Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
8 Febbraio 2026 - 23:23

DIARIO VISIVO (Recuperi di film di Sion Sono che non avevo visto)

 Print Mail
9 film di Sion Sono tra i primi mai usciti in Italia e altri poco visti
DIARIO VISIVO (Recuperi di film di Sion Sono che non avevo visto)

Vado alla ricerca dei film meno noti di Sion Sono, film sperimentali, film tratti da manga, film inclassificabili, soprattutto alcuni dei suoi primi fino a qualche anno fa visibili solo acquistando un cofanetto piuttosto costoso e di difficile reperimento. Ora si possono vedere quasi tutti in modo libero (con sottotitoli in inglese) sul web. L’esordio dell’inusuale regista giapponese è del 1987 e porta il titolo internazionale A man’s flower road. Evidentemente girato con pochi soldi, autobiografico e omaggio agli Home Movies (vi è anche una scena in cui gira davanti ad un grosso pannello con riportato proprio Home movie). Gli attori sono principalmente i componenti della sua famiglia (madre, padre e sorella) e il protagonista l’alter-ego del regista. Ma il film non narra eventi, che vengono in qualche modo dedotti (un ragazzo che si trova frustrato ad abitare in periferia con i suoi vuole fuggire verso la città e l’Università dove comunque non trova il proprio posto), è una sperimentazione fatta di performance ai confini dell’assurdo. La prima parte è tutto un movimento di macchina che segue il protagonista che corre, fugge, finisce in un canale con uomini vestiti da Kappa (spiriti dell’acqua), defeca nudo a bordo strada, viene picchiato da altri giovani e segue studentesse in manifestazione. Un agitare di camera che diventa talmente frenetico da rendere le immagini al limite dell’inintelligibile. Lo stesso regista dirà poi, in interviste successive, che ha voluto esprimere il suo animo hard core punk del periodo. Vi è poi un intermezzo di vita di famiglia rappresentato con immagini scure, illuminate solo da candele fioche. Immagini molto belle per come rappresentano la fisicità delle ambientazioni, sporche e spoglie, ma che sembrano voler celare alla vista quello che vi accade. Sembra che Sono voglia esplorare l’invisibile fisico per mettere in primo piano il piano emozionale. L’ultima parte è quella più apparentabile alla performance con sequenze del protagonista che ricomincia a correre avvolgendo tutto quello che incontra in un lunghissimo filo a cui poi dà fuoco, alternate ad alcune in cui il nostro traccia una linea di gesso partendo da un campo sportivo per poi imbrattare strade e altri luoghi con la riga non proprio dritta. Finale metaforico e da arte concettuale. Un film che potrebbe irritare uno spettatore che vuol vedere un film con una storia, seppur di quelle anticonvenzionali a cui ci abituerà in futuro Sono, ma con molta roba dentro per i pochi mezzi utilizzati (voto 6) Una sequenza con molta birra Asahi in mostra non significa che sia reale product placement.

Leggo recensioni sul suo secondo lungometraggio Decisive match! Girls dorm against boys dorm (1988) che parlano di primo film con un racconto, racconto che riassumono in una maratona cruenta in cui ragazzi e ragazzi di una scuola si battono tra loro. In realtà questa parte non occupa più di una ventina di minuti a dir molto e il film ne dura 102… In realtà non è molto diverso, come concezione, al precedente con una parte anarchica e di rivolta (in cui una ragazza con una benda su un occhio fa proclami femministi e le solite corse riprese in modo traballante fino quasi all’impossibilità della visione), alcune parti in cui Sono (che si mette anche in scena personalmente) si “guarda attorno” dando piccoli resoconti di alcuni rapporti travagliati e acerbi tra alcune studentesse e alcuni studenti e parti nuovamente con performance in cui il regista chiede ai suoi “attori” di agire con quello che si trovano attorno: una ragazza striscia prima sul pavimento di casa poi replica il movimento su un selciato bagnato; un ragazzino segue un pesce rosso dalla vaschetta in cui era stato messo fino al mare; un giovane si rintana sotto le coperte con un lume ad illuminarlo, un altro si dondola su una sedia davanti alla finestra… piccoli lampi di inquietudine giovanile e dissociazione sociale. Quello che veramente impatta in questo piccolo film, altro esperimento che permette con pochi soldi a Sion Sono di impratichirsi con la camera, è la qualità dell’immagine, inventiva e cinefila. Ricreando l’aspetto di un super 8 o di un home movie e utilizzando il colore in sottrazione arrivando ad alcune parti che sembrano virate al rosso, sembra volersi accodare ad alcuni documentaristi sperimentatori come, ad esempio, Peter Watkins. (voto 5,5 sulla parte “concettuale”, 7 su quella visiva). Più volte citate le sigarette Mild Seven, più un omaggio che product placement.

