I fantasmi esistono? Secondo Yan (Karena Lam) ragazza single dalle nevrosi acute dovute al difficile rapporto con i genitori che sono emigrati in Australia lasciandola sola, sì, perché lei li vede, sono lì nel “solito” appartamento maledetto dove una madre con la bambina sono morti. Secondo il razionale psichiatra dottor Jim (Leslie Cheung) naturalmente no, sono parti della mente disturbata dalla giovane. Se fossimo nella realtà naturalmente diremmo che ha ragione Jim, il film invece, altrimenti non sarebbe un horror psicologico, mostra (ma lascia qualche dubbio) che esistono eccome e se ne accorgerà anche Jim quando il passato gli si ripresenta davanti sottoforma di una ragazza tra il fantasma e lo zombie, che era stata il suo primo amore, morta suicida. Ma che la realtà e la fantasia si intreccino anche nelle speculazioni e nelle credenze nel mondo reale è dato dal fatto che questo film, Inner senses (2002) dell’hongonghese Chi Leung-Lo, diventò l’ultimo film della star di Hong Kong Leslie Cheung che subito dopo, nel 2003, si suicidò buttandosi dal Mandarin Oriental Hotel. La cosa fu sfruttata da alcuni distributori per dire che il film (che vede Cheung anche in preda di una possessione della fantasma e ossessionato dal suo ricordo e presenta una scena molto simile con Cheung su di un palazzo in procinto di suicidarsi) abbia segnato la psiche dell’attore fino al gesto estremo. Speculazione un po’ squallida ma che dimostra come verità, leggenda, realtà e fantasia a volte si incrociano con trame difficilmente districabili. Ma il film com’è? A mio parere non male con l’invadenza degli effetti non eccessiva, con un po’ di romanticismo senza esagerare e con tanti rovelli psicologici che addensano la trama. (voto 6+) Bizzarro il product placement che prevede tre orologi di diverse marche, Twemco, Seiko e Citizen… ma quelli più notevoli sono Philips che spicca in un’inquadratura in silhouette panoramica ed è praticamente l’unica cosa che si distingue e, naturalmente, l’enorme pubblicità di GP Ultra Alkaline Battery che fa da sfondo alla scena più importante del film.
Per scrivere qualche parola su Badland hunters (2024), film sudcoreano disponibile su Netflix, faccio ricorso sempre al pungente San Helving, mio Virgilio nell’inferno dei film di genere un po’ farlocchi e un po’ seri che si trovano in giro sulle piattaforme, con la sua rubrica su Mad Movies, Notules Vod Lunaires. Egli scrive a proposito di questo film: “Chi siete voi per affermare che Zombie e Virus non si svolgano nello stesso universo?”. Un patchwork di suggestioni horror di serie B (Z nel caso di Virus…) in cui uno scienziato pazzo (di quelli che vogliono inventare un siero per l’immortalità senza preoccuparsi troppo se per farlo deve sacrificare qualche decina di bambini…) si ritrova, dopo un distruttivo terremoto che ha raso al suolo Seul lasciandola una tendopoli senz’acqua, praticamente in un post-atomico in cui crea una setta di privilegiati difesi da militari immortali e zombie a cui fa adescare adolescenti e fanciulli per i suoi esperimenti. Ad unire il tutto e a fermare i piani del pazzo e dei suoi accoliti ci pensa il “Bud Spencer” coreano Ma Dong-seok (quello della serie di film Roundup) che comincia a picchiare e a sparare a tutti e financo a lottare con un enorme… caimano. Fantascienza e action si uniscono in un trashone che non ha però l’aspetto trasandato dei film di basso livello perché il coreografo di combattimenti Heo Myeong-haeng si diverte (e ci diverte) con scazzottate, auto blindate che entrano in un palazzo direttamente… salendo le scale, arti marziali (soprattutto con le acrobazie dell’attrice Lee Eun-ho), lotta contro folate di (veloci) zombie e tante amenità varie. Insomma dai, ci si diverte. (voto 6)
Piccolo oggetto di culto è il film d’esordio dei francesi Jean-Baptiste Andrea e Fabrice Canepa, Dead End del 2003. Ambientato in Canada dove i boschi sono realmente interminabili, una famiglia tipo con madre, padre, figlio e figlia, con la sola aggiunta del fidanzato della ragazza, sta per recarsi al cenone della vigilia presso la famiglia della madre, come consuetudine. Stavolta, per evitare di addormentarsi, il padre Frank Harrington (Ray Wise che fu anche l’indimenticabile padre di Laura Palmer in Twin peaks) decide di prendere una scorciatoia che si rivelerà… infinita. Una lunga strada diritta in mezzo agli alberi e al nulla in cui incontrano una donna vestita di bianco con in braccio un neonato (Amber Smith). Questo incontro sarà decisivo perché al suo seguito arriva una berlina nera dall’aspetto funebre come il destino che aspetta agli elementi della famigliola… Ennesima variazione di (per chi conosce il film è uno spoiler) di Carnival of souls e degli horror sulle strade infinite e fuori dal tempo che i due registi riempiono di ironia grottesca sul disfacimento della famiglia. Un divertimento in cui il gore è più che altro lasciato fuori quadro ma non è comunque un film leggero, da questo punto di vista. (voto 6,5) Mercedes, Jeep e Cadillac presenti ma il product placement migliore è per Playstation. Il padre dice alla figlia che vorrebbe un computer Atari… un po’ fuori tempo… e lei gli risponde: magari una Playstation!