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CINEMA
5 Aprile 2021 - 23:14

DIARIO VISIVO (Salvatore Samperi)

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Beati i ricchi (Salvatore Samperi, ITA, 1972)
DIARIO VISIVO (Salvatore Samperi)

Due cognati, Geremia-Lino Toffolo e Augusto-Paolo Villaggio, uno un contrabbandiere che traffica sigarette tra la Svizzera e la Lombardia e l’altro un vigile urbano lasciato con tre figli da mantenere dopo esser stato abbandonato dalla moglie, la sorella di Geremia, in pratica due sfigati, si ritrovano tra le mani due miliardi che un galoppino voleva “espatriare” nella terra della cioccolata.

I soldi non troppo puliti appartengono ad una congrega di nobiluomini e nobildonne tra cui il sindaco-Eugene Walker con la moglie-Olga Bisera, il commendatore-Gigi Ballista, il direttore di banca-Enzo Robutti e la contessa Tanzini-Sylva Koscina (la quale ha contribuito alla ricchezza utilizzando il proprio corpo) e financo il prete del paese. Una congrega di farabutti all’italiana della Prima Repubblica che cercheranno di recuperare la somma persa che sanno in mano ai due ma che non possono denunciare per ovvie ragioni.

Prima li contattano facendo leva sulla loro voglia di essere elevati socialmente tra i “ricchi”. Vengono invitati ad un party esclusivo di… nostalgici del fascio mentre la loro casa viene messa sottosopra in cerca del maltolto, poi vengono seguiti, fatti ubriacare, iniettano loro il siero della verità, li fanno circuire da Bisera e Koscina, fanno loro proposte indecenti, tutto per cercare di recuperare i miliardi perduti.

Beati i ricchi è un film sulla falsariga del precedente Un’anguilla da 300 milioni ma qui la critica “sociale” del primo Samperi si stempera in una farsa insipida con un umorismo telefonato in cui i ricchi sono avidi e senza morale e i poveri hanno come solo obiettivo quello di… diventare come loro…

Toffolo e Villaggio cercano di inserire la loro comicità (il primo cantando canzoni da osteria e proponendo il suo personaggio falso ingenuo, sboccato e donnaiolo “a salve”, il secondo fantozzizzando) in un contesto che non si capisce quanto voglia essere corrosivo e quanto umoristico, non riuscendo ne nell’uno ne nell’altro.

Qualche apparizione dei seni delle due attrici già citate e una spigliata Bonaccorti nel ruolo di una cameriera vogliosetta danno pure un lato “erotico” all’acqua di rose alla pellicola. Poco accattivante la canzone titletrack “Beati i ricchi” con parole di Samperi cantata da un Ivano Fossati trasheggiante.

Le sigarette contrabbandate da Toffolo sono le ASTOR, pubblicità di PUNT E MES sbucano da più parti, e il product placement di acqua PEJO viene fatto utilizzando un calendario. Local placement con il negozio FLORENCE SPORT, il caffe’ BOLONGARO e l’HOTEL BELVEDERE.

Stefano barbacini

www.dysnews.eu

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