Nel 2012 Sion Sono riesce a far uscire un suo film del 1995, girato a basso budget e che ancora non era riuscito a completare. Il film è Bad film, probabilmente il primo film in cui cercava di fare un’opera articolata e con una trama sviluppata, al di fuori delle sperimentazioni artistiche e in gran parte performative dei film precedenti. Gli è uscita una cosa che è una miscela della rozzezza dell’immagine di quel tempo e un racconto che potrebbe essere una prova per Tokyo tribe girato molti anni dopo. Ambientato in un vicino futuro, il 1997 (cioè due anni avanti del “presente” del film) in cui a Tokyo è esplosa un’ondata di razzismo con la nascita di una banda chiamata Kamikaze che vuole cacciare dal Giappone tutti i bianchi, i neri e i cinesi. Un’ondata anti-emigrazione con tutti i proclami simili a quelli di tante altre nazioni (Italia compresa), perché la cecità razzista è uguale dappertutto, con gli stessi slogan e le stesse superficialità dovute all’odio. A loro si oppone un’altra banda, cinese, che non ci sta ad essere sopraffatta. Tra botte e tentativi di scatenare una rivolta, risaltano due donne nella storia, Kana, una giapponese, tra l’altro sorella del braccio destro del capo dei Kamikaze, Shiro (interpretato da Sion Sono), omosessuale non dichiarato, che è amica dei cinesi ed una cinese, Maggie, che vive appartata come una senzatetto, profetessa di distruzione del mondo e super partes, tanto che quando le viene chiesto vende una pistola ad un giapponese non facendo distinzioni. E non fa distinzioni neppure tra chi uccide e rapina, infatti è una falsa remissiva che appena può si vendica di chi l’ha violentata e rapina uomini ignari uccidendoli. I disordini tra le due bande richiamano l’attenzione della yakuza che decide di riportare la pace partendo proprio dalle due donne, simboli di unificazione delle due culture. Le due donne che nel frattempo sono diventate amanti. Fatta la pace gli omosessuali delle due bande, che sono molti, si dichiarano e, anzi, in nome del lesbismo di Kana e Maggie, prendono potere nella comunità. Questo non piace a due componenti delle due bande omofobi, un giapponese e un cinese, che trovano un espediente per far credere che le due donne sono state uccise. Questo riapre la guerra tra le fazioni fino allo sterminio finale. Film confusissimo, pieno di roba che scappa via da tutte le parti, con inserimenti di scene non necessarie e veramente troppo lungo insensatamente (2 ore e 40, poi Sono farà di peggio ma con film che meriteranno tale lunghezza monstre). Però è anche un vigoroso e visionario film apocalittico e pessimista su un futuro (giustamente molto prossimo) in cui razzismo, omofobia, odio e prevaricazione rischieranno seriamente di portare all’estinzione il genere umano. (voto 6+) Non penso che le marche presenti siano un vero product placement tenuto conto del budget del film e delle traversie che lo hanno bloccato ma nel film si segnalano Lucky Strike, McDonald’s, Japanasian airlines, Ritz, Calpis.com, Coca Cola.

