L’inadeguatezza alla vita moderna dell’apparire, del contare di fronte agli altri. L’invidia di un compagno artista che sta acquisendo fama e tu, povera ragazza insignificante, che lavori come commessa in una pasticceria e il tuo compagno non ha nessuna attenzione per te. Questo succede alla protagonista di Sick of myself (2022) del norvegese Kristoffer Borgli (grazie a questo film poi approdato negli States assurgendo una certa fama con il recente The Drama), Signe (Kristine Kujat Thorp). Situazione per lei che diventa patologica quando comincia a mentire su tutto e quando comincia a capire che riesce a farsi notare e ben volere solo quando finge di essere malata. Questa condizione la porta all’estremo procurandosi un prodotto farmaceutico russo, altamente tossico, che le causa una pesante malattia della pelle. Ecco che così, in condizioni sempre peggiori di salute, viene presa in considerazione dal compagno che si scusa per le poche attenzioni che ha avuto per lei in precedenza, dagli amici che, finalmente, l’ascoltano quando parla e, addirittura, da una casa di moda che utilizza modelle con disabilità per le sue sfilate. Riesce così ad avere i suoi “quindici minuti” di notorietà e sembra felice ma… il troppo stroppia… come si suol dire. Black comedy sempre giocata sul vero e non vero, a volte si fa fatica a capire se quel che succede è realtà o sogno (se non incubo), girata guardando al nuovo filone del body horror che sta diventando un metodo espressivo interessante per illustrare i disagi giovanili in una società opprimente e competitiva. (Voto 7) Nel product placement citazioni per alcune firme di moda come Balenciaga e H&M e per Tinder. Un Mac della Apple appare ma molto appartato, mentre Ritalin e Xanax vengono citati per dare credibilità al fittizio Lixedol russo.
Uno dei miei riferimenti principali per il cinema “Bis” è il francese San Helving, curatore di Notules Vod Lunaires su MadMovies. Lì lui sconsigliava la visione di The Emperor’s sword (2020) del cinese Yingli Zhang, ma, testa dura, io ho voluto comunque visionarlo. Non è tanto la trama trita e ritrita del wu xia in questione (una spada che potrebbe dare il potere assoluto ad un tiranno deve essere portata, da una ragazza, a dei ribelli che possono fermare la dittatura e questa viene inseguita dalle truppe governative ed aiutate da qualche saggio umanista e da qualche ribelle), anzi il plot ha anche qualche “deviazione” dal consueto con morti inaspettate per un film di “eroi”. Il vero problema del film è l’orrido aspetto da videogioco che gli danno gli effetti digitali e la I.A. Qualche filo di speranza me la dà Helving scrivendo che il problema non è l’I.A. ma come viene usata: “l’I.A. da sola non garantisce la riuscita di una scena, ancora c’è bisogno della visione degli interpreti e un’équipe all’altezza delle sue possibilità”. Speriamo sia così San… speriamo ci sia ancora spazio per una creatività non standardizzata. Non è comunque il caso di questo film. (voto 5-)
Non so quanti in Italia conoscano Al Yankovic, diventato famoso come “weird” Al Yankovic. Personaggio scherzosamente folle che diventò famoso nei primi anni ’80 per riproporre classici del rock cambiandone i testi (il primo successo fu My Bologna al posto di My Sharona…). In pratica uno che è riuscito a diventare famoso parodiando canzoni altrui. E da un personaggio simile, insieme al sodale regista e sceneggiatore Eric Appel (una carriera passata a dirigere episodi di serie tv al suo esordio nel lungometraggio cinematografico), non ci si poteva aspettare che una biografia che è… la parodia di una biografia! Weird: The Al Yankovic Story (2022) infatti racconta del suonatore di fisarmonica, inviso per questo alla propria famiglia, che diventa famoso stravolgendo in modo geniale e demenziale testi di canzoni, ma lo fa costruendo un personaggio irreale (“in verità io ho avuto una vita del tutto tranquilla”), una rockstar che diventa l’uomo di Madonna, la quale lo sfrutta utilizzando il sesso per fargli fare ciò che vuole; che durante un party conosce Dalì, Divine, Andy Wahrol, Pee Wee Herman, Alice Cooper e dove ridicolizza il dj Wolfman Jack; che sconfigge la banda del trafficante di droga Escobar in stile Rambo e poi lo uccide a colpi di mitra; che, infine, abbandona Madonna perché diventa la nuova regina del narcotraffico! “In verità io con Madonna ho parlato 35 secondi in un backstage in tutta la mia vita, qui ho un po’ allargato la cosa” racconta ridanciano in un talk show televisivo Yankovic (che nel film interpreta un discografico ottuso). Yankovic è interpretato da un Daniel Radcliffe divertito e stralunato, definitivamente liberatosi dell’aspetto da giovane maghetto. Spasso sfrenato e black humour in un film che, dopotutto, nonostante il personaggio, non ti saresti aspettato. (voto 7) Product placement inaugurato dalla copertina della vecchia rivista Mad (più una dichiarazione d’intenti che pubblicità), poi Manning’s, Youth & Beauty e, sulla tavola l’immancabile scatola di Kellog’s e, guarda un po’, latte Parmalat.
