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28 Marzo 2011 - 09:13

DYLAN DOG: IL FILM

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Il film ufficiale di Dylan Dog
DYLAN DOG: IL FILM

DYLAN DOG: IL FILM – Kevin Munroe (2010)

 

Dov’è Sclavi?, trovate Sclavi!

Brandon Routh nei panni dell’Indagatore dell’incubo cerca disperatamente Sclavi (si tratta di un personaggio della pellicola, un vampiro “dormiente”) e anche noi lo cerchiamo, ma al contrario dell’attore noi non lo troviamo. Sì perché delle storie create dal Tiziano padre di Dylan Dog non vi è nulla in questo che è il film “ufficiale” dell’eroe dei fumetti della Bonelli.

Possiamo ben dire che mentre “Dellamorte Dellamore” era in tutto e per tutto una storia di Dylan Dog senza Dylan Dog, questo è l’unico film con Dylan Dog ma senza il mood delle storie di DD.

Abbiamo invece un attore palestrato americano iperattivo (tipico corpo anni ‘90/’00) ad incarnare il personaggio dei fumetti che conosciamo magro e piuttosto incerto quando si tratta di agire (tipico corpo post-hippy ecologista anni ’70) con i vestiti d’ordinanza (camicia rossa, jeans, giacca nera, CLARK o simil Clark), col clarinetto a portata di mano, il maggiolone della VOLKSWAGEN, la cliente con cui fa sesso ecc. (ma senza Groucho, troppi problemi legali ed economici per riproporre il più famoso dei fratelli Marx anche se in versione sosia) che agisce a New Orleans in ece di Londra ed è catapultato in una storia piuttosto stupida in un’ambientazione che sta tra un videogioco fantasy e la serie televisiva True Blood (zombie, lupi mannari e vampiri tutti insieme con questi ultimi che vendono il loro sangue come droga per gli umani).

Il film è un tipico b-movie action/horror di quelli moderni con effettacci digitali come se ne vedono tanti (citiamo ad esempio le famigerate opere di un De Coteau o di un Lussier) pieno di azione e sparatorie, trasposizione americana da pop corn movie di un personaggio (quello creato da Sclavi) dalla caratterizzazione decisamente europea.

Dove imperavano mistero, ambiguità e horror vacui troviamo invece azione continua, grossolane sparatorie, ironia risibile. Stiamo parlando naturalmente dei migliori episodi della serie a fumetti (di numeri del bonellide brutti quanto questo film ne abbiamo letti più di uno…).

Le uniche cose divertenti, a parte la già citata presenza di un vampiro di nome Sclavi, riguardano l’aiutante di Dylan, Marcus, che dopo pochi minuti di film viene addentato a morte da un lupo mannaro e diventa un living dead. Gustose le sequenze ambientate nell’outlet degli zombie dove i morti viventi possono andare ad acquistare parti anatomiche per sostituire quelle troppo marce del loro! (A Marcus viene sostituito un braccio con uno appartenuto ad un uomo di colore “è di ripiego, era l’unico della tua misura!”).

Per il resto nulla di decente da ricordare a cominciare da una trama giallo-horror in cui il detective deve scoprire chi ha ucciso a morsi il padre della giovane e bionda cliente che lo contatta. L’omicida è da ricercarsi tra i lupi mannari e i vampiri di cui un tempo Dylan era stato giudice e consigliere prima che un evento tragico lo coinvolgesse. Eventi passati traumatici che dovrebbero dare interesse alla banale narrazione ma senza riuscirci minimamente.

Product placement non eccessivo che si limita ad una buona visibilità di due locali di tipici di New Orleans, il FROSTOP BURGERS e il market BREAUX MART e ad una rapida carrellata su di una pila di COCA COLA.

Molto interessante invece il posizionamento di un computer APPLE il cui guscio bianco riportante la ormai famosa mela masticata fuoriesce all’apertura di una cassa da morto con Marcus che esclama: “non sapevo che la APPLE facesse anche le bare!”.

Stefano Barbacini

©www.dysnews.eu

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