Bosna Erzegovina 1991. Martin lavora al distributore di benzina e vive una vita senza sussulti con la madre. Per lui e per i suoi compaesani la vita scorre tranquilla e un po’ tediosa come in ogni paesino di provincia. Ci sono il prete, il militare, il nostalgico, lo sciocco del paese, i giocatori di bocce, i giovani che sognano l’America…
E’ così che quando ritorna in patria l’arricchito emigrante Divko dalla Germania accompagnato da una ragazza dalle curve “pericolose” il paese resta sconquassato, anche perché Divko è il padre di Martin che se ne è andato lasciando il figlio e la madre. Ora appena arrivato contatta il sindaco, amico di gioventù, per aiutarlo a far sloggiare i parenti dalla sua vecchia casa che rivuole per se con la sua nuova donna. Nel frattempo si cominciano ad avere le prime avvisaglie di una possibile guerra civile, per ora confinata in Croazia.
Inizia così una commedia che affronta divertendo una situazione che ribolle mostrando l’odio crescente tra fazioni politicamente opposte ed etnie e religioni differenti.
Tanovic dimostra ancora una volta il suo eclettismo stilistico (in L’enfer ricerca lo stile di Kieslowski, nel film d’inchiesta Tigri ambientato in India si adatto allo stile di Bollywood mischiato a quello docufiction americano, in altri utilizza uno stile neorealistico o da reportage di guerra ecc…) recuperando questa volta il linguaggio e l’estetica cinematografici delle commedie jugoslave dei tempi del primo Kusturica e recupera per questo anche due attori storici di quel periodo, gli immensi Miki Manojlovic e Mira Furlan.
Product placement per Mercedes simbolo dell’arricchimento di Divko e qualche tuta Adidas che non manca mai…