Già con Bad film Sion Sono ci aveva parlato di gangster e omosessualità e in Dankon, the man (1998), un film della durata di un’oretta scarsa e completamente senza dialoghi, questo è l’unico argomento. Un killer o un poliziotto, non si sa bene, uccide i componenti di una banda di gangster (molti dei protagonisti sono quelli della banda Kamikaze del film precedente) tranne uno che, ferito, porta con sé. Avrà con lui  un rapporto sessuale prima che muoia. Da questo momento il film diventa praticamente un porno soft (ma ai limiti dell’hard) omosex con una sequenza continua di rapporti sessuali gay e omicidi. Sono gira con gusto della provocazione, ci concede immagini bellissime delle luci sotto la pioggia e di fotografia iperrealista ma la noia alla fine prevale. (voto 5,5) Non vi è product placement nel film ma girando per le vie della città è impossibile non notare le pubblicità di Pepsi e Coca Cola.

Subito dopo il suo capolavoro Love exposure (2008), Sion Sono resta nella scia con una versione di quello per ragazzini, il poco visto (ma ora rintracciabile facilmente su Youtube) Make the last wish (2009), qualcosa che mischia speranze di gloria delle ragazzine, un mockumentary su un’audizione per diventare “sorella di Avril Lavigne” e cantare sul palco con lei, un soft-horror su una bambola demoniaca, la fiaba del genio e dei tre desideri (qui sono cinque) e un musical sulla cantante canadese. Infatti il film è infarcito di canzoni di Avril Lavigne e quindi un omaggio a lei e racconta di come una ragazza, Koike Minami (la sempre splendida Hikari Mitsushima) partecipi all’audizione già citata solo per vendicare la sorella morta a causa appunto di una bambola che doveva permetterle di diventare una star della canzone e del ballo e che invece… Stiamo parlando di un’opera spigliata, giovanile, con tante ragazzine sexy, un operatore video imbranato e innamorato di Minami, un po’ young adult e con la solita bizzarra inventiva di Sono che però qui trattiene gli eccessi. (voto 6,5) La videocamera utilizzata dal ragazzo è Panasonic, Yahoo è citato, le ragazzine indossano All stars, vi troviamo apparecchiature Sony e il Mac della Apple principale product placement.

Si sa che Sion Sono ama i manga e spesso fa ricorso a loro per trarre storie per i suoi film. Nel caso di The virgin psychics (2015) adatta per lo schermo il manga Eiga Minna! Esupa Dayo! riduzione cinematografica della serie tv tratta dalla “saga” del mangaka Kiminori Wakasugi diretta sempre da Sono. Si parla di poteri esp ed erotismo, amore tra ragazzini e malvagi che vogliono distruggere il mondo, in una trama demenziale, a tratti divertente, a tratti delirio trash. Un gruppo di ragazzini (e non) investiti da un raggio extraterrestre vengono in possesso di super poteri Esp. Chi legge nella mente degli altri, chi ha il dono della telecinesi, chi ha lo sguardo a raggi X. Formeranno una squadra per contrastare due Esp cattive. La prima è una ragazza lesbica che ha il dono di sottomettere con il tocco le ragazze e di crearne dei cloni “erotici” riempiendo le strade di ragazze seminude in tacchi a spillo, ninfomani. Ma sopra di lei vi è una terribile ed eroticissima professoressa che ha il potere di manipolare i ricordi delle persone e, volendo, cancellarli. Obbiettivo: cancellare l’umanità perché sta distruggendo il mondo, insomma una “vendicatrice ecologista”. Quando la squadra, nonostante l’aiuto di una “straniera” che ha il potere di trasformare tutte le ragazze clone in… bambole gonfiabili… sta per soccombere, la professoressa si innamora dell’eroe (un ragazzino segaiolo che cerca la donna della sua vita fin dalla nascita quando dall’interno della pancia della madre ha avuto un “dialogo” con una nascitura all’interno di un’altra… donna incinta, promettendosi di ritrovarsi in vita una volta nati!) che però la sconfigge solamente sprezzandola e dicendole: “io non ti voglio, voglio continuare a segarmi su donne di fantasia finché non trovo la donna giusta!”. Vabbeh non si capisce bene perché con queste parole si riesca a salvare li mondo ma così è… potere della masturbazione. Se vi sono sottotesti che potrebbero far pensare a problemi dell’ecologia, della crescita adolescenziale, dei rapporti tra i giovani, dei primi amori, questi restano decisamente in minoranza. Il film sembra volutamente costruito esclusivamente per mettere in scena decine di belle ragazze in intimo con le forme ben in mostra (anche se non vi è nudo vero e proprio), una sfilata di modelle giovani e provocanti discinte. Anzi sembra quasi che il film sia stato fatto con l’esclusivo intento di inneggiare alla masturbazione maschile per pubblicizzare il Tenga, un sex toy (esiste anche la versione femminile) che agevola appunto l’azione sostituendosi alla vagina e alla mano… presente ovunque durante il film. Sono gira con lampi visionari ma per lo più con lo spirito del voyeur. (voto 5+) Nel product placement, come già detto dominato dal Tenga, vi è la citazione della Ferrari e una pila di yogurt LG21.

