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CINEMA
28 Novembre 2021 - 08:27

TORINO FILM FESTIVAL 2021

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THE STRINGS – Ryan Glover, Canada, 2020
TORINO FILM FESTIVAL 2021

Nelle stanze di Rol al Torino Film Festival 2021 si incrociano i generi e l’horror si contamina con il cinema e la musica indie per farne uscire prodotto se non proprio riusciti almeno curiosi nella loro povertà di budget.

La musicista canadese Catherine ha appena rotto con il compagno e con il gruppo con cui è diventata famosa. Ora, in cerca di nuova vita, decide di intraprendere una carriera solista e di liberare anche i propri orientamenti sentimentali e sessuali.

Per fare questo si fa accompagnare dall’amica Grace in un cottage isolato sull’Oceano ghiacciato. Sola con la sua creatività e con la sua psiche sottoposta a stress si ritroverà nella classica casa infestata…

Per quanto riguarda la parte horror viene riproposto il classico del genere sempre buono dalle dark house degli anni 20 passando per William Castle e i pov recenti (la serie Paranormal Activity). Quindi casa con un passato di strani morte accadute all’interno, rumori inquietanti, porte che cigolano, sedie che si spostano da sole e presenze fantasmatiche paurose.

Quello che cerca di fare Glover per differenziare il racconto è inserirvi la vicenda personale e complicata della musicista. Le presenze saranno reali o la mente di Catherine ha fatto din don?

Inoltre il regista sfrutta il talento di Teegan Johnston, l’attrice protagonista, che è realmente una musicista indie e per tutto il film ci delizia con le sue canzoni invero decisamente interessanti ma in numero eccessivo tanto da dare una fastidiosa sensazione di autocelebrazione.

Infine un’osservazione personale, la ricerca iconografica (ruvidezza delle immagini e conseguente straniamento favorito dal “metafisico” paesaggio glaciale) si arresta di fronte alle “nuove” tecnologie di comunicazione. Utilizzarle fa molto figo, moderno e attuale, ci si parla con Skype, si fanno selfie e video coi telefonini, personalmente trovo tutto ciò però scarsamente cinematografico e non capisco perché si debba rovinare una scelta estetica precisa con inserti non necessari di brutte immagini.

Ci sembra ci sia una scelta ben precisa di non far vedere product placement nel film, almeno vedendo la macchina fotografica utilizzata da Grace a cui è stato “oscurato” il logo, ma comunque non si è rinunciato ad inquadrare le tastiere Korg utilizzate da Catherine per far musica e un I-phone.

Voto 5

Stefano barbacini

©www.dysnews.eu

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