Quando un film viene massacrato quasi unanimemente dalla critica ti aspetti di vedere qualcosa di orrendo, insopportabile, poco cinematografico. Invece vedendo La sposa! Di Maggie Gyllenhaal ci si trova davanti ad un film estremamente vivace, cinefilo, con immagini potenti e ricostruzioni di un’atmosfera gotico-noir decisamente godibile, nonché pieno di riferimenti, va da sé, all’immaginario dei vari Frankenstein e de La sposa di Frankenstein. Allora perché questa negatività? Mi fanno abbastanza sorridere quelli che lo hanno accusato di essere un film troppo derivativo, con troppe citazioni e riferimenti al cinema preesistente sia classico (musical anni ’30, mostri della Universal, i film di gangster) sia moderno, a sua volta derivativo, come Bonnie and Clyde ma anche Joker 2 e il serial Penny Dreadful, solo per estrapolarne qualche esempio. In verità l’estetica del film è tutta giocata su quella dell’immaginario fumettistico, dei racconti pulp, dei b-movies, un immaginario underground che evidentemente fa parte del bagaglio cinefilo della spettatrice Gyllenhaal e accusarla di “troppa cinefilia” e troppi plagi (!) da altri film è sorprendente nell’anno 2026 in cui film che non abbiano riferimenti con altri precedenti non esistono più!
Più sensata la critica di chi accusa la Gyllenhaal di portare avanti la sua tesi “femminista” in modo troppo ribadito e banalizzato, quando la potenza di quello che ha messo in scena bastava e avanzava per la dimostrazione della ribellione femminile. Per fare un esempio, la scena in cui la protagonista bacchetta uno spettatore al cinema, perché sta esagerando nelle avance con la propria fidanzata e lei gli dice “no basta”, dicendogli “ti ha detto no!” è più una pubblicità progresso Me Too che non una manifestazione artistica del concetto. Per intenderci danno più forza alla causa femminile alcune smorfie di Jessie Buckley e Penelope Cruz, nel film, che non le tante, troppe, dichiarazioni contro femminicidio e maschilismo. Insomma ci piacerebbe che queste nobili tesi venissero esposte utilizzando i mezzi cinematografici e artistici come piani sequenza, posizione della camera e caratterizzazione dei personaggi. E l’assurdo è che la Gyllenhaal in molti momenti dimostra di esserne capace ma, evidentemente, sente che non le basta.
Si comincia con la donna che ha portato alle cronache il sopruso maschile, Mary Shelley, autrice del Frankenstein che farà da traccia a La sposa! e per anni fu oscurata dal marito, il poeta Shelley, a cui era stato intestato il romanzo. Proprio il personaggio della Shelley (interpretata sempre da Jessie Buckley, in sequenze, le uniche, in bianco e nero) ci parla dall’oltretomba con rabbia e si impossessa del corpo della ribelle e sfrontata Ida (sempre lei, Jessie Buckley), personaggio scomodo alla mafia del padrino Lupino che la fa ammazzare. Nel frattempo si aggira per l’America un depresso mostro di Frankenstein (un Christian Bale neanche poi tanto mostruoso…) che chiede alla mad doctor Euphronius (Annette Bening) di trovarle una moglie per avere un po’ d’amore e di compagnia. Esumato dal cimitero il cadavere di Ida, la dottoressa la riporta in vita e la “consegna” al mostruoso committente. Dopo le prime diffidenze tra i due con lei che si dimostra tutt’altro che remissiva nei confronti dell’omone, Frank e Penny (sono i nomi che i due si danno) cominciano a formare una coppia esplosiva che destabilizza sia i sobborghi e gli ambienti gangsteristici che gli ambienti della gente “bene” (che non sono molto meglio moralmente dei primi…) con la loro indifferenza alle buone maniere e il loro aspetto sgangherato e “mostruoso”. Ballano e travolgono come Joker e Harley Quinn nella Folie à deux, uccidono per sbaglio un poliziotto e vanno in fuga come Bonnie and Clyde inseguiti da una coppia di detective formata da Peter Sarsgaard e Penelope Cruz. Se Frankenstein è il “buono” della coppia, tenerone che si riempie di lacrime guardando i musical del suo idolo Ronnie Reed, star hollywoodiana interpretata dal fratello di Maggie, Jake Gyllenhaal, lei è la cazzuta, ribelle, irriverente e vendicatrice delle donne vittime di femminicidio che rinascono come zombie accanite contro i maschi; tra questi l’unico buono è Frank, ovvero quello che per gli altri è un mostro. Forse per avere un uomo perfetto bisogna mettere assieme i pezzi migliori di vari uomini come succede con il mostro di Frankenstein?
Il film della regista non è certo privo di difetti ma anche pieno di trovate ed è certamente più divertente da seguire e dà più piacere di tante altre opere ben più noiose e piatte seppur ben recensite. E’ come una grossa torta piena di cioccolata, panna e biscotti inzuppati che dà piacere goloso ma alla fine rischia di causarti un’indigestione. (voto 6)
Film in costume senza product placement.