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SPECIALI
22 Agosto 2008 - 23:21

Festival del product placement di Lecco

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Rassegna marche invadenti
Festival del product placement di Lecco Al festival Lecco una serata Marche invadenti.
Futuro. Un gruppo di persone scampate alle esplosioni nucleari vaga per un paesaggio desertico cercando di raggiungere il mare. Il viaggio è lungo, triste e segnato da eventi funesti, ma, dopo aver passato le rovine di una città, macchine distrutte e i resti di un aereo, finalmente i sopravvissuti riescono a raggiungere il mare. Sembrerebbe l’inizio di una nuova era, in realtà i guai sono appena cominciati. Una voce fuori campo ferma la scena. La pellicola è finita, i soldi anche, e (forse) il film non si potrà più fare.
Quello a cui stavamo assistendo era il film The survivors, sorta di remake di The most dangerous man alive (Allan Dwan, Usa, 1958), che il regista Friedrich Munro (Patrick Bauchau) stava girando in Portogallo.
Il film in cui tutto questo avviene è Lo stato delle cose (Der stand der dinge, Wim Wenders, Germania, 1982), vincitore del leone d’oro a Venezia nel 1982. Un film sulla sopravvivenza, non solo dei personaggi e dei protagonisti, ma addirittura del film stesso. Il regista del film, una volta terminati i soldi lascia la troupe e si mette alla ricerca del produttore. Dopo alcune peregrinazioni lo ritrova a Los Angeles, purtroppo nello stesso giorno in cui lo trova anche la mafia, dalla quale si sta nascondendo. Il produttore ed il regista vengono uccisi e con loro anche il film.
Altro scenario. Futuro. Questa volta non c’è stata una guerra nucleare, ma una ben più terribile, quella degli umani contro i pomodori, avvenuta dieci anni prima (Attack of the killer tomatoes, John De Bello, Usa, 1978). I sopravvissuti vivono ormai tranquilli, le coltivazioni di pomodori sono ormai sparite dal pianeta e qualunque traffico è dichiarato illegale. Uno scienziato pazzo, però, sta creando una razza di pomodori mutanti in grado di conquistare il mondo. Gli umani organizzano le difese, ma i veri guai devono ancora arrivare. Una voce fuori campo ferma la scena. La pellicola è finita, i soldi anche, e (forse) il film non si potrà più fare.
Il regista de Il ritorno dei pomodori assassini (Return of the killer tomatoes, John De Bello, Usa, 1988) raduna la troupe e comunica le due possibilità: o sospendere le riprese e morire per sempre o cedere alla pubblicità. Da quel momento il camice dello scienziato pazzo avrà sulla schiena un enorme logo Pepsi, scatole di Kellog’s si porranno fra la cinepresa e i dialoghi, i protagonisti consiglieranno di tanto in tanto di usare il dentifricio Crest dopo ogni pasto e, prima di ogni inseguimento, verrà illustrato il motivo per cui si sceglie di utilizzare la Honda 850.
Un po’ come succedeva a Truman Burbank (Jim Carrey), protagonista di The Truman Show (Peter Weir, Usa, 1998), quando la sua vita (sceneggiato) veniva interrotta dagli amici che decantavano la bontà degli sponsor.
Partendo da The Truman show, un film dove fra l’altro i brand presenti (quelli nello show, non quelli esterni), sono inventati appositamente per il film come la birra “recinto”, una serata dedicata alle invasioni fra il cinema e la pubblicità.
Marche che disturbano il protagonista o che hanno pesantemente a che fare con loro, ma non solo. Pubblicità che si rifanno al cinema cercando di catturare consumatori avvalendosi della loro brand equity, scene di film remakate dalla Lego e film che fanno la parodia di pubblicità richiamando così il prodotto. In questo senso il caso più recente italiano è sicuramente quello del gorilla dello spot del crodino che irrompe sul set de Gli occhi del cuore alla ricerca del suo camerino. Mancano all’appello i film fatti direttamente dalla marca per aggirare i vincoli dello spot già visti nelle scorse puntate (serata cinema e auto).
Chiude il la giornata una serie di spot di grandi registi che ricalcano in pieno lo stile del regista al punto da essere quasi obbligatorio l’inserimento dello spot nella loro filmografia.

JMN

www.dysnews.eu

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