Finalmente! Quando pensavo che il Sion Sono più puro, cioè quello totalmente impuro e sregolato, senza limiti linguistici, antiborghese e nichilista, gore e demenziale, fosse finito con Guilty of Romance dell’ormai lontano 2011 (con la parentesi un po’ diversa ma comunque riconducibile in qualche modo a “quel” Sion Sono di Antiporno del 2016), andando a cercare tra i film che non avevo ancora visto del regista arrivo alla produzione Netflix The forest of love (2019) (esiste sia il lungometraggio di 2 ore e mezzo che la serie in sette episodi). Dopo una quindicina abbondante di opere (lunghi, corti, segmenti, serie tv) di diversa qualità ma votate quasi sempre al mainstream e allo young adult, con poco del Sono “maggiore”, finalmente un’opera sregolata che fa letteralmente a pezzi la sorority collegiale e la famiglia borghese. Si inizia con le notizie su un serial killer che uccide ragazzine; si passa alla storia di alcune collegiali, in particolare le due amiche (?) Taeko e Mitsuko legate da un passato traumatico che ha visto morire una loro compagna di scuola (che amavano fino al lesbismo) e un tentativo di suicidio collettivo a cui le due sono sopravvissute; poi le loro storie si intrecciano con quelle di una troupe cinematografica di dilettanti che vogliono fare il loro primo film. Ma l’elemento che farà esplodere il film sarà l’arrivo di Joe Murata, un cantante di mezza età, glamour e capace di fare innamorare di sé tutte le donne (giovani o vecchie) e di convincere gli uomini a dargli soldi e fiducia nonostante sia chiaramente un truffatore contaballe. Taeko, Mitsuko e i tre della troupe cinematografica cadono ai suoi piedi, anzi programmano tutti insieme un film proprio sulla vita di Joe Murata che nella fiction diventa il serial killer della cronaca… Piano piano i rapporti finiranno nel sadomasochismo sempre più spinto e coinvolgeranno famigliari e amici delle ragazze fino ad una parte finale finalmente ultra-gore a cui il Sono più scatenato ci aveva abituato anni fa. Il film è un frullato delle sue opere che lo hanno reso famoso (che non vuol dire che sia meglio di quelle) ed è finalmente un gradito ritorno a qual periodo. (voto 7+) Nel product placement alcune marche tecnologiche come Sony, Sharp, Hitachi e Kawai, marche d’abbigliamento Lacoste e Nike e due false (penso) marche di birra Yes beer e Ishii che, azzardo, fanno la “parodia” di Yebisu e Ashai.

