Questa volta il regista Darren Aronofsky ci va giù davvero duro, riuscendo a confezionare un'opera quasi insostenibile e genuinamente disturbante (David Cronenberg l'amerà senz'altro) nella sua crudezza, sul tema del doppelgänger e la transmutazione. In questo caso l'abuso non è solo fisico come quello a cui si sottoponeva Mickey Rourke in The Wrestler, ma soprattutto mentale e psicologico. Il regista ci mette davanti alla graduale (auto)distruzione di una personalità, ed alla nascita di un'altra, oscura e contorta dai brandelli della prima. Il tutto immolato sull'altare del balletto classico, che credo mai prima d'ora era stato rappresentato in una pellicola in maniera così cruda e spietata, senza smancerie e romanticismi. Solo una corsa disperata verso la perfezione scenica, a scapito di tutto e di tutti; e pazienza se per la strada si perderà la sanità mentale, è un piccolo prezzo da pagare dopotutto. La protagonista Nina (stupendamente interpretata da Natalie Portman) è una ragazza fragile, insicura e repressa, tanto brava nella danza quanto insipida e immatura; perennemente dominata da una madre ossessiva che trasferisce su di lei i suoi sogni (frustrati) di successo. Anoressia portata al limite estremo della sopportazione, autolesionismo disperato, spietata competizione tra ballerine, sessualità repressa, dolorose ferite da troppo allenamento. Se pensavate che il balletto fosse una rappresentazione artistica asettica ed algida, qui ci viene mostrato tutto il suo lato oscuro e la sofferenza e competizione sfrenata che stanno dietro ad ogni rappresentazione. Roba che al confronto il football americano di Oliver Stone sembrerebbe una passeggiata. Proprio come nei temi sul doppio cari al già citato Cronenberg (vedi Inseparabili - Deadringers) la scissione tra le personalità che subisce Nina (che interiorizza a tal punto la storia de Il lago dei cigni fino ad immedesimarsi nei due protagonisti dell'opera, il cigno bianco ed il malvagio cigno nero) porta a lacerazioni definitive ed insanabili, sul piano fisico e mentale. Il tutto in un vortice che a tratti si fa volutamente allucinatorio e cupo, fino a sconfinare quasi in territori horror, fino alla catarsi finale e definitiva dinnanzi al pubblico. Un'opera decisamente forte, primeva e profonda questo Black Swan, che va a scavare nel buio dell'inconscio della protagonista e vi trascina lo spettatore non risparmiandogli alcunchè sulla strada verso la dannazione. Nel film, girato con tecnica quasi documentaristica come già per il precedente The Wrestler, non sono presenti product placements. Poco l'opera si presterebbe ai piazzamenti, vista la storia ed il suo svolgimento quasi sempre limitato tra la palestra di danza e le mura di casa. Giusto i cosmetici, soprattutto il rossetto che Nina ruba ad un'altra ballerina, sarebbero potuti prestarsi al piazzamento di una marca. Ma parrebbe invece, da alcune notizie che filtrano in questi giorni dagli Stati Uniti, che il vero beneficiario di promozione data dalla pellicola sia stata l'opera in se che vi è rappresentata, Il lago dei cigni di ?ajkovskij, appunto. Parrebbe infatti che il successo che il film sta riscuotendo abbia portato una certa esposizione mediatica sull'opera, e diverse compagnie e teatri che la mettono in scena hanno ottenuto (è confermato dagli stessi responsabili) degli inusuali picchi di pubblico e di interesse, sicuramente dovuti alla presenza concomitante nelle sale cinematografiche di questo Black Swan.