ARTE
3 Febbraio 2005 - 13:58
L'OGGETTO DIVENTA ARTE NELLA SOCIETA' DEI CONSUMI
Opere del Whitney Museum a Palazzo Reale
Si è tenuta a PALAZZO REALE una significativa mostra di opere provenienti dal WHITNEY MUSEUM di New York, il tempio dell'arte americana, che ci ha permesso di ammirare alcune delle principali opere dell'arte moderna novecentesca. Erano presenti opere fondamentali per il rinnovamento dell'arte mondiale di tutti i più importanti artisti che, guardando alle avanguardie europee nate sulla spinta dell'impressionismo, hanno deciso di rompere con il figurativismo classico. Dall'astrattismo, al post-epressionimo, passando attraverso il concettualismo per arrivare alla pop-art, al graffitismo e al neofigurativiscmo post-moderno.
Negli USA fino agli anni '50, con la fondamentale eccezione di Edward Hopper, è la ricerca astratta ad interessare gli artisti. La depressione economica della nazione e l'esplosione della fotografia mise in crisi i pittori che si posero il problema di cosa mettere sulla tela. Da Barnett Newman a Franz Kline e Franz Hoffman, fino a giungere ai pittori gestuali De Kooning e Jackson Pollock, la pittura astratta consente di giungere all'anima dell'osservatore che può cogliere una speranza metafisica e di affrontare il tormento psicologico della nazione con le sue pennellate nervose a riempire "campi di colore".
Con il boom economico e l'avvento delle merci nella società americana del consumismo anni '60 anche il panorama artistico muta ed il ritorno alla riproduzione pittorica degli oggetti di uso comune in modo sia realistico che iperrrealistico è inevitabile. I soggetti dei quadri diventano gli status symbols americani, dalle bottiglie di COCA COLA fino alle famose lattine di CAMPBELL'S SOUP e caratterizzano tutta la pop-art con il vate del movimento Warhol in testa (di Wahrol oltre a Chairman Mao e a Nine Jackies - trasfigurazioni pop delle icone poliche Mao e Jacqueline Kennedy - abbiamo potuto apprezzare MOTT'S BOX, con la scatola di succo di mela al posto delle più famose confezioni di zuppa di pomodoro). Nel frattemlpo l'attenzione dell'americano on the road, alla scoperta dei rimodellati spazi della propria nazione, non può non soffermarsi sui cartelloni pubblicitari che ormai diventano parte essenziale della toponomastica statunitense e i collages di Tom Wesselmann questo vogliono cogliere mettendo insieme ritagli di poster propagandistici con pittura su tela come nella serie Still life di cui abbiamo apprezzato il number 36 con le MONTCLAIRE cigarettes in primo piano. Il mito della strada e delle auto si può trovare nel "figurativo realista" Robert Bechte che nel '68 intitola un quadro alla PONTIAC '61, rappresentata con famigliola che posa davanti alla mitica vettura, e nel precedente Broom street truck (63) di James Rosenquist che, in piena pop-art, ritrae in maniera iperrealista un dettaglio di un truck GMC.
Nella seconda metà dei '70 la pop-art e l'iperrealismo sfociano nello stile "fotografico". Un gruppo di artisti comincia a dipingere quadri dettagliatissimi fino quasi al maniacale e, soprattutto nel caso di Richard Estes, diventa difficoltoso distinguere il quadro da una foto. Di solito i soggetti scelti sono squarci di città, motel, distributori di benzina, solo raramente esseri viventi. Robert Cottingham nel '77 dipinge Radios, in cui l'insegna che dà il titolo all'opera s'impone in primo piano e un'altra reclamizzante un pacchetto di sigarette KENT viene scomposto in dettagli particolareggiati. Nell'incredibile (per minuziosa precisione) Ansonia dello stesso anno, dipinto dal citato Estes, un angolo di New York, quello contenente appunto l'hotel ANSONIA, viene riprodotto fedelmente in "duplice copia" dato che è dipinto anche il riflesso che appare su una grossa vetrata. MC DONALD'S e VISA sono (casuali?) comprimarie del maestoso hotel.
Arriviamo così agli anni '80, decennio in cui il graffitismo di Basquiat e di Haring incontra le provocazioni fotografiche di Cindy Sherman, quelle pittoriche di Barbara Kruger e quelle concettuali di David Salle e Jeff Koons. Proprio quest'ultimo arriva probabilmente al punto di non ritorno nella rappresentazione del consumismo nella società americana con New Hoover convertibles, installazione semplice semplice in cui quattro aspirapolveri HOOVER nuovi di zecca sono conservati dentro ad un box in plexiglass, definitiva consacrazione dell'oggetto di uso comune che diventa arte del "nuovo di fabbrica" che resterà per i posteri (e senza neppure la "deviazione" provocatoria situazionista del "cesso" di Duchamp...)
Stefano Barbacini
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