E’ inutile che scuotiate la testa ma un ascolto medio di oltre 11.000.000 telespettatori e uno share del 47.3% a serata, confermano che ancora oggi il Festival della Canzone Italiana attiri su di sé molte attenzioni e sfido chiunque di voi a dire di non esserci passato sopra con il telecomando “almeno per sbaglio”.
Detto questo, da buona iena, passo subito alla ciccia.
Molti di voi ricorderanno le anteprime della scorsa edizione, in cui per la prima volta fece il suo ingresso il placement di acqua Lete. Fu un effetto bomba perché la normativa al merito si era da poco adeguata e molti, “non ancora a conoscenza”, gridarono allo scandalo e alla pubblicità occulta, sollevando inutili polveroni che tirarono in ballo Rai, AGCOM etc etc. A proposito: le questioni si sono risolte con un nulla di fatto ...
Ebbene, anche quest’anno Lete ripopola le anteprime e a farle compagnia c’è anche il caffè Kimbo.
La prima cosa che balza agli occhi è, devo dirlo, il non senso e la totale mancanza di emozione e pathos trasmessi da queste anteprime che, come da parola stessa, precedono il programma e che, per questo, ne dovrebbero suggerire un ventaglio di emozioni e di immagini rubate.
In realtà basta poco, pochissimo, perché chiunque realizzi che ci troviamo davanti a clip create appositamente, nel vano tentativo di raccontare qualcosa; un qualcosa che nulla ha a che vedere con il festival. Nelle prime tre serate, i “nostri” citati placement sono buttati li, un po’ a casaccio: evanescenti, decontestualizzati e trattati da immaginette votive. Mi spiace doverlo ricordare anche ai guru di questa “rinnovata” forma di comunicazione ma il senso del placement é legato alla reale necessità di un prodotto per lo svolgimento del programma, quindi alle reali necessità da soddisfare dei bisogni. Nel nostro caso, vale a dire: bisogno di bere acqua o caffè per far fronte alla sete e al senso di stanchezza che derivano dall’importante e protratto impegno televisivo. Invece, cari placament dei miei stivali, non siete stati armonizzati, non avete raccontano nulla. Non avete raccontano l’arsura che siete stati chiamati a placare e che immagino si abbia in quei momenti durante i quali la gola si secca, l’energie si affievoliscono e le mani sudano. Non raccontano quanto, azzerato quasi ogni bisogno fisiologico, l’unica cosa che si possa mandare giù, è un buon caffè, nella speranza che possa fare un carico di energia che ti consenta di affrontare l’importante serata e un sorso d’acqua che ti aiuti a deglutire. Eppure, che diamine, non si chiede nulla di innaturale!!!
Fortunatamente nella quarta e nella quinta serata deve essere calata l’ispirazione nelle menti ed ecco comparire bottigliette di acqua nei camerini e durante le prove e anche il caffè timidamente fa sentire di più la sua presenza. Non entrerò nel merito delle “incertezze di regia” troppo vi sarebbe da dire e non è mio mestiere.
Vorrei però porre l’attenzione su quello che dalla quarta serata in avanti sembra essere accaduto durante il festival.
Non a caso all’inizio di questo articolo ho parlato di “ripopolamento”. Eh sì! Perché dopo il primo intervento di Celentano, che si è presentato sul palco munito di bottiglia di acqua e bicchiere, qualcosa deve essere senz’altro successo.
Innanzitutto mi è parso abbastanza evidente che l’acqua esibita sul palco non fosse la medesima di quella nelle anteprime. Il che con ogni probabilità deve aver mandato su tutte le furie Acqua Lete ed ecco così ricorrere ai ripari. Ripari a tal punto tessuti da far sì che la regia durante le ultime due serate del festival siimbattesse “casualmente” su bottigliette verdi dal tappo bianco, MA SENZA ETICHETTA, sapientemente posate sui pianoforti o tra l’orchestra con un ultimo exploit nella serata della finale in cui in una scenetta tra Morandi e Ivana Mrazova; Papaleo ammiccando al senso di sete che provoca il turbamento della visione sensuale di Ivana, brandisce una bottiglietta, SENZA ETICHETTA, da cui si disseta…
Peccato che questa non potrà annoverarsi direttamente nella lista dei placament meglio riusciti ma, c’è da giurarlo l’effetto, a mo’ di teaser, lascerà l’impronta e fornirà sicuramente ottimi risultati…come per magia.