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CINEMA
23 Ottobre 2026 - 01:46

TOHORROR 2026 (1)

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Mum, I'm alien pregnant; The boy with the light-blue eyes; Fuck my son!
TOHORROR 2026 (1)

Già passato al NIFFF 2026, Mum, I’m Alien Pregnant (2026), film neozelandese firmato Sean Wallace e Jordan Mark Windsor, è stato selezionato anche dal Tohorror 2026 e sarà anche tra quelli scelti dal Trieste Science+Fiction Festival di quest’anno. Evidentemente la commedia tra fantascienza e assurdo ha colpito un po’ tutti. Una ragazza insoddisfatta sessualmente, che vive con la madre, incontra uno strano vicino di casa che le mostra un pene “alieno”, dovuto probabilmente ad un rapporto sessuale della madre del ragazzo durante un “abduction” extraterrestre… I due, in evidente bisogno di esuberanza sessuale, si prodigano in una masturbazione contemporanea e uno schizzo di sperma alieno colpisce la vagina della ragazza… mettendola incinta! Naturalmente la gestazione non sarà normale… In questa storia che sembra del tutto assurda e grottesca, piena di liquidi corporei che schizzano ovunque come sperma (acido), vomito (verde), placenta (mostruosa e puzzolente), latte materno (accecante) e merda (generatrice…), in realtà ci si può trovare una, singolare va detto…, rappresentazione delle difficoltà di diventare madre, quelle della scelta se esserlo o meno anche cercando l’aborto, fino arrivare al rovesciamento della maternità e del dolore della crescita del bambino riversato sul maschio… Insomma vi è intelligenza nella costruzione dell’assurdo con aggiunta di dialoghi spesso spassosi. Altro punto a favore del film è la messa in scena di persone e corpi del tutto anomali rispetto a quelli perfetti, belli e patinati delle commedie hollywoodiane, cosicché problemi di peso, di autostima, di vergogna di sé stessi, fanno da corollario alla trama principale. (voto 7) Solo una citazione del Nesquik da registrare in un possibile product placement.

Sempre in concorso al Tohorror 2026 il greco The boy with the light-blue eyes (2026) dell’esordiente Thanasis Neofotistos che si immerge nella realtà dei paesini dalla mentalità retrograde e dalle credenze delle leggende locali (che spesso poi nei film horror si materializzano…) tipiche del genere folk-horror. Un ragazzino nasce con gli occhi chiari che da queste parti sembra voglia dire portatore di sventura e morte. La madre e la nonna (una specie di strega temuta da tutti) tengono nascosto il fatto al resto degli abitanti del paese celando lo sguardo del ragazzo dietro ad una maschera che copre gli occhi e facendo credere a tutti che abbia problemi di fotosensibilità. Neofotistos gira con piani sequenza, macchina a mano e seguendo i protagonisti con movimenti nervosi dando un’atmosfera particolare al film, ma poi vi mette troppi rami di trama insoluti (ad esempio il protagonista ha un amico con cui ha un rapporto probabilmente omosessuale che poi si tronca senza troppe spiegazioni) e incappa in qualche incongruenza che fanno perdere punti alla sua opera. (voto 6-)

Se un film da Freakshow (la sezione del festival che corrisponde agli Ultramovies del NIFFF) c’era da scegliere, quale meglio di Fuck my son! (2025) poteva rappresentare questa sezione? Un film delirante fin dalla prefazione (con regole per la visione e l’invenzione degli occhiali per perversi e per bigotti che se indossati spogliano o coprono i protagonisti…) senza soluzione di continuità fino al doppio, folle, finale. Una vecchia megera (interpretata da un uomo truccato, versione trash di Mrs. Doubtfire) rapisce una donna e la figlia e le porta nella sua villa isolata dove vuol obbligare la rapita ad avere un rapporto sessuale con il figlio. Peccato che il figlio sia un abominio di viscidume, marcescenza, protuberanze e putridume con un fallo esageratamente lungo ed altrettanto schifoso… Un misto di film Troma (con tanto di numerose scene musicali fuori di testa tipo Cannibal! The musical), di trashoni tipo The greasy strangler e gore alla Texas chainsaw massacre, pieno di irriverenza, cattiveria e con invenzioni incredibilmente assurde e divertenti come quella dei cartoni animati Meatie Meats (personaggini arcimboldeschi con la frutta sostituita da tagli di carne, salumi e wurstel) e quella dei tre tenori ciechi… Stupendi anche i titoli di testa con i nomi costruiti con wurstel e ketchup tutti da vedere. Difficile raccontare tutto l’irrefrenabile delirio di questo film, bisogna vederlo... ma quel che leggiamo sul catalogo del festival rende abbastanza l’idea: “un’opera svergognata, maleducata che, anche grazie agli FX pratici firmati da Robert Kurzman, sferza i limiti della visione come un perverso incontro fra South Park e Non aprite quella porta” (voto 7) Una Chevrolet e null’altro dal lato product placement

STEFANO BARBACINI

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