La libertà assoluta dai legami e dalle convenzioni della società la si può trovare nelle pratiche sadomaso? Siate liberi, siate perversi ci dice Misa the killer, la protagonista del film Safe word (2022) di quel bizzarro e anticonvenzionale regista che si chiama Koji Shiraishi, prolifico autore di serie, video, horror e tanto altro, di cui ricordo il sadico Grotesque (2009) e il più delirante film delle “saghe” di The ring e Ju-on, ovvero Sadako vs. Kayako (2016). Non è la prima volta che il regista “gioca” con il mockumentary (ad esempio Noroi del 2005) e qui si ripete, infatti il film è presentato come un documentario su Misa con una camera che la segue ovunque. Veniamo così a sapere che la ragazza è un’ex-westler con aspirazioni a diventare una idol, cioè una di quelle giovani star del pop che fanno impazzire i coetanei in Giappone. Vista però l’eccessiva tempra, spudorata e scontrosa, viene bandita dal mondo dello spettacolo. Viene però notata dalla padrona di un locale sadomaso che la vuole ingaggiare come dominatrice. Dopo una prima ritrosia, accetta di essere “istruita” dalla mistress Kanon scoprendo i piaceri e l’eccitazione di dominare ma, soprattutto, di essere schiava. Problemi li avrà quando, volendo continuare la carriera di cantante pop, verrà messa in pubblico questa sua “perversione”… Il film si mangia completamente le patinature ridicole della serie delle Cinquanta sfumature… ed è un calcioinculo alle regole morali di una società castrante riguardo al sesso, basti dire che la liberazione totale di Misa avverrà (spoiler!) con una pioggia dorata in bocca sul palco! Partecipazione divertita della star del cinema giapponese Masahiro Takashima che interpreta se stesso come perverso adepto al masochismo… (voto 6/7) Felpe Champion e Uber nel product placement del film.
Il mondo dello spettacolo televisivo, l’ansia del primeggiare nello share, la spudoratezza di conquistare il pubblico con lo sfruttamento del dolore e dell’incredibile, il soprannaturale, il pauroso. Questo viene analizzato nel bell’horror (su Netflix) dei fratelli australiani Colin e Cameron Cairnes, due registi che conoscono bene la produzione televisiva (hanno diretto varie serie tv) e il cinema dell’orrore. Ne esce una specie di Quinto potere mischiato con il Faust, l’Esorcista e i film delle sette diaboliche. Costruito come un mockumentary biografico su un conduttore televisivo di talk show (tipo il David Letterman Show e co.), tal Jack Delroy (ben interpretato con la giusta “simpatia” costruita e plastica da David Dastmalchian) che, dopo la morte dell’amata moglie di cui sfrutta il dolore in diretta per aumentare l’audience, si ritrova in crisi personale e professionale. Segue un oscuro periodo di silenzio in cui si narra di sue partecipazioni ad orge sataniche, poi Delroy torna con una puntata particolare del suo show, uno speciale Halloween in cui appariranno un sensitivo che parla con i morti, uno scettico illusionista che è esperto nello scoprire le truffe di sedicenti portatori di poteri medianici e, infine, una parapsicologa con una ragazzina sua paziente che pare sia posseduta dal diavolo. Il film diventa il resoconto pari pari della puntata in questione e di come… sfuggirà di mano al conduttore in un finale gore (non inaspettato). Il film è intitolato Late night with the devil: in onda con il diavolo (2023) ed è consigliato ai cultori del genere. (voto 7-) A parte le numerose testate giornalistiche presenti nel film, non vi è un vero e proprio product placement, la trasmissione tv è sponsorizzata dall’azienda fittizia Cavendish.