Sion Sono torna con Red post on Escher Street (2020) a gettare uno sguardo sul mondo adolescenziale femminile e sui loro sogni di gloria, come in precedenza aveva già fatto con Make the last wish di cui questo film è praticamente un aggiornamento più “adulto”. Anche qui si tratta di audizioni ma non per un concerto come in Make… ma per un film del regista di culto Kobayashi (probabilmente vi sono tratti autobiografici per Sono nel personaggio). Questo permette al nostro di inserire una notevole critica satirica al mondo del cinema con produttori cinematografici che vogliono imporre delle star o delle giovani attrici solo perché se le portano a letto o solo perché vogliono vendere meglio il prodotto alla faccia dell’autorialità cercata dal regista. Ma non mancano le varie storie dei numerosissimi personaggi, storie comuni alternate a storie drammatiche se non tragiche. Psicologie differenti per un unico sogno. Sempre sul filo della commedia come il precedente è anche Red post on Escher Street (il titolo fa riferimento alla casella postale rossa posta nella via principale del quartiere dove viene pubblicizzata l’audizione per il film e quindi dove le ragazze infilano i loro curricula) ma mentre quello tendeva più al docufilm e all’esplorazione del mondo giovanile con compiacimento verso quel target di spettatori, questo affonda nella trasposizione finzional-poetica e vira a volte verso il melodrammatico, con un finale di rivolta caotica che riportano ai primi film anarchici e liberi del giovane Sono. Il film è anche un sentito omaggio al mondo delle comparse cinematografiche. (voto 7-) In questo film il product placement arriva principalmente dalle t-shirt e dall’abbigliamento degli attori (Rabbit surf club, Hollywood judo, Reebok, Adidas) ma vi sono anche macchine fotografiche Canon, attrezzature Sony, un’auto Toyota, pubblicità in giro per il quartiere di Starbucks, Kirin e JTB.

L’ultimo, ad oggi, film di Sion Sono è uno dei più assurdi per concezione, produzione e realizzazione. Prisoners of the Ghostland presenta un cast misto occidentale-giapponese tra cui ha ruolo di star il re del cinema truzzo dell’ultimo Millennio, Nicolas Cage. Il film è ambientato in un mondo futuristico diviso in due luoghi, la città dei samurai in cui comanda il Governatore Bill Moseley e in cui convivono il western americano e il chambara giapponese, e la Ghostland del titolo in cui troviamo un ambiente postatomico alla Mad Max for dummies. Cage è carcerato per aver svaligiato una banca (in una sequenza iniziale di gusto pop molto “à la Sono” in cui i clienti della banca hanno vestiti degli stessi colori pastello delle caramelle di un distributore da cui un bimbo le ha prelevate) e viene ingaggiato dal Governatore per andare a recuperare una sua “nipotina” (la franco-algerina Sofia Boutella) finita dispersa nella Ghostland. Cage è costretto da una tuta che gli viene messa addosso piena di congegni esplosivi ad eseguire gli ordini e a non far del male alla donna che deve liberare, rigorosamente entro tre giorni, se non vuole saltare per aria. Giunto sul posto troverà strani manichini-prigione, adepti a sette fuori di testa e un gruppo di semi-zombi radioattivi che lo obbligheranno a combattere contro loro e contro il proprio passato… Visivamente il film è un patchwork di cinema di serie B e compendi di cinema classico, Mario Bava viene miscelato con Toxic Avenger, il cinema di samurai di Kurosawa rivisitato da Miike con una visione del western psichedelica e il kitsch aleggia ovunque. Massacrato dagli utenti di Imdb e pure dalla critica generalista: non capisco come una tale demenziale stronzata (nel senso positivo di divertimento di grana grossa) non sia riuscita a piacere (quando poi vedo dei 6 a commedie insulse italiane sullo stesso sito); mi viene il dubbio che si stia perdendo il gusto del divertimento cinematografico di una volta, che ci si fermi alla convenzione e tutto quello che ne esce (seppur, ripeto di insensatezza voluta) venga stigmatizzato, che si valuti tutto il cinema solo dal punto di vista della seriosità contenutistica. Peccato. (voto 6,5) Toyota unico product placement visibile.

STEFANO BARBACINI

© www.dysnews.eu