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CINEMA
25 Gennaio 2026 - 23:44

IL PONGISTA PRESUNTUOSO

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Marty Supreme (Josh Safdie, Usa, 2025)
IL PONGISTA PRESUNTUOSO

Mi pare che Josh Safdie dei due fratelli sia quello che meglio ha mantenuto lo stile registico che li ha resi grandi con Diamanti Grezzi (2019), almeno a vedere il pluriacclamato Marty Supreme che arriva in questi giorni al cinema. Un cinema asfissiante, che toglie il fiato, velocissimo, e non perché vi sia molta azione, ma per il montaggio spezzettato, per quella camera sempre a ridosso dei personaggi, per quei dialoghi serratissimi.

Josh Safdie si appoggia ad uno degli attori più “pompati” del momento (il nuovo Di Caprio?), ovvero Timothée Chalamet, reduce dall’interpretazione (invero ottima) di Bob Dylan in A complete unknown per incarnare un campione di pingpong, Marty Mauser, che vorrebbe uscire dal quartiere ebraico di New York per conquistare il mondo in un periodo (siamo nel 1952) in cui ancora lo sport non era particolarmente sviluppato, almeno negli Stati Uniti. Costretto a lavorare in un negozio di scarpe dello zio per pagarsi il viaggio per poter partecipare ai campionati del mondo del suo sport e, certo di poter vincere, cominciare a guadagnare tanti soldi per poter avere un futuro meno misero del presente. Si scontreranno la voglia di rivincita dei reduci ebraici al delirio nazista (su cui Marty scherza pesantemente) rappresentata dal nostro e quella degli sconfitti dall’atomica, i giapponesi, con il campionissimo Endo. Marty perderà la finale (tranquilli siamo solo ad inizio film) e comincerà una lotta senza quartiere per riuscire a rifarsi partecipando ai mondiali di Tokyo dell’anno successivo; per questo accetterà umiliazioni, passerà sul “corpo” di amici e parenti, commetterà crimini, andrà a letto con una diva del cinema ritiratasi a vita privata (Gwylneth Paltrow interpreta questa donna forse ritagliata su Greta Garbo), abbandonerà la donna amata Rachel (Odessa A’zion, ruspante personaggio creato sulla falsariga delle donne ebree americane del tempo). Cosa si è disposti a fare per raggiungere il successo? Cosa si è disposti a perdere?

Il film avanza arrembante tra tanti episodi che rappresentano tappe di un’odissea del personaggio verso la maturità, tra commedia e avventura, sfide sportive e pericolosi incontri (in particolare quello con il personaggio di Abel Ferrara, pigmalione dei fratelli Safdie), sesso e clamorose bugie. Chalamet è bravo ad immedesimarsi con il personaggio, che fondamentalmente è antipatico, nella sua presunzione e sovrastima di sé stesso. Personaggio epico e film molto denso, girato sporco e serrato (si ricordano gli indipendenti newyorchesi e il cinema di Cassavetes come punti di paragone) che, purtroppo, frena un po' troppo nel finale scivolando nello scontato e non riuscendo, a mio parere, ad eguagliare il capolavoro Diamanti Grezzi già citato. (voto 7)

Molte aziende e marche di scarpe citate ma mi pare tutte inventate e quindi non product placement

STEFANO BARBACINI

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