha il merito di anticipare i temi riguardanti la libertà sessuale che si svilupperanno durante tutti gli anni sessanta con un opera piuttosto esplicita nel suo attacco al perbenismo cattolico.
Non per nulla “Labbra rosse” ebbe guai con la censura nonostante non contenga nudi (ma la schiena “à poil” di una stupenda Jeanne Valerie che si contorce contro la porta della sua stanza d’hotel avvolta solo da un lenzuolo nell’attesa di un possibile rapporto sessuale, è conturbante quanto mai).
Insieme al contemporaneo “I dolci inganni” e al successivo “La voglia matta” rappresenta la trasformazione della donna verso una sessualità trattata non più come colpa ma come indipendenza.
Un film da recuperare.
Product placement:
- scena importante nello svilupparsi del rapporto tra Ferzetti e la Valerie è quella in cui si ritrovano attorno ad un tavolo in un’osteria in cui viene presa la decisione di passare la notte a Livorno e non tornare a Roma. In bella evidenza tra i due un posacenere CINZANO. Ah quanto è stata azzeccata per le brand “alcoliche” italiane mettere in circolazione certi oggetti utili…
- Autobotte FINA che passa chiaramente visibile sullo sfondo durante un dialogo
- LUCKY STRIKE fumate da Ferzetti
- JAGUAR auto presentata come auto da “catturoni” davanti alla scuola: -Ho detto alle mie amiche che mi avresti portata a casa in JAGUAR… (Baby ad un Albertazzi pronto all’avventura…)