Michale Boganim è una regista israeliana, nata ad Haifa, ma che vive in Francia da quando era bambina, ebraica e con parenti da parte di madre ucraini. Una regista quindi con nel DNA discendenze che hanno segnato la storia del XX secolo tra Olocausto e socialismo reale. E’ forse per questo che quando si è diplomata in regia ha costruito sempre storie di gente comune ma sempre con un occhio alla politica e al passato storico. Così è ad esempio il suo esordio nel lungometraggio Odessa… Odessa! del 2005, documentario che vuol documentare l’odissea degli ebrei ucraini in fuga dalla loro terra verso l’America e poi il rifugio ad Israele. Poi quando è riuscita a girare il suo primo lungo di fiction ci ha dato La terre outragé (2011) presentato in festival di mezzo mondo. Due ragazzi della cittadina di Pripyat, “la più bella e moderna dell’Ucraina” stanno celebrando felicemente il loro matrimonio all’ombra della nuovissima ruota panoramica che dovrebbe essere attrazione per tutti i bambini del luogo. Canti, balli e gioia ma un avvenimento in poche ore cambia tutto. Lui è un soldato e a metà dei festeggiamenti è chiamato per spegnere un incendio, quell’incendio si rivela essere un guasto nella centrale nucleare di Chernobyl. Siamo nel 1986 proprio il 26 aprile quando il maggior disastro nucleare di sempre ha reso radioattiva la zona facendo morire animali e uomini. Come la vita può cambiare in un attimo… intanto che vivi la tua vita normale in un momento la felicità può trasformarsi in tragedia come magari ad una festa dell’ultimo dell’anno e morire od essere segnato dal rogo di una discoteca; oppure da un giorno all’altro la tua terra può essere invasa da un criminale assetato di potere; una festa può essere interrotta da un attacco terroristico e tutti i partecipanti sterminati; il leader di un paese, in nome di una difesa della propria nazione, magari comincia a bombardare e azzerare la vita ordinaria di un’altra nazione uccidendo migliaia di innocenti o impedendogli di avere una vita normale sognando un futuro. Insomma la storia è piena di queste tragedie nella maggior parte causate dall’uomo stesso… All’ombra del tragico avvenimento la Boganim si concentra su due storie parallele facendo un salto di dieci anni. Una delle due, ben costruita e che ci dà il ritratto complesso di una donna, vede la vedova del soldato interpretata da Olga Kurylenko, attrice e modella ucraina naturalizzata francese e richiamata a girare sulla propria terra dopo che Hollywood l’ha resa famosa interpretando un film di 007, che nel 1996 ritroviamo a fare la guida ufficiale sui resti del disastro tra Pripyat e Chernobyl. Il turismo dei curiosi di recarsi sul luogo del famoso avvenimento, nonostante alcune zone siano ancora a rischio radioattività, è anche un modo per la donna di restare nel luogo della sua infanzia con il dolore del ricordo. Una donna divisa tra due uomini (ha un nuovo amante nella cittadina non lontana da Pripyat dove ora vive e ama contemporaneamente un uomo francese), due luoghi (non vorrebbe lasciare la sua terra ma il francese la vorrebbe con lui a Parigi), due tempi (resta legata al proprio passato che resta dentro di lei come una ferita mai cicatrizzata e cerca di vivere la sua nuova vita segnata anche da ferite fisiche dovute all’esposizione alla radioattività). L’altra storia è un po’ più trascinata verso il poetico forzato e il sentimentalismo, con un bambino che scappò da Pripyat nel 1986 con la madre, salvandosi, mentre il padre, ingegnere della centrale, rimase ed è9 dato per morto. Dieci anni dopo il ragazzo torna sul luogo per ritrovare il melo che aveva piantato e che adorava ed è certo che il padre non sia morto, anche lui quindi vivendo tra passato e presente. (voto 6,5) Unico possibile product placement una bottiglia di vodka con la marca scritta in cirillico.
Tra il 2014 e il 2016 sono stati girati due film da registe con la stessa protagonista, Ariane Labid (attrice greca diventata famosa internazionalmente con i successi Alps di Lanthimos e Attenberg e poi adottata dal cinema francese prima di approdare anche a Hollywood con le partecipazioni ad Assassin’s creed e, soprattutto, The Brutalist) ed entrambi sono incentrati su donne che agiscono in ambienti maschili (e maschilisti). Avevo già visto il buon film delle sorelle Coulin, Voir du pays (2016), al Bergamo film meeting 2017 e vincitore della sezione Un certain regard del festival di Cannes, in cui la Labed insieme ad una compagna d’armi si trovava militare di ritorno dall’Afghanistan, ora ho recuperato anche il precedente Fidelio, l’odyssèe d’Alice (2014) di Lucie Borleteau dove invece è un ingegnere meccanico che lavora sulle navi commerciali, in particolare sulla Fidelio, appunto. E’ praticamente l’unica donna tra marinai uomini. E’ innamorata di un ragazzo norvegese che lascia spesso a casa solo per imbarcarsi e sulla Fidelio incontra il capitano (Melvin Poupaud, anche qui!), suo vecchio amante che le riaccende la fiamma e finirà a letto con lui. Ma questo triangolo amoroso è solo l’ossatura della trama, la regista e le sceneggiatrici vogliono invece mostrare come una donna che cerca (e ha tutto il diritto) di comportarsi come un uomo, quindi partecipare alla vita, anche sessualmente, libera dei maschi, non abbia vita così facile e non venga giudicata al riguardo come lo sarebbe invece un uomo (probabilmente anche da più di uno spettatore di quest’opera). Il film è a tratti spudorato (Ariane Labid non si è mai fatta molti problemi in tutti i film che a girato dal punto di vista di esibizione sessuale) con scene di sesso anche forti e linguaggio volgare (come quello di un marinaio può essere), ma allo stesso tempo sottile per la disanima tutt’altro che banale dei sentimenti e degli istinti umani riguardo principalmente la vita sessuale. “Che le registe abbraccino la messa in primo piano delle realtà di genere – ancora perduranti – o giochino con l’inversione degli status sociali dettata da abitudini patriarcali – ancora dominanti – tutte condividono un desiderio universale di emancipazione. La decostruzione degli stereotipi sessisti sta emergendo come un cambiamento fondamentale.” Dominique Martinez, Elles savent d’où elles viennent et où elles vont, su Positif n. 751. Un film erotico come solo le donne registe ormai sanno fare, senza peli sulla lingua ma anche senza esibizionismo fine a sé stesso. (voto 6,5) Nel film si intravvedono delle Marlboro ma il product placement del prodotto sigarette sembra riguardare più le L&B decisamente più in evidenza, come in evidenza è la marca di surgelati Relais d’Or e una gru Terex. Infine vi è un aneddoto su Johnny Walker e Jack Daniels (in pratica due falsi marinai che si sono imbarcati dando quei nomi).