Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
23 Dicembre 2021 - 00:21

DIARIO VISIVO (Fruit Chan)

 Print Mail
Made in Hong Kong (Fruit Chan, Hong Kong, 1997)
DIARIO VISIVO (Fruit Chan)

Autumn Moon è un giovane cresciuto nelle strade di Hong Kong a giocare a basket con gli amici e a prestare servizi alla criminalità locale, unico sbocco per i giovani poveri (perchè la povertà non può che portare disgrazie dice la disillusa madre abbandonata dal marito per un’altra donna). Sogna di diventare indipendente, un gangster come quelli dei film ma ha una coscienza ed un cuore che battono e non gli permettono di agire senza scrupoli come servirebbe. Prenderà sotto la propria ala protettiva un povero ragazzo debole di mente, bullizzato e sfruttato, sarà ossessionato dalla morte suicida di una giovane donna e si innamorerà della sedicenne Ping, malata e bisognosa di soldi e di un trapianto di rene... non proprio la corazza di un futuro boss...

Made in Hong Kong è un dramma giovanile che si svolge nei quartieri poveri di Hong Kong tra cortili, vicoli sudici, condomini alveare, una Hong Kong sulla via della sparizione perchè sta per essere inglobata dalla grande madre Cina (infatti le vicende narrate si svolgono durante l’ultima estate prima del passaggio del lembo di terra dal protettorato inglese alla Cina, appunto). Fruit Chan sa ben sfruttare il magrissimo e scattante fisico del suo protagonista che sembra uscito da un film americano anni ’70 e che cerca la sua via tra l’umidità, il caldo, lo sperma e il sangue che non lo lasciano mai, neppure nei sogni. Un dramma nerissimo ma girato senza tralasciare una certa ironia inserita nel racconto, un dramma senza speranza tanto che il posto più bello per Moon, il disabile e Ping è il cimitero sulla collina, là dove si consumerà il loro amore post-mortem.

Da poco restaurato dalla Cineteca di Bologna si conferma un film di culto della cinematografia di Hong Kong, sperimentale e sanguigno, metaforico e realista allo stesso tempo.

“L’accuratezza con cui vengono raffigurati i luoghi, la loro varietà e l’impressione di scoperta costante stemperano il senso di nero dramma disperante e un po’ fabbricato per restituire un sentimento di urgenza e di eternità, con uno strano ed insolito utilizzo dei tempi per cui le azioni dei protagonisti, a volte vitali altre derisorie, risultano non una mera vanità estetica ma la volontà di descrivere il labirinto senza scappatoie dove essi errano, e la cui bellezza si trova nelle ramificazioni infinite” (Pierre Eugene, Cahiers Marzo 2021).

“Made in Hong Kong illustra, letteralmente, un trapianto impossibile: quello di una città a una madrepatria temuta, quello di una ragazzina che aspetta il suo donatore senza sperarlo veramente. La regia orchestra il balletto di corpi che si attirano senza potersi unire. Corrono, si riuniscono, ansano e ripartono. Si incastrano in mezzo a cancelli, recinzioni, ringhiere delle scale... A questa unione impossibile si aggiungono delle separazioni brutali (...) Montatore del suo film, Fruit Chan rifiuta raccordi troppo armonici, troppo puliti. Striglia un cavallo selvaggio, in modo che rischi di disarcionare lo spettatore (...) Cucito con grossi fili come la creatura di Frankenstein, Made in Hong Kong brillava di uno charme avvelenato che col tempo si è amplificato.” (Adrien Gombeaud, Positif 687, Maggio 2018)

Product placement principale il 7eleven dove lavora la madre del protagonista, poi tra le varie magliette con loghi famosi (Dolce e Gabbana, Nike, Menace, The North Face...) abbiamo anche un cercapersone Motorola.

Stefano barbacini

Heung Gong jai jo

Regia: Fruit Chan
Data di uscita: 01/01/1997
Location: Hong Kong
Cast:
Wenders Li

Attenzione: l'accesso ai link è riservato agli abbonati Dy's World


© www.dysnews.eu