Fra le proposte dell’edizione del 2026, il Bergamo Film Meeting offre una ricca retrospettiva sul cinema dell’autrice polacca Agnieszka Holland. Regista e sceneggiatrice attiva dai primi anni 70, la Holland è arrivata fino a Hollywood e a dirigere mostri sacri della recitazione come Ed Harris e Maggie Smith. Candidata in due occasioni ai premi Oscar e operativa anche nel campo della serialità -in particolare spicca la regia di 4 episodi di House of Cards-, la Holland offre una visione focalizzata sull’individuo, le sue angosce e a tratti l’impotenza di fronte ad un ambiente ed un contesto storico di cui è una semplice pedina. Di seguito l’analisi di 5 pellicole mostrate al BFM.
Attori di provincia (Aktorzy prowincjonalni, 1979) descrive la parabola discendente di una coppia di attori immersi nella provincia polacca. Da un lato c’è Krzysztof, primo attore di una compagnia, talentuoso e determinato quanto incline all’alcol e all’insubordinazione nel nome dell’arte. Dall’altra parte la moglie Anka, eterna insoddisfatta e relegata al teatro di burattini dopo aver abbandonato gli studi. L’insoddisfazione del proprio status è al centro del film, così come il processo di autodistruzione che lentamente sgretola i due protagonisti. Krzysztof tenta di avanzare contro tutto e tutti -compreso sé stesso-, mentre Anka reagisce con una non-risposta, stagnando nella propria condizione di mediocrità. Sullo sfondo il dramma “Liberazione” di Stanis?aw Wyspia?ski, le cui tematiche fanno da contraltare a Krzysztof, sempre più schiavo del proprio personaggio Konrad, e mostrano la superficialità dell’attore. Così come emerge la realtà effettiva della Polonia di fine anni 70, sinistramente simile a quella descritta nel dramma di Wyspia?ski. Product placement: lavatrice Predom polar, Colgate.
La febbre (Gor?czka, 1980) riprende la lezione di Attori di provincia ed analizza la storia della Polonia con ancor più freddezza, rassegnazione e disillusione. L’odissea del partito socialista, mostrato attraverso le vicende di alcuni suoi membri fra il 1905 e il 1907, descrive quella che Montanelli chiama “la sublime pazzia della rivolta” (riferendosi alla rivoluzione ungherese del 1956). La Holland tratteggia l’ardore, l’enfasi e l’entusiasmo che animano i socialisti, ma al tempo stesso non ci illude con storie a lieto fine. Lo status quo non può essere sovvertito, e la bomba -ovvero la vera protagonista e calamita/calamità di ogni azione- non si rivela che un bluff travestito da miccia per la rivoluzione. I socialisti di Gor?czka non sono guccinianamente “giovani e belli”, ma, al contrario, sono stremati, disperati, contraddittori e a tratti morbosi. Non ci sono né speranza né gloria in questo ritratto angosciante, in cui le azioni dei socialisti non hanno nessun tratto romantico, ma tutt’al più sono una sequela di estrema ratio per mantenere vivo quello che è un sogno irrealizzabile. Personalmente, il film che ho apprezzato maggiormente. Product placement: non presenti
Europa Europa (Europa Europa,1990) racconta la drammatica vita di Salomon Perel, ebreo adolescente che si finse tedesco per sopravvivere allo sterminio nazista. Holland attenua parte del freddo realismo delle prime opere in favore di una partecipazione più evidente alle vicende del ragazzo. Non ci priva di immagini cruente ed analitiche, ma il tema della folle caccia agli ebrei viene trattato anche con un certo senso per il grottesco. Non sono rare le scene in cui spunta un certo umorismo atto a ridicolizzare la dottrina nazista, così come la lotta per la sopravvivenza di Salomon viene narrata con un’inedità partecipazione. Molto interessante, nel secondo atto, il modo in cui la Holland affronta il tema della fascinazione del nazismo e di come il giovane Salek sia in un certo senso quasi assorbito dal programma della gioventù hitleriana -come ad inscenare una sorta di macabra sindrome di Stoccolma. Product placement: Collonil, Bata, Continental.
Il giardino segreto (The secret garden, 1993) è una sorta di mosca bianca all’interno di questa analisi. Tratto dall’omonimo romanzo di Frances Hodgson Burnett, la Holland non rinuncia né alle figure dei giovani segnati da tragedie né agli ambienti ostili e coercitivi. Tuttavia, essendo certamente inteso come un film ben più leggero rispetto alle produzioni precedenti, non c’è da stupirsi che abbia toni ben più lievi. La fredda analisi storica -già più tiepida in Europa Europa- viene totalmente soppiantata dalla più classica carezza materna. Il giardino segreto può essere inteso come un film a tratti furbo per via, ad esempio, della protagonista orfana e maltrattata dalla tirannica governante (una fantastica Maggie Smith), dalla rinascita di Colin in parallelo a quella del padre e del giardino o del ritorno della primavera/vita nella tetra tenuta di Lord Craven/morte. Eppure, se predisposti a sorbirsi anche una certa dose di buonismo, la Holland firma una pellicola che non può far certo male al cuore degli spettatori. Product placement: non presenti
L’ombra di Stalin (Mr. Jones, 2019) racconta l’inchiesta contro la nascente Unione Sovietica condotta dal gallese Gareth Jones. Holland ribalta i paradigmi trattati in precedenza. Jones è un brillante -e lungimirante- giornalista, ben consapevole della situazione che l’Europa sta attraversando (il film è ambientato nel 1933). Jones non è una vittima dell’ “ambiente URSS”. Si dirige consapevolmente in un contesto a lui ostile nel tentativo di far emergere una verità poco chiara e titanicamente non rinuncia mai allo scopo. Seppur piegato dal contesto, Jones non si spezza. Il terzo atto estende la dinamica anche allo scenario britannico, ma, a differenza dei socialisti di Gor?czka, Jones prevale sull’ambiente. Anche in questo caso, similmente ad Europa Europa, la Holland partecipa alla storia di Jones e sentiamo la sua presenza in ogni scena. Non mancano le collaudate sequenze crude e spietate, in particolar modo la scena di cannibalismo. Product placement: non presenti