Nessuno si faccia l’idea di andare a vedere una commedia sentimentale, come le tante sfornate da Hollywood, andando ad assistere a The Drama, ora al cinema. Non per niente è diretto da un norvegese, Kristoffer Borgli che ha evidenti parentele stilistiche con i connazionali Haugerud e Trier, ha tra i produttori Ari Aster che qualcosa può far intuire e ha sì due stelle di Hollywood come protagonisti, Zendaya e Robert Pattinson, ma due che non si sono mai tirati indietro davanti a sfide autoriali anche insolite (Challengers per lei, Die my love, The lighthouse, Cosmopolis, High life e altri per lui). Ecco cosa ne è uscito, un’analisi psicopatologica di una società americana che si sta sbriciolando di fronte alla paura del vivere, al sospetto di non sapere chi ha davanti. Una società che vive nella violenza quotidiana e non sa come difendersi, dalla fobia per le armi e il diritto di averle sempre a portata di mano, al terrore del vivere con un’altra persona in un contesto sociale in cui non puoi permetterti di non essere perfettamente uguale a come ti vedono.
Assistiamo alla schizofrenica reazione di Charlie quando, durante uno di quei giochi che non si dovrebbero mai fare, viene a sapere dalla promessa sposa e amata Emma che nel suo passato vi è stato qualcosa di pericoloso, di violento. Non riesce più a vederla come prima e comincia ad averne letteralmente paura, anche perché chi gli vive attorno ha già espresso il suo giudizio senza sapere, senza analizzare.
Utilizzando solo all’inizio la leggerezza della commedia, il regista poi ci dà dissonanze, incubi, volute esagerazioni e ci trascina in una black comedy amara sulla situazione dell’oggi. Parla di Charlie ma parla dell’uomo americano, parla di un coté intellettuale che non riesce a capire quello che avviene intorno a sé e ne ha paura. Abbiamo detto dei riferimenti cinematografici, ma forse è nella letteratura, nei vari Pynchon, DeLillo, Auster che dobbiamo guardare. Sono questi che, come Borgli, ci danno una visione della fragilità degli Stati Uniti odierni, quelli in cui, davanti a tanta debolezza e innata paura, hanno permesso ad un “duro” di andare al potere.
Permettetemi però anche un paragone apparentemente irriverente, negli anni Settanta il sottovalutatissimo Pasquale Festa Campanile nelle sue “commediacce” che partivano dall’assurdo per parlare del contemporaneo e della società italiana di allora, utilizzava lo stesso metodo, far ridere parlando d’amore di coppia, partendo dall’improbabile ed esagerando le situazioni, per amaramente guardare alla decadenza del maschio italico.
Chi ha paura della donna con il fucile? (voto 6,5)
Molte le marche di abbigliamento presenti nel product placement, Patagonia, North Face, Nike… Zendaya indossa spesso una t-shirt che pubblicizza Harper’s Magazine, la tecnologia è Pioneer, JVC, Dell ma, soprattutto, Apple. Infine le bevande rappresentate da Bud e Coca Cola (Diet e Zero…)