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CINEMA
1 Agosto 2016 - 21:02

DIARIO VISIVO

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The passage - Roberto Minervini (USA, 2011)
DIARIO VISIVO

Una cameriera ha dai dottori la sentenza definitiva: poche settimane le mancano alla morte causa cancro ai polmoni. Un ex-detenuto che sopravvive rubacchiando è l'unico suo appiglio e con lui intraprende un viaggio verso una flebile speranza, un prete tetraplegico che ha fama di guaritore. Lungo il viaggio danno un passaggio ad un artista non più giovane che spera arrivi per lui il momento del riconoscimento a Marfa, Texas.

The passage è un road movie che poteva diventare un film hollywoodiano con attori belli e famosi in mezzo a scenari fantastici, dialoghi pregni di drammaticità e lacrime per il pubblico che avrebbe empatizzato con i protagonisti. Sarebbe stato l'ennesimo drammone strappalacrime fatto per lasciare lo spettatore piangente verso l'uscita, e nonostante ciò contento per la spettacolarizzazione e l'esorcizzazione della morte.

Roberto Minervini non appartiene al gotha hollywoodiano e non ha intenzione di fare altro che il proprio cinema. Quindi per illustrare la triste vicenda di Maria in "viaggio mentre moriva" (parafrasando il titolo di un bel libro di poesie di Sonia Gentili) decide per un suo stile che ha labili confini tra il documentario e la fiction. I personaggi sono reali e pertanto non attirano la simpatia del pubblico, la donna che sta per morire è una grassa e anziana donna latina che fuma una sigaretta dietro l'altra e divora gelati, l'accompagnatore durante il viaggio un mezzo delinquente dall'aspetto poco rassicurante e solito ad ubriacarsi di birra e a scatti violenti (con rapporti difficili a dir poco con il figlio che non vuole più saperne di lui), l'artista uno solitario grassoccio, per niente affascinante e probabilmente senza qualità. Il loro viaggio è praticamente senza dialoghi, in mezzo al selvaggio paesaggio texano per niente abbellito da una fotografia sgranata e tutto il contrario dell'effetto cartolina; persino il fiume dove i tre faranno un bagno e in cui troveranno un momento di vicinanza umana con la povera donna è pieno d'acqua torbida e fangosa.

Insomma il regista italiano, ma ormai professionalmente statunitense, non concede nulla allo spettacolo. Non racconta una storia, lascia che questa si racconti da sola. Il dolore privo di speranza di questi personaggi reali (interpretati da non professionisti) ed esclusi dalla storia con la "S" maiuscola, viene lasciato scorrere verso lo spettatore non per cercare facili lacrime catartiche ma per creare un malessere psicologico ma anche un sentimento di vicinanza umana per il diverso da noi che sempre più le persone cercano di allontanare dal conscio e che solitamente non vanno a cercare in un cinema, dentro il quale invece vogliono allontanarsi dal reale. Minervini in questo senso è spietato con lo spettatore. Il suo cinema, come quello di Pietro Marcello o Kelly Reinhardt (i primi che mi vengono in mente ma la lista è ben più lunga) è un cinema che nasce da "moti sottili appena percettibili, fugaci, contraddittori, evanescenti, piccoli tremiti, timidi accenni di invocazione, ritirate, ombre leggere che scivolano via e il cui gioco incessante costituisce la trama invisibile di tutti i rapporti umani e la sostanza stessa delle nostre vite" usando le parole di Nathalie Sarraute (L'età del sospetto) usate per descrivere una nuova letteratura ma che calzano perfettamente per questo "nuovo", semplice cinema denso di vita vera.

Product placement decisamente presente anche se il film a basso budget faceva pensare il contrario, con varie marche di birra (AMSTEEL, TECATE, BUSCH, MODE), la FORD CROWN VICTORIA su cui viene fatto il viaggio, HARLEY DAVIDSON ben visibile su una t-shirt e le sigarette MARLBORO e CAMEL (non so quanto felici di essere presenti in un film dove la protagonista è destinata a morire per colpa loro...). Infine location placement con JOSE' OLE' BURRITOS e LOS CORRALES MEAT MARKET.

Stefano Barbacini

The Passage

Regia: Roberto Minervini
Data di uscita: 28/06/2011
Brand:
Ford

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