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CINEMA
6 Marzo 2011 - 20:31

PIRANHA

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I dentoni e le Wild Wild Girls!
PIRANHA

PIRANHA 3-D – Alexander Aja (2010)

 

Per chi ha passato l’adolescenza a divorare horror film americani, a leggere fumetti, ad ascoltare musica rock e a far tardi la notte per lustrarsi gli occhi con seni siliconati esibiti negli show di Playboy e nei programmi tv tipo “Girls Girls Naked” o “Wet T-shirt contest” non può non sentirsi a suo agio davanti alle immagini di Piranha 3D

Enorme contenitore di popcorn e si parte per il viaggio nei meandri dei ricordi malati di una giovinezza un po’ nerd e un po’ sfigata.

Aja ci riesuma e ci riduce a brandelli in pochi minuti niente-po-po-di-meno-che l’esperto di squali di “Jaws” Richard Dreyfuss, inghiottito da un maremoto che apre in due il fondo del Lago Vittoria (in realtà siamo in Arizona sul lago Havasu e il regista ci sembra alquanto affascinato sia dal deserto americano che dalle rocce che circondano le acque. Per analizzare il cinema di Aja bisognerebbe sicuramente aprire un capitolo su quanto il francese sia attirato – e sappia utilizzare – la natura selvaggia).

Il testimone passa alla “torbida” (“Torbide ossessioni”, “Via da Las Vegas”…) Elizabeth Shue nel ruolo di un’improbabile sceriffo piuttosto cazzuta e madre di tre figli. Jake, il maggiore, sembra non disdegnare le notevoli protuberanze mammarie di Kelly Brook arrivata or ora sulle rive del lago per partecipare come Wild Wild Girl alla festa dell’anno che si tiene nel luogo (manifestazione presentata dal regista/attore Eli Roth compagno di bisbocce, leggi splatter nostalgico degli anni ’80, di Alexander Aja). Infatti tutta la prima parte più che un remake del film di Dante sembra una goliardica rievocazione della serie dei “bikini movies” che hanno fatto la storia del cinema camp americano. Bikini, seni al vento, tequila bevuta sui corpi abbronzati di top model. Due le scene memorabili per alto livello di trash: una ripresa subacquea con Kelly Brook e la compare Riley Steele completamente nude con solo le pinne ai piedi che volteggiano nell’acqua davanti ai nostri occhi magnificate dal 3D che ce le spinge contro e quella di una modella popputa trascinata in aria con un paracadute che immersa nel lago ne fuoriesce con solo il tronco (ironia sul significato di topless…) dato che le gambe se le sono pappate i piranha!

Impostato un minimo di storia e di tensione il clou arriva dopo che l’esperto di pescioni preistorici (altra riesumazione degli anni gloriosi) Christopher “Ritorno al futuro” Lloyd (torna così a far coppia con la Shue partecipe di ben due capitoli della serie) ha sentenziato la presenza dei pericolosi animali conosciuti fino ad ora solo come fossili!

Infatti, nel bel mezzo della grande festa, gli imbelli giovinastri palestrati e le scemotte siliconate non ne vogliono sapere di uscire dall’acqua nonostante gli avvertimenti e si scatena così un’orgia di gore e bassa macelleria (nel più alto senso del termine! Parbleu!) come poche volte si era visto, non per efferatezza (anche se non ci viene certo risparmiata da uno dei membri principali dello Splat Pack, quel manipolo di registi che ci stanno riproponendo lo splatter a livelli massimi) ma per quantità di carne coinvolta (e lacerata). Non solo i piranha strappano con i loro aguzzi dentoni brandelli di membra ma anche motoscafi lanciati all’impazzata da idioti in preda al panico spappolano teste e trivellano fegati con le eliche dei motori, cavi dell’elettricità dividono in due bellezze in topless (letteralmente…), addirittura un pene staccato dal corpo di appartenenza galleggia nell’acqua e viene addentato (e risputato) da uno dei carnivori predatori. In paragone l’originale di Dante sembra un classico del cinema!

Insomma l’exploitation più pura a saziare i nostri istinti più primitivi. Un tits&ass&gore sovraccarico, dagli effetti catartici.

Leggendo alcune critiche al film è veramente grottesco vedere come alcuni sedicenti esperti di cinema si siano approcciati a Piranha con lo stesso metro con cui avrebbero giudicato un film di Bela Tarr! Questo è vero trash…

Il Product Placement si concentra su un paio di marche di birre, sulla HAVASU TEQUILA (come già spiegato leccata direttamente dal ventre delle splendide ragazze) e su qualche accessorio nautico.

Discorso a parte merita invece la diffusione data dal film ai siti e agli show soft-porn che vengono tutti riassunti nel sito “Thewildwildgirls.com” creato appositamente per il lancio del film (e tutt’ora visitabile con le schede biografiche delle due modelle Danni e Crystal) costruito sulla falsariga del realmente esistente GIRLS GONE WILD di proprietà di Joe Francis, popolarissimo negli Stati Uniti. Francis, invece di essere felice per la evidente pubblicità gratuita, anche se non diretta, si è indignato riconoscendosi nella figura di Derrick Jones/Jerry O’Connell che nel film sniffa droga e sfrutta minorenni. Pare addirittura che sia in corso una denuncia.

Stefano Barbacini

©www.dysnews.eu

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