Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
27 Gennaio 2021 - 13:34

IDENTIFICAZIONE DI UNA DONNA

 Print Mail
Beginning (Dea Kulumbegashvili, Georgia, 2020)
IDENTIFICAZIONE DI UNA DONNA

Nell’esordio folgorante di Dea Kulumbegashvili visto al Trieste Film Festival 2021 (che per inciso in tempi di “magra” è riuscito a mettere insieme un concorso lungometraggi di ottimo livello) vi sono due avvenimenti drammatici, uno stupro ed un omicidio. Nella normalità questi avvenimenti sarebbero il punto clou del film, l’inizio o la fine di una storia, ma nei piani della regista e sceneggiatrice rappresentano solo una parte della rappresentazione di un’esistenza. Il vero soggetto è proprio la protagonista Yana, la sua psicologia di donna alla ricerca di se stessa, l’ambiente in cui vive, gli uomini di cui è circondata.

Yana vive in una piccola comunità di Testimoni di Geova, l’inizio è scioccante, durante un incontro sulla parola di Dio dall’esterno arrivano bombe incendiarie che bruciano il luogo dedicato a ciò. La polizia cerca di dissuadere il capo della comunità dal fare denucia (il gruppo è mal visto dal resto della popolazione). Yana è la moglie del capo della comunità ma è lei, come detto, la protagonista del film. Sono la sua dipendenza e subordinazione al marito, la sua difficoltà a vivere in una comunità chiusa in se stessa, la crescita del figlio, le sue pulsioni sessuali, le sue aspettative di una vita differente, i temi che interessano la Kulumbegashvili. Al villaggio arriva un ambiguo personaggio che entrerà nella vita di Yana con un misto di attrazione e timore. Un elemento perturbante che acuirà i pensieri e le titubanze della donna.

Beginning è un film femminista di intelligenza rara. L’indagine dei rapporti donna/uomo nella società georgiana, la scrupolosa analisi della psicologia di una donna seguendone i comportamenti comuni e dando corporeità ai suoi pensieri. Questo fa mirabilmente la regista che non per nulla cita la “Jeanne Dielmann” di Chantal Ackermann come fonte di ispirazione.

Cosa sono il paradiso e l’inferno, cosa il male e il bene viene chiesto ai bambini prima di essere battezzati al fiume. Ma esistono queste differenze? La regista ci dice che c’è altro, ci sono zone grigie insondabili e che l’uomo è destinato comunque a svanire come la sabbia (letteralmente...).

Ma è anche dal lato tecnico e stilistico che la giovane georgiana ci sorprende. Linguaggio rarefatto, piani fissi e piani sequenza lunghi e lunghissimi (più di sei minuti di macchina fissa su Yana sdraiata a terra immobile, sei minuti intensi e “necessari”), grande attenzione alla fotografia volutamente naturale e morbida aiutata dalla flessibilità del 35 mm a cui si è affidata. Tsai Ming-liang incontra Paradjanov.

Nessun product placement.

Stefano barbacini

www.dysnews.eu

Share |