Regista olandese, ambientazioni torbide, titolo Instinct, l’attrice principale che è stata protagonista del film Black Book… Come si fa a non pensare a Paul Veroheven davanti all’esordio del 2019 di Halina Reijn? La Reijn è quella del recente Babygirl con la Kidman (quindi approdo ad Hollywood come Verhoeven) che ripropone temi già presenti qui. La regista non gira con la virulenza e l’afflato spettacolar-cinefilo del ben più famoso collega ma, anzi, rende intimo e psicologico ciò che è sordido e sessuale. Si concentra spesso sul volto dell’espressiva Carice Van Houten per esplorarne i dilemmi, le lacerazioni interiori e le ossessioni sensuali che vengono così a galla, per così dire, in progressione controllata. Nicoline (Van Houten) è una psicologa carceraria che deve esaminare il caso di Idris (Marwan Kenzari, pezzo d’uomo olandese ma dalle evidenti origini esotiche), un violentatore seriale che attrae le donne con il suo fascino (e con il suo fisico) per poi commettere violenza su di loro. Un uomo che non riesce a trattenere i propri “istinti” violenti. Nicoline ne resta sedotta ed è combattuta tra l’attrazione che ha per lui e il pericolo di concedersi alla supremazia dominante di un maschio alfa criminale. Come in Babygirl è una lotta tutta personale tra sottomissione e dominio, tra l’accettazione della posizione subordinata all’uomo, che concorre con la sessualità deviata, e la forza femminile del saper controllare la situazione e gli “istinti”, ancora… Carice Van Houten è un’attrice che non si è mai tirata indietro ad interpretare ruoli ai limiti e anche qui in alcune scene riesce a rendere la potenza dell’ambiguità del desiderio, ha però dichiarato che, in solidarietà con il movimento Me Too, non si sarebbe più mostrata nuda (mentre la ricordiamo ne Il trono di spade ben più spavalda da questo punto di vista). Accettiamo (ci mancherebbe…) che un’attrice possa pensarla così ma facciamo fatica a capire perché mostrare un corpo femminile o maschile, consenziente, sullo schermo possa andare contro i diritti delle donne; da cinefilo (e quindi voyeur…) vi chiedo: perché volete privarci del poco di bello che c’è nell’essere umano? (voto 6) Vi è un “gioco” di vero/falso nel film, Idris afferma di avere un figlio ma resta ambiguo quando alla psicologa dice che lavora al KFC mentre alla sua assistente al McDo. Product placment gratuito per le due catene di fast food?
Ma prima di Babygirl che, come detto, riprende il gioco a due di dominazione e sottomissione, Halina Rejin gira un horror che sembra una delle varie versioni di Dieci piccoli indiani ma che diventa un teatrino di isteria collettiva e di svelamento delle ipocrisie di un gruppo di amici. Sta per scatenarsi un uragano e, in una villa isolata, alcuni amici, cinque ragazze e due ragazzi, si radunano per passare assieme la serata. Un gioco di società chiamato Bodies bodies bodies, che è anche il titolo di questo film del 2022, una specie di cena con delitto, si trasforma in realtà quando uno di loro è realmente sgozzato con un spadone antico. Va via la luce e nel buio i rapporti tra gli amici cominciano ad essere inficiati da gelosie, sospetti, diffidenze dando via ad un mattatoio generale. Cosa differenzia questo horror da tanti altri del genere? Intanto il punto di vista prettamente femminile (una volta tanto le prime vittime sono proprio i due uomini), la resa dei contri tra donne benestanti e politically correct che si credono amiche e solidali tra di loro ma che nascondono veleni ed antipatie tipiche di qualsiasi comunità, un certo snobismo di casta contro le differenze sociali, la trasformazione dell’orrore fisico (che pure resta con molto sangue) che ad un certo punto viene soppiantato dalla violenza verbale e dalle ferite inferte dall’odio (ad un certo punto sembra di esser finiti in una piéce tipo Carnage di Polanski), i rapporti e le tensioni sessuali che sono incentrati principalmente sul lesbismo di due delle protagoniste. La sceneggiatura a tratti butta allo sbaraglio modernità che riguardano social e diritti civili, ecologismo e rispetto delle differenze razziali, diluendo però la tensione. La regia della Rejin è invece ben concentrata sui corpi portati ai limiti, come suo costume. (voto 6+) Si parla social come detto e si citano Tinder, Twitter e Google calendar e nel product placement entrano anche il Monopoli, i Cheerios e l’acqua San Pellegrino. In tutto questo marasma serve anche un po’ di Xanax.