Facebook Twitter Canale Youtube RSS
CINEMA
6 Maggio 2012 - 19:35

FEFF 2012

 Print Mail
Udine Maid Cafè Pinafore subito
FEFF 2012

RIVER (Hiroki Ryuichi, 2012)

 

Insieme al corto Fukushima, dedicato alle vittime del terremoto, il regista giapponese Hiroki Ryuichi ha portato al Far East Festival di Udine il film River, un film drammatico sulla solitudine e sulla assenza molto bello e, a tratti, commovente. 

Il film fu in un primo momento pensato per ricordare la strage di Akihabara (quartiere commerciale e tecnologico di Tokyo che compare anche nel trailer di Resident Evil 5)  quando il 7 giugno del 2008 un pazzo si gettò sulla folla con un camioncino e, una volta fermato, scese pugnalando tutte le persone che gli capitavano sotto tiro, poi, dopo la sciagura del 11 marzo 2011, il regista pensò di lasciare il dramma di Akihabara alla protagonista e far razionalizzare il tutto da un nuovo personaggio che aveva perso la famiglia (con la quale non parlava da anni) durante lo tsunami.

Hikari (Renbutsu Misako) è una ragazza che ha perso il fidanzato nella strage di Akihabara e che decide di tornare sul luogo dopo non averlo voluto vedere per anni. La macchina da presa la segue in un lunghissimo piano sequenza dalla metropolitana sin nel centro del quartiere, sul luogo del misfatto. Durante questo suo viaggio incontrerà una serie di personaggi bizzarri.

La prima è una fotografa che con una macchina Fujica ama fotografare la gente comune e riesce, per prima a farle confessare il motivo del suo dolore, poi vengono altri strani personaggi fra cui un giovane sul tetto di un palazzo che vorrebbe suicidarsi, probabilmente con la pancia piena visto che ha fra le mani una enorme busta di McDonald, una musicista da strada, anche lei in qualche modo collegata alla strage, a cui offre un Cafè au lait e il ragazzo con i genitori spazzati via dallo tsunami.

A tutti offre consiglio e trae consiglio, a cominciare dal convincere il ragazzo a tornare nella sua terra per rendersi conto della situazione. Un film intenso su una società che ha vissuto, e probabilmente sta vivendo, un periodo non facile.

Tutto il product placement possibile dalle insegne del quartiere specializzato in elettronica da Vaio a Playstation, da Panasonic a Intel, più ovviamente alcune griffe di moda come Hugo Boss o Emma James, anche se il migliore rimane quello dell'incontro con uno strano individuo che la arruola per diventare cameriera al Maid Cafè Pinafore, un locale in franchise dove le cameriere giovani belle e vestite da gothic lolita servono gli uomini con sudditanza.

Lei per un po' accetta, poi parlando con una delle ragazze che le racconta quanto sia difficile fingere di essere un'altra persona, rinuncia.

Un product placement strano: mostrato sotto tutti i punti di vista anche quelli negativi anche se, conoscendo vagamente la cultura giapponese (mai come in questa edizione ci sono stati così tanti film nipponici dove una delle ragazzette protagoniste confessa candiamente di fare i porno n.d.r.) probabilmente è comunque positivo.

Anzi, una richiesta per gli organizzatori sottoscritta anche dal mio collega Barbacini. Vicino al teatro nuovo Giovanni da Udine, oltre al prosciuttaro (Dok) e al pizzaiolo (Amicooo!) non si potrebbe aprire anche un Maid Cafè Pinafore? Sarebbe un'ottima alternativa per noi che seguiamo tutto il festival e il trionfo di quel product placement anche da noi.    

JMN

©www.dysnews.eu

Share |