Agli inizi degli anni ’80 la Varda documenta i murales di Los Angeles con il suo film Mur murs. Non si tratta di un semplice documentario d’arte come se ne vedono tuttora sui canali specializzati con riprese dei vari dipinti sugli edifici e interviste agli autori. Naturalmente ci sono anche quelli ma il vero interesse della regista è mettere in relazione ciò che è rappresentato con la vita della città a cui le rappresentazioni si ispirano.
Interessa ciò che passa davanti ai murales, l’arte che diventa vita, la vita che viene rappresentata dall’arte. Allora partendo con il ricordo della tradizione dei pittori murali messicani, Rivera su tutti, indaga il bisogno degli emigrati di esprimersi e di affermare le proprie identità nelle strade visto che in generale le accademie e i musei sono per loro difficili da raggiungere e comunque non sono il loro obiettivo. Perché come dichiara un autore “l’importante è di produrre un’opera vitale in un contesto sociale vivo”.
Diventa così un viaggio in mezzo al melting pot di etnie che popolano la città californiana. Racconti di gang con i protagonisti che ricordano con dolori i loro morti, storie di chicanos, di rivolte, di sfruttamento mentre davanti a queste immagini bambini giocano e skaters volteggiano. Vi è anche un gelataio italiano che ha voluto venisse rappresentata Piazza Navona sul proprio edificio e pure un austriaco proprietario di una grande fattoria che ha dipinto un murale pieno di centinaia di maiali. Senza dimenticare la Hollywood, simbolo di L.A., ricordata nel murale di un pittore che ha dipinto la sacralità della Madonna, Dio e Gesù Cristo con volti di attori cinematografici.
Con il pretesto della ricerca di nuove forme d'arte e con la solita ricercata composizione delle immagini, la Varda ci racconta un’umanità e una società in cerca di identità e di riscatto facendosi anche aiutare da musicisti che dal vivo ci regalano perle di lotta all’ingiustizia come il “blues del Barrio” o una canzone lamento punk rock suonato in strada dagli “Illegales”.
Le marche che troviamo tra product placement e casualità riguardano le attività coinvolte nella nascita dei dipinti (un negozio di abiti da sposa, un ristorante ma anche la Bank of America), poi all’inizio vi è anche un parallelo tra murales e manifesti pubblicitari che ci permette di vedere inquadrati pubblicità di Pepper, Martini e Whisper’s. Last but not least Coca cola presente in lattine sparse e anche con il logo dipinto in un murale.